Francia, brucia il campo profughi a Dunkirk. 1500 sfollati


Nella notte l’80% delle baracche sono andate distrutte a causa di un enorme incendio. Si teme l’origine dolosa a seguito di una rissa


Migrants evacuate as a huge fire blazes through the Grande-Synthe migrant camp outside the northern French city of Dunkirk late April 10, 2017, reducing it to "a heap of ashes", the regional chief said. Firefighters said at least ten people had been injured in the blaze at the camp, which was home to some 1,500 people by the end of March, living in closely-packed wooden huts. / AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN (Photo credit should read PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)
/ AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN (Photo credit should read PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

Un mucchio di cenere, questo è quello che resta del campo di accoglienza Grand-Synthe di Dunkirk, nel Nord della Francia. La maggior parte dei moduli abitativi è andata distrutta, ma fortunatamente, secondo le autorità francesi, il fuoco non ha fatto vittime causando 20 feriti lievi. I 1500 migranti ospitati in 300 baracche sono stati evacuati e messi al sicuro in alcune palestre della zona, ma non sono ancora pronti campi attrezzati che possano accoglierli nei prossimi giorni e sostituire il campo di Grand-Synthe, considerato un modello di accoglienza.

La dinamica di come sia divampato l’incendio non è ancora stata accertata. Dalle prime ricostruzioni, però, sembra che le fiamme siano partite da tre punti distinti del campo. Michelle Lalande, prefetto della zona, ha ipotizzato che possa essere di origine dolosa: «L’incendio sarebbe stato appiccato più volte a seguito di una rissa», ha dichiarato il prefetto. In una prima reazione a caldo ha anche detto che sarà impossibile ricostruirlo.

L'incendio nel campo di Grande-Synthe, 11 aprile 2017 (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)
L’incendio nel campo di Grande-Synthe, 11 aprile 2017 (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

 

Aperto nel marzo 2016 da Medici Senza Frontiere, il Grand-Synthe rappresentava una risposta a quell’arcipelago di campi profughi che si estende nel Nord della Francia. Dopo lo smantellamento della Giungla di Calais, fin troppo nota, 11 mila persone si erano trovate senza sapere dove andare. Tanti di loro si erano spostati a Dunkirk. Prima che Msf costruisse la struttura, lì sorgevano baraccopoli definite «una discarica a cielo aperto». Le aveva descritte così André Jincq, vice direttore del programma di Medici Senza Frontiere. In un’intervista all’Unità aveva denunciato le «condizioni insalubri e terribili» dei campi del Nord della Francia, spesso al collasso e senza controllo. Una condizione di emergenza perenne. Era proprio per rispondere a un’emergenza, quella nel campo di Basroch, che Msf aveva aperto Grand-Synthe a Dunkirk.

8 gennaio 2016, prima che Msf costruisse il campo. © Stéphane Roques/MSF
8 gennaio 2016, prima che Msf costruisse il campo. © Stéphane Roques/MSF

Nelle regioni del Nord della Francia migliaia di migranti si affollano cercando l’occasione per strappare, o rubare, un passaggio verso l’Inghilterra. Fa sorridere che Dunkirk, o Dunkerque, sia la storica cittadina simbolo della disfatta francese nella Seconda Guerra mondiale. Da lì migliaia di soldati inglesi avevano ripiegato verso la patria, quella che i migranti continuano a cercare. Il campo di Dunkirk, come Calais, rischiava di essere smantellato. A metà marzo Bruno Le Roux, ministro dell’Interno francese, aveva annunciato di volerlo chiudere. Troppi gli scontri e i disordini: tronchi d’albero sull’autostrada, risse con feriti. Il 17 marzo si era ottenuta una proroga, l’idea era quella di guadagnare altri sei mesi. Ma ora quel rinvio non serve più.