CacCina alla spia: Pechino paranoica paga i cittadini 007


Xin Hua, l’agenzia di stampa governativa, annuncia: «Ricompense per i cittadini che segnalano attività sospette». Si arriva fino a 72mila dollari, in un Paese dove il reddito medio è dieci volte inferiore


Gli stranieri valgono un sacco di soldi. Ma non sempre in quanto forza lavoro o capitale umano. Anche perché di gente in Cina ce n’è già abbastanza: 1 miliardo e 400 milioni. Solo a Pechino, 21 milioni e mezzo di persone, che ora vengono invitate dal governo a dare la caccia alle spie provenienti dall’estero.

A partire da oggi, la capitale cinese ricompenserà lautamente i cittadini che segnaleranno alle autorità persone e attività «sovversive, mirate a rubare informazioni di intelligence, o cospirazioni per istigare ribellioni», come riporta l’agenzia di Stato Xinhua. Settantaduemila dollari per fare controspionaggio, una cifra che fa gola in un Paese dove il reddito pro capite si aggira intorno ai 7mila.

L’annuncio è stato fatto dall’ufficio di Sicurezza nazionale del municipio di Pechino, ed è solo uno dei molti fronti aperti dal presidente Xi Jinping per combattere contro le forze straniere, che secondo il governo cinese mettono a rischio la sicurezza di stato.

«La città ha un urgente bisogno di modi creativi per mobilitare le persone e costruire un grande muro anti spie» – si legge ancora nella notizia. Maniere creative, come creativo è diventato lo spionaggio, non più fatto da misteriosi agenti vestiti elegantemente, ma anche da insospettabili, da giovani esperti di tecnologia o da persone comuni. Lo spionaggio varia dall’aiuto finanziario a organizzazioni di attivisti fino alla corruzione di ufficiali. Una mossa che ha anche un appoggio legislativo nell’articolo 38 della legge sul contro-spionaggio, effettiva dal 2014.

Ma cosa si intende per spionaggio in un Paese come la Cina? Potenzialmente tutto, e da qui le persone potrebbero iniziare a segnalare qualsiasi attività strana. Un po’ come succede con gli allarmi bomba, in una sorta di psicosi del sospetto perenne verso gli stranieri. Ci sono già alcune storie curiose in merito: a gennaio ad esempio un pescatore, nella provincia di Jiangsu, ha trovato un dispositivo elettronico non identificato nel Mar Giallo. Benché fosse deteriorato, sopra sembravano esserci scritte straniere. Un amico ha portato tutto alle autorità, che hanno successivamente affermato che quel dispositivo era usato per raccogliere dati sulla Cina, per paesi stranieri. L’uomo è stato ricompensato.

È lì che è nata l’idea di creare una comunità di controspionaggio civico, che può rendere al segnalatore fino a 500mila Yuan, circa 72mila dollari. Le segnalazioni possono avvenire di persona, via telefono e persino via mail.

Cina paranoica?

È un’altra, l’ennesima guerra fredda, «più pungente, accordi secchi e tesi, che segnalano il tuo ingresso nella mia memoria», come cantavano i CCCP in Emilia Paranoica. Una memoria sempre più piena di informazioni, allo stesso tempo analiticamente fredda e politicamente orientata. La Cina paranoica si è fatta sempre più realtà dall’arrivo di Xi Jinping, nel 2012. Pechino ha ulteriormente ristretto il controllo sulle organizzazioni no profit estere che lavorano nel Paese, mentre la propaganda continua a mettere in guardia i cittadini. L’anno scorso è stato celebrata anche la prima edizione della giornata nazionale dell’educazione alla sicurezza nazionale, in cui le autorità hanno esposto poster e opuscoli dove “gli stranieri” sono rappresentati come studenti ben vestiti che fanno domande a ignari cinesi. O video in cui «si spiegano in cinque minuti le norme anti spionaggio»

L’obiettivo del governo è certo creare identità, comunità, in funzione antistraniera. Ma è un rischio che, oltre a far diventare la società sempre più chiusa è sospettosa, potrebbe andare oltre. Potrebbe arrivare più in là, come preannunciavano appunto i CCCP nel 1986: «Consumami, distruggimi. È un pò che non mi annoio. Aspetto un’emozione sempre più indefinibile, teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi se tu ti proponessi di recitare te».