Tagli alle liste d’attesa? Con l’app della salute si può


Segue il modello di “Uber” e negli Stati Uniti è già attiva. Ma non esiste ancora una data certa per il suo arrivo in Europa


Saltare le interminabili liste d’attesa dagli specialisti? Forse oggi si può. Negli Usa è già soprannominata l’Uber della salute e potrebbe portare notevoli vantaggi in ambito sanitario. Si tratta in realtà di un app in fase di lancio negli Stati Uniti, che permetterà agli utenti di trovare immediatamente un medico specialista disponibile e fissare un appuntamento senza liste d’attesa.

Partita come semplice esperimento l’applicazione, che in realtà si chiama Concierge key Health, ha già a disposizione 1500 specialisti di diversi settori, dalla medicina d’urgenza all’ortopedia. «L’applicazione sarà operativa in una dozzina di città statunitensi, ma il piano è quello di estenderne l’uso anche ad altri paesi» , ha spiegato al quotidiano statunitense “Usa Today” Robert E. Grant, il fondatore e ceo della start Up.  Infatti se avrà successo il servizio verrà esteso a 18 città nel 2018, e nel 2019 potrebbero esserci le prime applicazioni all’estero. Il modello è leggermente diverso da quello di altre app attive negli Usa, da Heal a Pager, che sono invece incentrate sulla fornitura di un medico a domicilio in caso di necessità. «Vogliamo ricreare un’esperienza simile a Uber. Una delle difficoltà maggior in questo campo è che nessuno pensa all’esperienza dei pazienti. Noi non forniremo servizi, ma un accesso immediato a specialisti di primo livello», ha confermato il fondatore.

Ed è così che la web app, questo nuovo strumento di marketing, sbarca anche in sanità. Secondo l’Institute for Heathcare Informatics sono ben 165.000 le app mediche attualmente sul mercato e si stima che entro il 2018 il mercato della mobile health raggiungerà 21,5 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuale del 55% circa. Secondo quanto riportato nel report, oggi 1 applicazione su 10 è in grado di connettersi con un dispositivo esterno. La tipologia di dispositivi esterni è per la maggior parte costituita dai rilevatori di tipologia fitness, ma non mancano, di minore entità, i sensori per l’attività cardiaca e i glucometri. Gli smart watch sono presenti in numero rappresentativo, anche se la recente uscita dell’Apple Watch comporterà presumibilmente la razionalizzazione di un’offerta di mercato ancora frammentata. Un tema di interesse è quello del posizionamento dei sensori sul corpo, talvolta discriminante per il successo di una soluzione. Dalla ricerca di Ims Health emerge che più del 50% di questi dispositivi è progettato per essere portato al polso; seguono quelli che si indossano al petto (23%) o possono essere portati in tasca (17%). In aumento i device da posizionare in prossimità dell’orecchio, da cui è possibile tracciare una grande quantità di parametri fisiologici.

Un settore in crescita anche nell’ambito della salute mentale. Sono già oggi oltre tremila le app dedicate al benessere della mente  e per il 2020 si stima un ulteriore incremento del 50 per cento. E ce ne sono per tutti i gusti: da quelle dedicate alle informazioni su specifiche patologie a quelle per l’autodiagnosi, dalle app che aiutano a gestire le terapie a quelle per programmare le visite di controllo online, fino a quelle per la psicoterapia virtuale. Così la psichiatria virtuale spopola sul web. Si chiama E-Mental Health: nell’era della tecnologia digitale evoluta, anche la cura dei disturbi psichici potrebbe passare infatti attraverso la rete e i pazienti potrebbero in alcuni casi essere gestiti in remoto. Lo smartphone per molti casi può essere utile: ricordarsi gli appuntamenti dal medico o quando prendere la pillola è certamente un servizio positivo. Ma è soprattutto per le richieste di aiuto inascoltate, per chi ha paura di essere emarginato che la tecnologia elettronica e il contatto virtuale potrebbe fornire una risposta, riducendo anche i costi dell’assistenza sanitaria di stampo classico. «La gestione virtuale del paziente consente di raggiungere e trattare un maggior numero di persone, soprattutto chi teme l’etichetta di “malato mentale” ed è quindi restio a rivolgersi a un servizio di salute mentale», ha spiegato Silvana Galderisi, presidente dell’Associazione psichiatrica europea.

Tante le opportunità, ma anche i possibili rischi, come hanno spiegato gli esperti durante il recente congresso dell’European Psychiatric Association, a Firenze. Per esempio «l’assenza di una legislazione adeguata che garantisca la privacy del paziente, visto che la diffusone di internet e smartphone non sempre si accompagna a una tutela di questa», come ha sottolineato Claudio Mencacci, presidente dell’Associazione italiana di psichiatria. In secondo luogo anche il mancato rapporto medico-paziente o l’assenza di empatia nel mondo virtuale potrebbe esporre i pazienti più vulnerabili a conseguenze di condotte poco etiche di medici non tanto professionali.