Da Cartagine a Barcellona, le ambasciate portano pena


Punire un ufficio di rappresentanza per attaccare uno Stato. Storia di ambasciatori dall’antica Roma ad Ankara, dove l’Olanda, per interrompere le sue relazioni, ha ordinato il rientro dei diplomatici


Ambasciata è un termine servile. Dal latino ambactus, servo. La stessa radice è presente nel termine ambactia, la cosa che si manda a dire. L’ambasciata è un luogo straniero. Una terza dimensione nella quale si parla un’altra lingua rispetto a quella del resto del territorio, dove vigono tradizioni diverse e, a volte, anche leggi. Ma, l’ambasciata è un bersaglio. Una storia e la Storia dimostra come l’ambasciator porta sempre pena.

attilio_regolo_2Era il 246 a.C. quando Attilio Regolo, console e condottiero dell’antica Roma, venne mandato a riferire a Cartagine che i romani non avevano nessuna intenzione di deporre le armi. I cartaginesi, senza esitare, mandarono un chiaro messaggio a Roma: Ad Attilio Regolo tagliarono le palpebre, lo misero in una botte irta di chiodi e lo fecero rotolare giù da una collina. Ma i romani vinsero comunque la guerra, nonostante la tortura del povero Regolo.

Anni prima, toccò a un altro ambasciatore romano subire una terribile tortura: Muzio Scevola. Il giovane aristocratico voleva uccidere il capo etrusco Porsenna, non ci riuscì e venne catturato dalle guardie che lo portarono di fronte al re, così Muzio mise la mano sul fuoco per punirla di non essere stata in grado di portare a termine il suo dovere. Oggi, a Roma, in via Sallustiana, sopra la porta di ferro di una cabina elettrica, è incastonato un bassorilievo che rappresenta una mano sul fuoco. Secondo la tradizione romana, quello era il punto preciso in cui Muzio Scevola sì bruciò la mano e oggi, in quel punto sorge l’ambasciata americana.

E se gli ambasciatori portano sempre pena, anche le ambasciate, con i loro lavoratori, non sono da meno. Prima tra tutte quella americana, spesso protagonista di attacchi e attentati in giro per il mondo. Quando una nazione non può colpire direttamente il suolo americano, colpisce il suo servo in terra straniera: l’ambasciata americana.

Così è stato nel 1965 quando i Viet Cong, in risposta allo sbarco dei primi contingenti di soldati statunitensi in Vietnam del Sud, colpirono l’ambasciata americana a Saigon. Morirono ventidue persone e 183 furono ferite. Washington rispose con la costruzione di una seconda ambasciata, la cosiddetta “Ambasciata Bunker”, realizzata a una cifra astronomica e attaccata dall’esercito nordvietnamita durante l’Offensiva di Tet.

IRAN-US-EMBASSYAltro attacco al cuore diplomatico americano avvenne nel 1979 a Teheran. Il movimento rivoluzionario iraniano il 4 novembre assale l’ambasciata statunitense, pensando che Washington stesse tramando per il ritorno dello Scia. A realizzare l’attacco furono circa 500 studenti. Vani i tentativi di liberare gli ostaggi tramite un’operazione militare. Le trattative durarono fino al 1981, quando tramite l’Algeria e in seguito all’insediamento di Reagan, vennero riportati a casa.

L’ambasciata è il cuore a distanza di una nazione. I suoi occhi e le sue orecchie e così Donald Trump ha deciso di trasferire l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, la città di nessuno. Contesa tra lo stato ebraico e la Palestina, l’antica capitale giudaica ospiterà ora l’ambasciata statunitense a Israele. Un messaggio chiaro di Trump che ha così voluto chiarire, una volta per tutte a chi appartiene Gerusalemme. Secondo l’America appartiene a Israele.

Nelle ambasciate si vive e poi ci si nasconde. Così sta facendo Julian Assange, l’attivista australiano dal 2012 vive nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra con lo status di rifugiato politico. Il promotore di WikiLeaks, dopo essere stato accusato di reati sessuali in Svezia, è nell’ambasciata ecuadoriana per sfuggire all’estradizione nel Paese scandinavo.

Erdogan-2Le ambasciate si chiudono e così si interrompono i rapporti. È quanto è successo in Turchia quando il primo ministro olandese ha deciso di chiudere la sua ambasciata ad Ankara in seguito alle parole di Erdogan che vorrebbe imporre sanzioni all’Olanda poiché le autorità hanno impedito al ministro degli Esteri turco di atterrare a Rotterdam per un comizio. Alle parole forti della Turchia sono seguite le maniere forti dell’Olanda che ha momentaneamente sospeso le attività diplomatiche tra i due Paesi.

Ma cosa vuol dire quando un’ambasciata apre? A Roma, c’è l’ambasciata di uno Stato che non esiste: la Catalogna. Nascosta in una via centrale della capitale italiana c’è una delle otto sedi di rappresentanza del governo di Barcellona. Un precedente che sta preoccupando la Spagna. Forse, l’ambasciata è anche l’atto di fondazione del suo stesso Paese, che ancora non c’è.