Le agenzie di stampa temono la gara da 50 milioni


Il ministro Lotti con delega all’editoria ha disegnato il bando in modo tale da costringere i più piccoli a fondersi portando a licenziamenti tra i giornalisti. Il Parlamento alle prese con i tagli non tocca contratti con società semi sconosciute


Reconomy primo pianoConvenzioni, agenzie di stampa e bandi di gara. Il rapporto tra informazione e i palazzi potrebbe essere destinato a cambiare. Il sistema delle concessionarie dell’informazione si è sviluppato per decenni intorno al rapporto con il Governo. Luca Lotti, ministro dello Sport con delega all’editoria, ha proposto di riformare l’originario sistema di trattativa privata a favore di un bando di gara europeo. Il sistema, in vigore fino al febbraio scorso (quando il Tar ha annullato la direttiva), prevedeva una convezione tra Palazzo Chigi e le agenzie. Per questo motivo il 25 marzo scorso, in occasione dei 60 anni dai Trattati di Roma, le agenzie di stampa hanno scelto di scioperare. E’ stato il primo black out del sistema dell’informazione nella storia dell’editoria italiana. I soldi sono pochi, il sistema ideato da Lotti nel 2015 non è piaciuto, e adesso si ricomincia da capo.

Com’è cambiato negli anni il rapporto tra agenzie di stampa e Palazzo Chigi? Nel 2015 Lotti, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, firma una direttiva che riforma il sistema vigente. Per accedere alle convenzioni bisogna rispettare alcuni requisiti specifici (per esempio: avere almeno 50 giornalisti assunti a tempo indeterminato e a tempo pieno e lavorare almeno 15 ore al giorno per sette giorni a settimana). Queste condizioni mettono in difficoltà le agenzie più piccole, quasi costringendole a fondersi per cercare di rimanere in vita. La direttiva è disegnata in modo tale da indurre ad accorpare, per razionalizzare e ridurre il numero di agenzie. Tutto avviene senza tagliare l’ammontare complessivo del fondo disponibile da parte del Governo per le spese a favore dell’informazione. “Il Velino”, l’agenzia di stampa di Luca Simoni, ha fatto ricorso al Tar per ribaltare la direttiva Lotti. Il Tribunale Amministrativo ha dato ragione all’agenzia, e il 25 gennaio 2017 ha annullato la norma, accogliendo il ricorso di Agv News, società editrice del Velino. La sentenza ha sostenuto che non fosse chiaro il modo in cui «i nuovi criteri si conciliano con il rispetto del pluralismo».

Dopo l’annullamento della direttiva da parte del Tar, il Governo è rimasto senza soluzioni, e ha pensato alla procedura del bando pubblico europeo. L’alternativa è stata individuata dopo aver chiesto un parere all’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. L’Anac, in una delibera, ha dato parere positivo, pur chiarendo che quella del bando avrebbe potuto essere un’ipotesi non vincolante, lasciando al Governo piena facoltà discegliere quale strada prendere. Anche per i Comitati di redazione di diverse agenzie, l’Anac non avrebbe imposto alcun obbligo al Governo. In più saremmo l’unico paese europeo a indire una gara per disciplinare il settore. In Francia, ad esempio, la France Press opera in una situazione di monopolio, e riceve 134 milioni di euro dal Governo. Quasi il triplo di quello che paga lo Stato italiano in abbonamenti alle agenzie. Con il bando europeo il mercato si apre ai competitor stranieri, che in alcuni casi sono notevolmente più forti di quelli italiani. Il rischio è quello di essere penalizzati rispetto agli altri concorrenti, più forti e favoriti nei loro paesi di provenienza.

