Se la metro è «una trappola per topi»


Da Baku in Azerbaigian all’attentato di ieri in Russia, passando per Tokyo, Parigi e Londra. Le linee del trasporto pubblico metropolitano sono uno degli obiettivi preferiti dai terroristi. Non solo islamici


«Un boato, poi il buio». È il ricordo terrificante di tutti coloro che sopravvivono a un attacco terroristico condotto all’interno di una linea metropolitana. È il peggiore degli incubi. «Intrappolati come topi in uno spazio chiuso, metri sottoterra, al buio, tra i fumi delle esplosioni e le urla dei feriti». Alla disperata ricerca di una via d’uscita che permetta di tornare in superficie, a respirare. L’attentato di San Pietroburgo è solo l’ultimo di una lunga serie che ha colpito le underground di tutto il mondo. E ci ricorda come le linee delle metropolitane siano uno dei bersagli preferiti di terroristi e kamikaze. Impossibili da controllare a tappeto, gremite di passeggeri e soprattutto fornite di poche e anguste vie d’uscita.

Linea Baku-Tokyo-Parigi

Gli attacchi alle metropolitane non sono una novità. Già a fine Ottocento la London Tube era stata il target di alcuni attentati condotti da anarchici e suffragisti. Ma è solo a partire dagli anni Novanta dello scorso secolo che attacchi di questo tipo cominciano a mietere vittime tra i passeggeri.

Il primo risale al 19 marzo 1994, quando un kamikaze si fa saltare in aria alla stazione XX Gennaio della metropolitana di Baku, capitale dell’Azerbaigian. Nell’esplosione muoiono 14 persone e altre 49 rimangono ferite. I responsabili sono i terroristi del gruppo separatista Sadval, un’organizzazione paramilitare che rivendica l’indipendenza per i Lesghi, popolazione sunnita che, fin dai tempi di Alessandro Magno, abita le montagne del Caucaso al confine tra Russia e Azerbaigian. Pochi mesi dopo, il 3 luglio, il gruppo colpisce di nuovo, questa volta a mezza via tra le stazioni XXVIII Maggio e Ganjilik. Il bilancio, questa volta, è di 13 morti e 42 feriti.

Passeggeri giapponesi intossicati vengono soccorsi fuori dalla metro di Tokyo, 1995

 

Appena un anno dopo, è la metropolitana di Tokyo a essere colpita. L’episodio sembra uscire dalle pagine di un romanzo di Dan Brown. L’attacco terroristico viene condotto rilasciando gas nervino all’interno di tre linee della metro. Cinquemila persone rimangono intossicate, ma il numero di morti è relativamente contenuto: 12 vittime. Responsabile dell’attentato è la setta Aum Shinrikyo, movimento millenaristico e apocalittico che mescola buddhismo, induismo e cristianesimo alle profezie di Nostradamus. Shōkō Asahara, fondatore della setta, si era autoproclamato “Cristo” e “Agnello di Dio”, e vagheggiava un imminente Armageddon. 

Questi episodi fanno presto scuola, e tra il 1995 e il 1996 è la volta di Parigi. I terroristi del Groupe Islamique Armé, organizzazione legata alla guerra d’indipendenza algerina, colpiscono le gares di Saint-Michel/Notre-Dame e Port Royal della RER, la rete suburbana che collega la capitale francese con l’hinterland parigino. Nei due attacchi muoiono in totale 12 persone e altre 250 restano ferite.

Le stragi in Europa di al-Qaida e Isis

È però con l’arrivo del terrorismo islamico che le metropolitane diventano un vero obiettivo sensibile. L’attacco condotto più in grande stile è quello contro la metro di Londra, autentica icona della capitale britannica. È la mattina del 7 luglio 2005, che gli inglesi ricordano ancora come il «seven-seven». Quattro kamikaze si fanno esplodere su quattro diverse linee del trasporto pubblico, tre nell’Underground (tra Aldgate e Liverpool Street, tra Russell Square and King’s Cross, tra Edgware Road e Paddington) e uno su un autobus. Il bilancio è pesantissimo: 56 morti e quasi 800 feriti. L’attentato è rivendicato da al-Qaida.

Brussels attack
Un vagone sventrato nella stazione Maelbeek della metro di Bruxelles, 2016

 

Sono stati invece perpetrati dall’Isis gli attacchi a Bruxelles, il 22 marzo dello scorso anno. Gli obiettivi sono l’aeroporto di Zaventem e, appena un’ora dopo, la stazione della metropolitana di Maelbeek, poco distante dalla sede della Commissione Europea. Il bilancio complessivo è di 35 morti e 340 feriti. Cinque i terroristi, due dei quali (Mohamed Abrini e Osama Krayem) sopravvissuti all’attacco e poi arrestati dalla polizia belga.

Metro russe nel mirino

È però proprio la Russia il Paese le cui linee della metropolitana sono state oggetto più spesso di attacchi terroristici. Ben tre in tredici anni, più un quarto caso sospetto. Il primo risale al 6 febbraio 2004, quando un kamikaze si fa esplodere nei pressi della stazione Avtozavodskaya della metro di Mosca, uccidendo 41 persone e ferendone altre 120. Il responsabile è affiliato al gruppo terrorista Riyad-us Saliheen, alleato dei Mujaheddin, che combatte contro i russi nella seconda guerra cecena e nell’ambito della guerriglia nel Caucaso.

Nel 2008, invece, San Pietroburgo è teatro di un attacco sospetto. Un’automobile Lada esplode nei pressi della stazione Udelnaia. A bordo, quattro persone: una coppia con il figlio, morti sul colpo, e il loro autista, rimasto ferito. Nonostante la paura, le autorità escludono l’ipotesi terrorismo. L’esplosione sarebbe stata innescata inavvertitamente da uno dei passeggeri dell’automobile, che trasportava una granata carica. Proprio quel giorno era prevista in città una partita tra la Juventus e lo Zenit, a cui doveva assistere anche il presidente Vladimir Putin.

La metropolitana moscovita è colpita di nuovo il 29 marzo 2010. Questa volta, si torna a parlare di terrorismo. Un doppio attacco suicida si svolge alle stazioni Lubyanka e Park Kultury. nelle esplosioni muoiono 40 persone e 102 rimangono ferite. I sospetti si addensano attorno ad al-Qaida, intervenuta contro la Russia nel conflitto in Caucaso, dove cerca di creare un nuovo emirato islamico.

Da ultimo, l’attentato alla metropolitana di San Pietroburgo del 3 aprile scorso. Il kamikaze si è fatto esplodere tra le stazioni Sennaya Ploshchad e Tekhnologichesky Institut, causando 14 morti e oltre 50 feriti. Di certo si sa solo che l’attentatore è il 22enne russo di origine kirghisa Akbarzhan Jaliov, ma tutte le ipotesi sono ancora al vaglio degli inquirenti russi.

Saint petersburg metro attack
Il fumo dopo l’esplosione nella metro di San Pietroburgo, in Russia