Trump-Xi al telefono: scongiurare il riarmo nipponico


Il leader cinese auspica una risoluzione non bellicosa della crisi nel Pacifico. Dottori, docente di Studi Strategici alla Luiss: «Kim Jong-un incontrollabile. La delicatezza della situazione impone un lavoro segreto di Usa e Cina»


Soluzione di dialogo. Questo avrebbe chiesto il presidente Xi Jing Ping al telefono con il capo della Casa Bianca. La posta in gioco non sarebbe infatti soltanto legata alla crisi nordcoreana, ma riguarderebbe gli equilibri stessi del Pacifico, spiega Germano Dottori, docente di Studi Strategici alla Luiss: «Kim Jong-un è incontrollabile e lo sviluppo di un deterrente nucleare nordcoreano, associato ai progressi nella tecnologia missilistica, mettono in crisi l’equazione di potenza nell’Estremo Oriente. In particolare, se continua questa tendenza del dittatore a scagliare missili contro il Giappone, il premier nipponico Shinzo Abe potrebbe considerare concretamente l’ipotesi del riarmo. Un’opzione che può contemplare l’allestimento di portaerei vere e proprie, se non addirittura la creazione di un deterrente nucleare giapponese: ipotesi che i cinesi vedono ovviamente come il fumo negli occhi». Anche perché il governo di Tokyo ha riserve di materiale fissile, stoccate in una località segreta, che permetterebbero di costruire diverse migliaia di bombe atomiche, una risorsa a cui loro non hanno mai rinunciato per ragioni di sicurezza.

Germano Dottori, docente di Studi Strategici alla Luiss
Germano Dottori, docente di Studi Strategici alla Luiss

Nonostante la burrasca diplomatica sollevata nelle ultime ore, la Corea del Nord non batte ciglio, mentre la portaerei americana Vinson continua la navigazione. La battaglia che si combatte sul 38esimo parallelo per ora è tutta di nervi e strategia. Il presidente Trump si è anche detto pronto a inviare “una Armada”, termine che ricorda la flotta spagnola che di invincibile ha avuto solo il nome, perché sopraffatta dalla marina inglese. La comunanza di intenti con la Cina è chiara nelle intenzioni americane, poco però è trapelato anche a seguito dell’ultimo incontro in Florida, avvenuto appena una settimana fa. Al termine del vertice, i due leader non hanno neppure organizzato una conferenza stampa congiunta «Dalle dichiarazioni frammentarie rese in pubblico dopo il meeting a Mar-a Lago, emerge che Trump vuole far gestire la crisi nordcoreana ai cinesi, implicitamente riconoscendo loro una sfera di influenza sulla Corea del Nord», commenta ancora Germano Dottori.

Analizzando la politica estera americana c’è anche un’altro protagonista che si fa largo tra le file dei collaboratori di Trump: è Herbert McMaster, il consigliere alla Sicurezza nazionale. Ex generale, veterano dell’esercito, lontano dalla visione di un’America isolazionista proposta da Trump, McMaster è un grande sostenitore degli Stati Uniti nel ruolo di gendarme del mondo. Non è chiaro fino a che punto sia il presidente USA a formulare la propria politica estera e quanto invece sia da attribuire a McMaster, che intrattiene rapporti con la stampa e la informa sulle finalità delle iniziative americane.

Xi Jing Ping e Donald Trump

Quello che si delinea nelle acque del Pacifico è un groviglio di interessi politici e militari molto intricato. Difficile anche prevedere le prossime mosse che i protagonisti appronteranno sullo scacchiere, dice Dottori: «La delicatezza della situazione nordcoreana, collegata al fatto che Kim Jong-un non sia controllabile neppure dai cinesi, impone una grande segretezza su ciò che si conta di fare. I cinesi hanno anche schierato 150.000 uomini lungo la frontiera della Corea del Nord e gli americani dirigono una flotta contro Pyongyang. Sono solo pressioni, per il momento, ma bisogna vedere come reagiranno i nordcoreani».