La senatrice Ricchiuti: «In Calabria manca lo Stato»


Dalla piazza di Locri l’esponente di Mdp lancia l’allarme: «Non ci sono le strade e gli ospedali, e la povertà pesa come un macigno. Per le mafie è il terreno di coltura ideale»


La senatrice Lucrezia Ricchiuti (Mdp), membro della commissione Antimafia, risponde al telefono dalla piazza di Locri. La città calabrese, dove oggi almeno 25.000 persone hanno marciato per ricordare le vittime delle mafie, ha ricevuto proprio ieri l’ennesimo schiaffo in piena faccia da parte della ‘ndrangheta. Quelle scritte ingiuriose sui muri, contro don Ciotti e le forze dell’ordine, sono apparse il giorno dopo la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La verità è che qui manca lo Stato. La Calabria è una terra povera e isolata, nella quale non si investe. La magistratura può punire i reati, non intervenire sui problemi a monte».

Senatrice Ricchiuti, qual è oggi l’atmosfera che si respira per le strade di Locri? 

«L’iniziativa di Libera ha riscosso grande successo, sono arrivate migliaia di persone. Ed è straordinario, perché il paese è difficile da raggiungere, mancano le strade e ci vogliono ore per arrivare anche da città relativamente vicine».

E’ la risposta a chi accusa la Calabria di non avere gli “anticorpi” per combattere il fenomeno mafioso? 

«Certo, ma se domani non raccogliamo i frutti della reazione di oggi, non riusciremo a vincere la guerra contro la ‘ndrangheta. A Reggio Calabria e nei paesi vicini bisogna chiedere il permesso alle cosche anche per rifare il bagno, per sapere il nome dell’impresa alla quale rivolgersi. Non si muove foglia senza l’assenso della criminalità, e non lo dico io. Federico Cafiero de Raho, Il procuratore di Reggio, è stato molto chiaro in proposito durante la sua audizione in commissione Antimafia».

La Sicilia ad esempio sembra aver sviluppato una maggiore coscienza. Non di rado commercianti e comuni cittadini si ribellano ai capimafia. 

«In Sicilia non c’è più l’indifferenza, almeno, non c’è più un’indifferenza totale. In Calabria si fa fatica ad alzare la testa anche a causa di una situazione economica ben più grave. La povertà morde più che in tutte le altre regioni del Sud, e dove manca il lavoro, e con esso la possibilità di guadagnarsi da vivere onestamente e con dignità, le mafie sono più forti».

E’ solo un problema economico? 

«Sono tante questioni collegate tra loro. C’è una cattivissima amministrazione, perché la classe dirigente non è all’altezza. Mancano i servizi, a cominciare dalla sanità. La cosa che impressiona è che non c’è la volontà da parte dello Stato di trovare delle soluzioni, di investire su questi territori per farli uscire dall’oscurità».

Tutto ciò nonostante il lavoro incessante portato avanti dalla magistratura in questi anni. 

«Nicola Gratteri e Federico Cafiero de Raho rappresentano l’eccellenza assoluta. Non possono però fare opera di prevenzione, specie se devono far fronte a un simile radicamento della criminalità organizzata».