Dal fritto all’adulterio in rete: quelle strane sentenze


Dalle aule del Palazzaccio arrivano pronunce originali, che riguardano persino parcheggiatori abusivi e suocere impiccione. Per tutti loro la Cassazione chiarisce la situazione


Alla sbarra c’è la puzza di fritto e la Corte dichiara l’imputato colpevole. Con la sentenza numero 14467 del 2017, la Cassazione ha sancito la nascita delle «molestie olfattive», categoria da ricomprendere nel reato di «getto di cose», previsto dall’art. 674 del codice penale.

Tutto era nato da una delle solite dispute tra condomini, l’ultima parola però non l’ha detta l’amministratore, ma l’organo vertice del potere giudiziario. Più in particolare, i proprietari di un appartamento sono stati accusati di aver provocato continue immissioni di fumi e odori dalla loro cucina. La difesa ha tentato di sottolineare la natura stessa delle attività culinarie, ma non è stato abbastanza e la Corte ha deciso che il caso rientrava tra quelli descritti dalla contravvenzione prevista nel codice penale. Verdetto: colpevole.

Scorrendo le sentenze della Cassazione, non è raro imbattersi in alcune decisamente curiose. C’è, per esempio, il caso della relazione extraconiugale online, che non profilerebbe il caso di adulterio (sentenza n°8929/2013). Una pronuncia importante per i risvolti che ha sull’addebito della separazione: impossibile prevederlo se la relazione è stata solo virtuale. Campo libero alle chat, quindi, senza timore di recare «offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge».

La casistica non si ferma qui. Un’altra sentenza, la numero 15936/2013, ha invece stabilito che esercitare la professione di parcheggiatore abusivo non è reato, configurando solo un illecito amministrativo. Il motivo è semplice: il parcheggio abusivo non è affatto contemplato nel codice penale. Infatti il reato ha la caratteristica della tipicità, cioè sanziona un determinato comportamento che non può essere assimilato a un altro in forma analogica, ma deve essere espressamente previsto da una norma.

C’è stato poi il caso di un uomo che ha offerto 10 euro alla stradale per evitare una multa, dopo che la pattuglia lo aveva fermato. La Cassazione ha chiarito che non si tratta di un’istigazione alla corruzione, data la «palese irrisorietà della somma». Al massimo, hanno precisato gli Ermellini, si sarebbe potuto trattare di reato di oltraggio.

Non c’è pace neppure per l’eterna disfida tra suocera e nuora: una sentenza della Cassazione del 2012, ha stabilito che, quando la coppia si separa, anche in caso di semplice separazione di fatto, la suocera non ha diritto a entrare sotto all’ex tetto coniugale e addirittura se si ostina a restare, rischia una condanna per violazione di domicilio. Suocera avvisata, mezza assolta.