Le agenzie di informazione non operano solo con Palazzo Chigi, ma con altre istituzioni dello Stato, compresi Camera e Senato. Secondo quanto risulta dall’elenco pagamenti dei primi sei mesi del 2016, la Camera dei Deputati ha rapporti contrattuali con 25 agenzie di stampa. Le spese per l’informazione ammontano a quasi 2 milioni di euro. I contratti più onerosi sono quelli con AdnKronos, Ansa, Askanews, Com.e (Comunicazione e editoria s.r.l.), Il Sole 24 Ore spa e Wolters Kluwer. Accanto a queste realtà, conosciute e consolidate, ci sono anche alcune agenzie minori, alcune delle quali totalmente sconosciute al grande pubblico. Una di queste è Agrapress, edita dalla cooperativa di giornalisti Outsider. L’agenzia si definisce l’unica «indipendente completamente dedicata alla politica agricola e agroalimentare». Agrapress ha un contratto con la Camera dei Deputati per 6.240 euro. Il direttore responsabile è Letizia Martirano, figlia del fondatore Giovanni Martirano, scomparso nel 2013. L’agenzia, nata 55 anni fa, ha come scopo quello di «trasmettere un’informazione credibile, senza trucco e parrucco seppure talvolta non immediatamente gratificante». Agrapress ha rapporti con le principali istituzioni, con i dirigenti delle organizzazioni professionali, sindacali e cooperative.

Un’altra delle agenzie semi sconosciute, ma nonostante questo con all’attivo un saldo rapporto con la Camera dei Deputati, è Angelipress. L’agenzia, edita dalla società Superangeli 2 srl, riceve dalla Camera circa 52 mila euro. Una cifra elevata, per un ente che sta tentando, riuscendovi, di ridurre le spese. Il direttore responsabile della testata è Paola Severini Melograni, ex moglie di Piero Melograni, deputato di Forza Italia deceduto nel 2012. Il sito web nasce nel luglio del 2000 dalla filiazione della rivista sui temi sociali “Angeli”, attiva dal 1996 e al 2003. La piattaforma on line si occupa di 44 temi che interessano il terzo settore. Tra questi ci sono il diritto al lavoro, l’infanzia, lo sport e il sociale, la medicina e la salute e il razzismo. Sul sito dell’agenzia si legge: «La nostra missione è quella di fornire ininterrottamente dalla sua nascita la Camera dei Deputati tramite un contratto rinnovato annualmente, attraverso una newsletter criptata. Grazie al pagamento della fornitura della newsletter criptata ai parlamentari, e grazie all’approccio fornito dagli sponsor, www.angelipress.com è fino a oggi l’unica agenzia sociale sul web completamente gratuita». Paola Severini è un nome noto nell’ambito giornalistico. Ha lavorato per Radio Rai e per Radio 24, dove nell’agosto del 2008 ha scritto e condotto, insieme a Paolo Melograni, il programma radiofonico “Lettere d’Amore”. La ex moglie del deputato è molto attiva nel sociale: fu lei a volere il maestro Ezio Bosso sul palco dell’Ariston nel febbraio dello scorso anno, e quest’anno ha portato nello stesso teatro i Ladri di Carrozzelle, un gruppo rock italiano formato principalmente da artisti con disabilità. L’agenzia aveva una convenzione anche con il Senato, ma a oggi non è presente nel bilancio dell’istituzione. Il contratto, secondo fonti che desiderano rimanere anonime, sarebbe tuttora in discussione, e alcuni nutrono dei dubbi sul rinnovo del contratto.

Il rapporto tra le agenzie e il Parlamento si basa su contratti, totalmente discrezionali. E’ la singola istituzione a scegliere chi riceverà una quota dello stanziamento disponibile per l’informazione. Spesso le agenzie che hanno rapporti con il Parlamento non sono conosciute nemmeno dai grandi esperti di affari istituzionali, e così nessuno può giudicare se il loro apporto sia fondamentale o meno. La Camera dei Deputati, così come il Senato e gli altri organi costituzionali, è dotata di autonomia finanziaria e contabile. Avvalendosi di una dotazione prevista dal bilancio dello Stato, la Camera procede annualmente all’elaborazione del proprio progetto di bilancio. L’articolo 66 del Regolamento della Camera stabilisce che questi atti, disposti dai deputati Questori e deliberati dall’Ufficio di Presidenza, siano discussi come una legge. «Con l’approvazione del progetto di bilancio», si legge sul sito della Camera, «vengono resi disponibili i fondi necessari ad assicurare la funzionalità di tutti gli organi della Camera, nonché dei servizi e dell’assistenza necessari allo svolgimento dell’attività parlamentare».

Il singolo deputato vota quello che viene elaborato dal collegio dei questori. Gli unici che forse sanno realmente se il servizio delle varie agenzie sia “necessario”, al di là di ogni ragionevole dubbio di discrezionalità.