ERO tossico: le nuove frontiere della droga 2.0


L’eroina c’è ma non si vede. Sempre più giovani tra i 218mila che ne fanno uso in Italia. Gli esperti: «I tossicodipendenti di prima generazione erano dei dilettanti al confronto»


Eroina2Eroina come sedativo, cannabis ogm ed erba mista a metadone. Sono le nuove frontiere della droga 2.0, più economica, più trasversale, più insidiosa. E’ l’analisi di Daniele Sandri Boriani, assistente sociale al SerD dell’Asl Roma 2: «Ci sono casi in cui i giovani consumano l’eroina come calmante perché sono spaventati dallo stato di eccitazione prodotto da altre sostanze. Molti, invece, arrivano all’eroina dopo aver fatto uso di quelle che potremmo definire ‘cannabis OGM’ ad alta concentrazione di principio attivo (15-20%), o dopo aver fumato marijuana imbevuta di metadone o di altri oppiacei».

E’ l’amnesia, un nome volutamente ambiguo per trarre i ragazzi in inganno. L’amnesia venduta nei coffee shop di Amsterdam è un tipo di cannabis molto potente, mentre quella commercializzata in Italia è un miscuglio di erba e sostanze oppiacee. Una precisa strategia di marketing delle organizzazioni mafiose che gestiscono lo spaccio di erba. L’obiettivo è creare dipendenza e fidelizzare così il consumatore. Claudio Leonardi, dirigente del SerD della Asl Roma 2: «La capacità della cannabis di creare dipendenza è abbastanza bassa, per questo gli spacciatori traggono maggiori profitti dalla commercializzazione della cannabis mista ad altre sostanze. E’ impossibile ora trovare marijuana pura sul mercato. Di fronte a un’esperienza piacevole, tutti cerchiamo di fare il salto di qualità. L’adolescente, che ha ormai instaurato un rapporto di fiducia con chi gli ha permesso di raggiungere determinati livelli di “benessere”, è portato a chiedere qualcosa di più. E quel qualcosa di più nella maggior parte dei casi è rappresentato dall’eroina».

«Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?». Si chiedeva questo Mark Renton all’inizio di Trainspotting, film cult di Danny Boyle tratto dal romanzo omonimo di Irvine Welsh che dava una visione brutale e shoccante della tossicodipendenza, all’apice della sua diffusione negli anni Novanta. Sono passati vent’anni da allora, ma l’eroina è ancora lì. Ha cambiato pelle, il basso costo ne ha aumentato l’accessibilità, è annidata in tutti gli strati sociali e questo la rende sempre più difficile da estirpare.

Stando ai dati disponibili, per l’Istat gli eroinomani in Italia sono 281mila contro i 3-400mila del 1993. Diffusissima tra i giovani, il contatto con l’eroina avviene a un’età sempre più precoce, spesso in combinazione con l’uso di altre sostanze, dall’alcol alla cocaina. In altri termini è cresciuto il ventaglio delle dipendenze e delle droghe in particolare. La tradizionale distinzione tra eroina come droga della disperazione e cocaina come droga della produttività, è solo un simulacro del passato. Seconda solo alla cannabis, l’eroina è la più popolare delle droghe tra i quindicenni. A rivelarlo è la ricerca Espad del Cnr secondo cui circa l’1% dei liceali ha fatto uso della polvere negli ultimi 12 mesi. Spiega Sandri Boriani: «I nostri giovani sono dei poliassuntori. Si isolano in casa, trascorrendo molto tempo davanti ai videogiochi e al computer, circostanza che provoca effetti dissociativi da quelle che sono le normali esperienze di socializzazione secondaria». Eroina, ma anche cocaina e cannabis non rappresentano più un rituale collettivo e al contrario il loro consumo è sempre più solitario.

Oggi farsi di eroina oggi costa poco. Dagli anni Novanta il costo di un grammo è sceso da 120mila lire a 30 euro al grammo. E se vent’anni fa la polvere costava 30 volte di più della cannabis, ora il prezzo della polvere è quasi pari a quello del fumo. Per Leonardi, l’abbattimento dei costi si spiega con il progresso tecnologico: «Sintetizzare delle droghe è come costruire dei pc: costa sempre meno. La tecnologia è sempre più avanzata: le attrezzature impiegate costano meno e il prodotto finale costa meno».

Sempre più accessibile alle tasche di tutti, l’eroina 2.0 è un fenomeno trasversale che tocca indistintamente tutte le classi sociali, nonostante siano stigmatizzate culturalmente in modo diverso. «In quartieri più disagiati come Tor Bella Monaca ci sono bande i cui riti di iniziazione prevedono l’uso di cocaina, prosegue Sandri Boriani. Nei quartieri borghesi o piccolo borghesi la tipologia è diversa su un piano sociologico, ma non è diverso l’effetto e la dimensione dissociativa che produce nel giovane». Effetti tanto più gravi quanto più bassa è l’età in cui si comincia a far uso di droga. L’adolescente di 11-12 anni che non ha iniziato il normale processo di maturazione biologica, è quasi impossibile da recuperare: «Praticamente tutti gli adolescenti sono così, racconta Leonardi. Noi ne vediamo pochi perché non arrivano nei nostri servizi. A volte finiscono direttamente al pronto soccorso perché vanno fuori di testa. A volte frequentano servizi dedicati alle problematiche dell’adolescenza. Altre volte ancora i genitori non portano i loro figli nei nostri centri perché non ne riconoscono la malattia, vuoi per un meccanismo di difesa, vuoi per ignoranza». C’è poi un problema d’informazione: i giovani non conoscono le conseguenze che comporta l’uso di sostanze stupefacenti. Si sta ritornando poi a rituali di uso dell’eroina che erano stati abbandonati tra gli anni Ottanta e Novanta, quando i tossicodipendenti avevano scoperto il flagello dell’Aids e avevano cominciato a proteggersi. Oggi gli adolescenti hanno comportamenti disinibiti, circostanza che sta provocando un aumento dei casi di epatite B.

Diverso è il caso dei tossicodipendenti di lungo corso, soprattutto di quanti assumono farmaci stabilizzatori e per i quali la speranza di vita è più elevata. Una tipologia sempre più diffusa è quella dei tossicodipendenti che vivono a casa con i genitori anziani cui fanno da badanti, un fenomeno, destinato a generare in futuro casi di barbonismo domestico.

Eppure un modo per combattere la droga c’è. Una strategia efficace è quella che punta alla riduzione del danno e alla limitazione dei rischi. E’ il caso del Portogallo che ha conosciuto una diminuzione drastica della tossicodipendenza in questi ultimi anni, come testimoniano le morti di overdose scese da 1061 nel 2001 a 56 nel 2012. Un modello unico al mondo, che non ha mancato di suscitare critiche nella comunità internazionale. «In Portogallo, dice Leonardi, i tossicodipendenti possono utilizzare sostanze stupefacenti messe a disposizione direttamente dal servizio sanitario, garantendo una purezza e una “pulizia” della sostanze e degli strumenti utilizzati. Sono le stanze del buco, luoghi in cui degli operatori specificatamente formati aiutano queste persone a consumare “bene” la droga, e a cominciare a curare tutte le patologie correlate all’uso».

Gli stessi SerD ricoprono un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel recupero dei tossicodipendenti, e consentono un risparmio della spesa pubblica. «Una terapia che si può fare a un tossicodipendente costa 1-1,5 euro al giorno, conclude il dirigente. Un tossicodipendente che non è curato e che va incontro a tutta una serie di patologie correlate al suo comportamento, costa allo Stato dai 7 ai 10 euro al giorno».