Poca eroina e spazzini fatti di coca: viaggio a San Basilio


«Qui gli spacciatori sono più furbi che altrove. Non si mettono in mostra, preferiscono lo spaccio di cocaina». Intervista al dirigente del Commissariato di polizia del quartiere romano


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Muri fatiscenti, palazzine degradate, panni stesi ad asciugare, pochi i bar, le insegne anni Settanta. La lupa, gli aquilotti, il logo di Italia ‘90. Il San Basilio dello street artist Blu accanto al mercato di via Recanati, i murales del progetto di riqualificazione Sanba sugli edifici che circondano il “parco del buco”, a pochi metri da una scuola elementare. E’ questo oggi San Basilio, periferia est della Capitale. Un tempo roccaforte del Pci, il quartiere è divenuto negli anni il simbolo delle occupazioni abitative. Quel simbolo ha una data e un volto, quello di Fabrizio Ceruso, lo studente diciannovenne ucciso l’8 settembre 1974 durante gli scontri tra le forze dell’ordine e il comitato di lotta per la casa che si opponeva allo sgombero di 150 famiglie che avevano occupato alcune palazzine popolari. Quarant’anni dopo, il ricordo di Ceruso, così come le rivendicazioni ricollegate a quel nome, rimangono vivi in un quartiere in cui l’emergenza abitativa non è mai cessata. E proprio quelle case popolari sono divenute ora il simbolo di un’altra piaga sociale, la droga. I movimenti qui sono discreti, le vedette pattugliano la zona vecchia di san Basilio, dove si concentra la zona di spaccio. Il perimetro è quello racchiuso tra via Casale di San Basilio, via Fiuminata e via Gigliotti, la strada delle case occupate. I “pali” sono dappertutto, per strada, alle finestre. «Benvenuti ad Alcatraz». Ci accoglie così Massimiliano Maset, dirigente del Commissariato di polizia di San Basilio, una vita all’interno della polizia, quattordici gli anni in servizio a Palermo, quattro dei quali nella Palermo delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Come si articola il mercato della droga a San Basilio?

«In virtù della fama negativa di San Basilio, l’eroina è molto poca, parliamo dell’1-5% dello spaccio. Qui quello che va per la maggiore è cocaina, marijuana e hashish, per un semplice motivo: l’eroinomane è facilmente individuabile e seguire la preda farebbe prendere il cacciatore. Gli spacciatori a San Basilio sono più furbi che altrove. Non si mettono in mostra, preferiscono lo spaccio di cocaina, attività meno rischiosa e più redditizia. Abbiamo fermato anche netturbini in servizio con la cocaina addosso».

Come si strutturano le organizzazioni malavitose?

«Esistono vari tipi di organizzazioni. La prima è radicata sul territorio. L’anno scorso con l’operazione Terra nostra abbiamo arrestato due nuclei familiari situati nell’area Unrra casas. Si avvalevano di cavalli, gli spacciatori al minuto, e vedette. A seconda del ruolo ricoperto all’interno dell’organizzazione, venivano pagati dai 50 ai 100 euro al giorno. La seconda tipologia agisce a un livello più alto. Di solito non ha nulla addosso o in casa. Si tratta di pregiudicati, gente già segnalata per spaccio, che si affida a persone incensurate, consegna loro la quantità di droga e poi contatta o viene contattata dagli acquirenti. C’è poi la vendita porta a porta, ne abbiamo avuto un riscontro di recente con gli arresti nella Palermo bene».

Come agiscono gli spacciatori?

«Nelle organizzazioni radicate sul territorio si utilizzano i cellulari a mo’ di walkie talkie, per cui ogni volta che qualcuno avvista la polizia in borghese o in divisa, avvisa i compagni che operano all’interno della zona. In quel momento si blocca tutto. Noi dobbiamo inventarci degli stratagemmi: ci siamo travestiti da spazzini, dipendenti dell’Acea, postini. Ci siamo appostati sui tetti, abbiamo fatto delle riprese: molte persone che hanno piantagioni di marijuana sui tetti di casa l’abbiamo beccata così. Devi sopperire al gap con fantasia».

Cosa offre il mercato di San Basilio?

«Per di più cocaina, molto pura. 50 euro per 0.3 grammi di cocaina non tagliata, 30-40 euro per 0.6 grammi di cocaina tagliata con varie sostanze. E’ merce che arriva dal Mezzogiorno, il punto di accesso della cocaina in Italia. L’anno scorso abbiamo sequestrato 2,5 kg di cocaina, 12 Kg di marijuana, 5 kg di hashish. Una volta è capitato anche di sequestrare un chilo di shaboo, la droga sintetica utilizzata prevalentemente dai filippini, ma era di passaggio. Negli ultimi anni abbiamo riscontrato un aumento della coltivazione della marijuana. Il settore dello spaccio ha risentito della crisi economica per cui invece che comprarla, molti preferiscono coltivarsela».

Chi gestisce lo spaccio?

«Lo spaccio non ha bandiera. A capo delle organizzazioni però sono per lo più italiani».

Come si combatte questo fenomeno?

«La semplice repressione non è la soluzione del problema. A San Basilio c’è un’alta concentrazione di disoccupati. Se si presenta qualcuno che ti offre 50-100 euro al giorno per spacciare e magari hai una famiglia a carico, è difficile rifiutare. Noi abbiamo limitato il fenomeno. Ora non si spaccia più alla luce del sole, quanto meno sono preoccupati dalla nostra presenza, ma certo bisogna agire a più livelli per estirpare il problema alla radice».