San Pietroburgo, città nel mirino: salgono a 14 le vittime


Un’esplosione in metro anche nel 2008, poi gli attentati al treno Nevsky Express e al volo charter caduto sul Sinai, entrambi diretti verso la seconda città della Russia


In Memorie dal sottosuolo era «la più astratta e premeditata di tutto il globo terrestre». La città degli zar e della rivoluzione, del Palazzo d’inverno e del Giardino d’estate. Ancora una volta nel mirino del terrore c’è San Pietroburgo. Ieri l’esplosione di un ordigno nella metro, tra le stazioni di Sennaya Ploshchad e Teknologicheskiy Insitut, è costata la vita a 14 persone. Almeno 45 i feriti dell’attacco. Il responsabile sarebbe stato individuato in un giovane originario del Khirgizistan, ripreso dalla telecamere di sicurezza. Premeditato, come la San Pietroburgo raccontata da Dostoevskij. Purtroppo concreto, come gli altri attentati che hanno colpito la seconda città della Russia.

Terrore alla metro anche nel 2008, ma non era attentato

Anche nel 2008 la paura arrivava dalla metro. Il 25 novembre tre persone rimanevano uccise nell’esplosione di un’automobile Lada nei pressi della stazione di Udelnaia. A bordo c’erano quattro persone: un bambino di quattro anni e i suoi genitori, morti sul colpo, e l’autista, rimasto ferito. Fu presto esclusa la matrice terroristica. Secondo la ricostruzione delle autorità, il padre, un militare in congedo, stava trasportando una granata carica nel portabagagli della Lada Priora. Innescata per errore dall’uomo, chinatosi a frugare nella sua valigetta. Accadeva tutto nella zona nord della città, a sei fermate di metropolitana dal centro e non lontano dal centro sportivo dello Zenit. Quel giorno si doveva disputare la partita Zenit-Juventus. Ed era stata “informalmente” annunciata la presenza allo stadio di Putin, appassionato di sport e calcio, tifoso dello Zenit.

Direzione San Pietroburgo: il Nevsky Express e il volo charter sul Sinai

Certa invece l’origine terroristica del disastro ferroviario del 2009. Era diretto verso San Pietroburgo il treno numero 166 Nevsky Express, deragliato a causa di una bomba il 27 novembre. Il convoglio di 14 vagoni viaggiava sulla linea veloce che collega Mosca a San Pietroburgo. A circa 25 km dalla località di Bologoye, l’esplosione. Il treno uscì dalla carreggiata facendo deragliare gli ultimi tre vagoni. Il bilancio fu di 28 passeggeri morti e 96 feriti. San Pietroburgo era anche la meta finale del volo charter abbattuto in Sinai nell’ottobre del 2015. Decollato dalla località di Sharm el-Sheikh sul Mar Rosso, sarebbe dovuto atterrare all’aeroporto Pulkovo. A bordo c’erano 224 persone, soprattutto turisti russi di ritorno dalle vacanze.

Perché San Pietroburgo?

Ieri, l’ennesimo attacco nella città degli zar. La presenza del presidente Vladimir Putin, che si trovava a San Pietroburgo per incontrare il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko, potrebbe aver influito sulla scelta del luogo da parte degli attentatori. Non sembra che la città fosse meno preparata ad eventi simili, visti gli ultimi movimenti dell’Fsb, l’intelligence russa. Lo scorso novembre i servizi di sicurezza hanno arrestato dieci persone proprio tra Mosca e San Pietroburgo. In quell’occasione, hanno confiscato anche numerose armi da fuoco e quattro bombe. La città che fu Leningrado è forse un simbolo più forte di quanto non sia Mosca? La sede degli imperatori, la culla dei moti rivoluzionari, la terra dell’Hermitage. Si è puntato l’accento anche sulla configurazione della metropolitana, una delle più profonde al mondo con la stazione di Admiraltejskaja a 86 metri sotto il livello stradale. Cinque linee e due milioni di visitatori al giorno ne fanno uno degli obiettivi più sensibili sul territorio russo. Quando il clima pietroburghese diventa nocivo, al protagonista di Memorie dal sottosuolo suggeriscono di andar via. E lui, imperterrito, decide di restare. Dostoevskij lo sapeva già. «È assolutamente indifferente che me ne vada oppure no».