Don Ciotti, gli insulti non fermano la lotta alle mafie


La visita del capo dello Stato a Locri, il monito lanciato contro la criminalità organizzata e poi le scritte offensive indirizzate al presidente di Libera apparse sui muri del Vescovado. Il sacerdote non si fa intimidire: «E’ il segno che il nostro impegno dà fastidio»


Scritta sul Vescovado di Locri«Più lavoro meno sbirri» e «don Ciotti sbirro». Sono due delle scritte comparse sulle pareti dell’edificio del Vescovado di Locri, all’indomani del discorso contro le mafie tenuto dal capo dello Stato nel Comune calabrese. E’ qui che quest’anno si svolgono le celebrazioni nazionali per la Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime della mafia, prevista per domani. Solo ieri il ricordo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per gli innocenti uccisi dalle organizzazioni criminali, e oggi all’alba lo sfregio sulla casa del Vescovo. Il luogo non è casuale. Nel Vescovado di Locri, infatti, in questi giorni è ospitato proprio don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l’associazione in prima linea contro i soprusi delle mafie, anche lui in visita per la manifestazione di domani.

Entrambe le scritte sono state subito cancellate dagli operai del Comune, e il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, ha fatto preparare un cartellone con scritto: «Orgogliosamente sbirri per il cambiamento». Sarà esposto in ogni punto della città in cui sono comparse le scritte contro don Ciotti. Il presidente di Libera non è rimasto in silenzio: «Siamo i primi, da sempre, a dire che il lavoro è necessario, anzi che è il primo antidoto alle mafie. Ma che sia un lavoro onesto, tutelato dai diritti, non certo quello procurato dalle organizzazioni criminali», ha replicato alle scritte. «Gli sbirri, che sono persone al servizio di noi tutti – ha aggiunto – sarebbero meno presenti se la presenza mafiosa non fosse così soffocante».

don Luigi CiottiDopo anni in prima linea spesi a combattere le mafie, don Luigi Ciotti alle minacce e alle offese è abituato. Originario di Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, subito dopo aver preso i voti ha scelto come parrocchia la strada. Prima si è occupato di giovani con problemi di tossicodipendenza, poi di donne vittime della prostituzione. E’ stato il primo presidente della Lega italiana per la lotta contro l’Aids, poi un giorno del 1995 ha fondato Libera, per promuovere la legalità e la giustizia contro i soprusi delle organizzazioni criminali. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono solo alcuni degli impegni concreti portati avanti dall’associazione in questi anni. Tra questi anche il sostegno concreto ai familiari delle vittime della mafia e l’istituzione della Giornata della memoria e dell’impegno, che ogni anno cade il 21 marzo.

Domani, a Locri, verranno letti i 950 nomi delle vittime della mafia. Ci saranno il presidente del Senato Pietro Grasso, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, i familiari degli innocenti uccisi dalle organizzazioni criminali, e ci sarà anche don Ciotti. Gli insulti e le minacce sul muro del Vescovado non lo hanno dissuaso. Anzi. Lo hanno convinto ancora di più dell’utilità e dell’efficacia della sua battaglia. «Questi vili messaggi, vili perché anonimi, sono comunque un segno che l’impegno concreto dà fastidio – ha commentato don Ciotti – Risveglia le coscienze e fa vedere un’alternativa alla rassegnazione e al silenzio».