Biotestamento, discussione alla Camera: con 20 deputati


Dopo la vicenda di DJ Fabo, e a otto anni da quella di Eluana Englaro, arriva oggi in aula la proposta sul fine vita


Beppino Englaro, il padre di Eluana
Beppino Englaro, il padre di Eluana

«Con Eluana ho trovato il deserto. Per rivendicare uno dei diritti sanciti dalla Costituzione, il rifiuto dell’offerta terapeutica, mia figlia è stata intrappolata per 6233 giorni. Ma ora il Paese è pronto per una legge sul fine vita». Beppino Englaro nel 2009 divise l’Italia, con la sua lunga battaglia per interrompere l’alimentazione e l’idratazione della figlia Eluana, in stato vegetativo permanente da 17 anni dopo un gravissimo incidente stradale. Sono passati otto anni dalla vicenda di Eluana. Ora, dopo l’emozione suscitata da un’altra storia simile alla sua – quella di Dj Fabo, Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico, che il 27 febbraio scorso ha scelto il suicidio assistito in Svizzera, accompagnato da Marco Cappato, radicale e leader dell’associazione Luca Coscioni – finalmente, dopo numerosi rinvii, si affronta a livello politico la questione del fine vita: la legge sul testamento biologico approda oggi per la discussione alla Camera.

Due storie di dolore, due corpi feriti dalla malattia che hanno obbligato prima il Paese, poi una politica spesso lontanissima dalla sofferenza e dalla vita delle persone a iniziare il confronto in aula su un tema così delicato e complesso. Il disegno di legge in discussione è la sintesi di ben quattordici proposte arrivate in Parlamento, su cui c’è stato l’accordo da parte di Pd, Sinistra Italiana, Mdp, Possibile e M5S. Titolo del testo, presentato dalla deputata Pd Donata Lenzi e composto da cinque articoli, è «Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento». Secondo la proposta di legge, attraverso le Disposizioni Anticipate di trattamento (Dat), chiunque sia maggiorenne e capace di intendere e volere può «lasciare preventivamente il proprio consenso o rifiuto scritto rispetto a scelte diagnostiche e terapeutiche e trattamenti sanitari, tra cui anche la nutrizione e idratazione artificiali». Rifiutare le cure, quindi, è un «diritto del paziente», e il medico è tenuto a rispettarne le decisioni. Può modificare le indicazioni del testamento biologico solo in accordo con un fiduciario nominato dal paziente, nel caso «nuove terapie non prevedibili al momento delle Dat possano assicurare un possibile miglioramento delle condizioni di vita».
Nella legge si parla anche di consenso informato: «Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute in modo completo, aggiornato e comprensibile». Per i minori valgono gli stessi principi, ma a esprimere il consenso devono essere i genitori, mentre per gli incapaci decide «un tutore, sentendo l’interdetto ove possibile». Le Dat «devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata», o anche attraverso videoregistrazione.
Un disegno di legge che rappresenta un primo passo verso il diritto di autodeterminazione, anche se non avrebbe potuto risolvere né il caso di Eluana – che non aveva lasciato nulla di scritto o di registrato – né quello di Dj Fabo, che ha scelto il suicidio assistito, non previsto da questa proposta di legge.
Mentre alla Camera sembra ci siano le condizioni per approvare il biotestamento – fatta salva la possibile opposizione dei cattolici dem – al Senato sembra più difficile trovare un accordo, per l’opposizione di Lega Nord e Forza Italia. Oggi intanto, in attesa che l’esame entri nel vivo con il voto sugli articoli e gli emendamenti, a partecipare alla fase iniziale della discussione erano in pochissimi: meno di venti deputati.