Populisti e leggi elettorali: è quasi amore


In Olanda il proporzionale puro può fermare Wilders, mentre negli Stati Uniti sono stati i “grandi elettori” a eleggere Trump. E in Francia la corsa di Marine Le Pen resta un’incognita


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Geert Wilders, candidato alle presidenziali olandesi

Il voto di oggi nei Paesi Bassi vede contrapposti il primo ministro uscente Mark Rutte e il populista Geert Wilders, che è in testa ai sondaggi. Si è fatto un gran parlare sulle idee islamofobe ed estremiste del fondatore del Partito delle Libertà e momentaneo nemico numero uno dell’Europa unita. Tuttavia, nel Paese dei tulipani, diventare il primo partito non significa guidare il Paese. Il sistema proporzionale puro, con uno sbarramento simbolico allo 0,67 per cento, fin dal 1918 ha reso impossibile ottenere una maggioranza assoluta all’interno del parlamento. Per questo motivo è necessario creare delle grandi coalizioni. Ma nel caso di Geert Wilders tutti i partiti hanno già dichiarato di non volersi alleare con lui: anche l’altro candidato Rutte ha annunciato fin da subito la sua indisponibilità a dialogare con Wilders.

L’ascesa populista è il principale timore degli analisti di tutto il mondo. Dalla crisi economica all’immigrazione le motivazioni tirate in ballo sono svariate. Ma a frenare o accentuare la deriva potrebbero essere i sistemi elettorali.

Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti
Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti

Se la diga delle coalizioni olandesi ha l’intento di preservare il parlamento dallo tsunami populista, negli Stati Uniti la situazione è opposta. Infatti, al di là dell’Atlantico, il sistema elettorale è ritenuto uno dei principali fautori del trionfo di Donald Trump. La responsabilità spetterebbe alla regola del Winners-takes-all che, in pieno spirito a stelle e strisce, assegna tutto a chi vince. In pratica, in ogni singolo Stato federale i cittadini scelgono i cosiddetti “grandi elettori” che a loro volta voteranno tra i candidati alla presidenza. Anche con pochi voti di differenza un candidato si aggiudica tutti i “grandi elettori”. Vincere in stati più popolosi, come la Florida che da sola sceglie 29 delegati, spinge prepotentemente verso la vittoria. Infatti, secondo i dati della Cnn, la candidata Hillary Clinton avrebbe incassato ben 170mila voti. Esattamente come accadde nelle presidenziali del 2000 con la sfida tra Al Gore e George W. Bush.

Schermata 2017-03-15 alle 12.10.28Al contrario, in Francia il sistema elettorale metterebbe al riparo la Republique dall’ascesa populista di Marine Le Pen e del Front National, almeno secondo i più ottimisti. Il maggioritario a doppio turno, che prevede il ballottaggio diretto tra due candidati, in casi estremi è percepito come un appello al salvataggio della purezza politica transalpina. Proprio come accadde nel 2002. Il 5 maggio l’impresa populista di Jean-Marie Le Pen venne seppellita dall’82 per cento delle preferenze accordate al neo-gollista Jaques Chirac. L’appello a «turarsi il naso» questa volta potrebbe non bastare. Secondo un recente sondaggio de Le Figaro i francesi sono i cittadini che si fidano meno della propria classe dirigente e, il 67 per cento di loro considera il Paese “in declino”. Per l’80 per cento è necessario che “qualcuno cambi le regole del gioco” affinché la situazione possa migliorare. Potrebbe quindi essere la volta buona per la dinastia dei Le Pen. Anche al ballottaggio.

Il dubbio francese potrebbe incombere anche sull’Italia. Qui, le forze ritenute populiste come il Movimento 5 Stelle e la Lega di Salvini, devono fare i conti con la legge elettorale purificata dalla Corte Costituzionale. Il Legalicum prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Vale a dire che nel caso in cui uno dei partiti o coalizioni superino il 40 per cento il suo bottino viene incrementato fino al 54. Pari a 340 seggi su 618. Un’ipotesi rassicurante per gli oppositori del M5s e di Salvini che non sembrano valutare la possibilità di coalizzarsi. Questa legge però potrebbe diventare un’arma a doppio taglio nel momento in cui una forza populista diventi forte a tal punto da raggiungere la soglia per il premio di maggioranza. A quel punto non ci sarebbe argine che tenga.