Cassimatis vince contro M5S a Genova: «Davide batte Golia»


La professoressa sospesa da Grillo da candidata sindaco mette in crisi i pentastellati. A rischio la lista nel capoluogo ligure


«Ahi Genovesi, uomini diversi d’ogni costume e pien d’ogni magagna». Parola di Dante, che nel canto XXXIII dell’Inferno condannava, guarda caso, i traditori del partito. E per l’ennesima magagna, il Movimento 5 Stelle a Genova rischia di restare senza un candidato sindaco. Perché la decisione presa questa mattina dal giudice Roberto Braccialini di riammettere alla corsa per palazzo Tursi Marika Cassimatis, sospesa poche settimane fa dal leader del movimento, riapre la partita.

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Eletta e abbandonata

La Cassimatis, insegnante di geografia all’Istituto Tecnico Commerciale Statale “Carlo Rosselli” di Sestri-Ponente, attivista grillina dal 2012, si era presentata alle comunarie per la scelta del candidato sindaco al comune di Genova, risultando eletta con 362 voti e battendo di pochi voti il candidato più vicino a Beppe Grillo, Luca Pirondini. Immediata la reazione del leader: primarie di Genova annullate e Cassimatis sospesa dal movimento «in via cautelare» dal collegio dei probiviri. Nuova votazione sul blog, aperta questa volta a tutti gli iscritti a livello nazionale e voilà, la lista di Pirondini, stavolta l’unica a presentarsi alle comunarie genovesi, risulta eletta con una pioggia di preferenze. «Fidatevi di me» aveva rassicurato Beppe Grillo rivolgendosi ai militanti pentastellati del capoluogo ligure. La Cassimatis e la sua lista erano stati espulsi per via di alcuni like a post del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti e al consigliere comunale di Genova Paolo Putti, entrambi fuoriusciti dal movimento. I like risalivano a quando questi «erano ancora nel Movimento», si era giustificata la Cassimatis. Ma per Grillo non c’era niente da fare, non era degna di rappresentare il popolo pentastellato. E allora alla professoressa sestrese non era rimasto che ricorrere al giudice.

La sentenza

La sentenza non ha tardato ad arrivare dando ragione a Cassimatis. Lunedì il giudice Roberto Braccialini ha infatti rilevato come lo Statuto e il regolamento del M5S non contemplino «alcun potere di intervento del Garante nel procedimento di selezione delle candidature locali». Grillo, cioè, non ha alcun diritto di ultima parola nella scelta dei candidati alle amministrative, a tutela della democraticità dei criteri di selezione. D’altra parte, ha sottolineato il giudice, lo stesso regolamento del movimento parla chiaro. Le decisioni sui candidati sono rimesse alle assemblee degli iscritti tramite votazione in rete, e sarebbe stata quindi quest’ultima e non Grillo a dover decidere se negare a Cassimatis il simbolo del movimento. «È una vittoria politica, non solo legale», esulta dopo la sentenza del tribunale di Genova, che accoglie totalmente il ricorso dell’ex candidata sindaco e invalida l’esclusione della sua lista dalle comunarie. «E’ la vittoria del rispetto delle regole, della democrazia, della legalità e della trasparenza su cui il movimento fonda la sua esistenza. Sono come Davide che ha battuto Golia», ha dichiarato la Cassimatis, che chiede adesso di essere ricevuta da Grillo. Nessun commento dal blog beppegrillo.it.

Cosa accadrà

A Genova le amministrative sono dietro l’angolo, si vota il prossimo 11 giugno. A questo punto il Movimento 5 Stelle ritorna punto e a capo. Vedremo cosa diranno Grillo e Davide Casaleggio quando e se incontreranno la professoressa ribelle e vincitrice in tribunale. Solo allora si saprà cosa ne sarà del candidato ufficiale, Luca Pirondini, ormai sbugiardato dalla sentenza. La Cassimatis, per di più, non è mai stata formalmente espulsa e a suo carico il movimento ha aperto un procedimento disciplinare per «gravi e reiterate violazioni dei doveri previsti dal regolamento». Non è ancora chiaro cosa succederà adesso. È improbabile che la Cassimatis possa davvero tornare a correre con il simbolo dei grillini. Se la lotta dovesse continuare il movimento potrebbe addirittura decidere di non presentarsi a Genova, città natale del fondatore Beppe Grillo. Il M5S ha 15 giorni di tempo per presentare appello contro la decisione presa lunedì dal giudice.