Ricchi stranieri, arriva la tassa forfait: «Un’illusione»


L’agenzia delle Entrate attua la norma contenuta nell’ultima legge di Stabilità. Potranno aderire italiani che ora vivono all’estero e stranieri: arriveranno a pagare la metà. Così il governo spera di attirare i delusi da Brexit. L’economista Vitaletti: «Inutile, ripeterà a casa solo qualche connazionale»


Più che una flat tax, come scrivono in tanti, è una megatassa di soggiorno per nababbi. Dal 2017, e per i prossimi quindici anni, chi sceglie di risiedere in Italia ma continua a fare utili all’estero potrà pagare al fisco italiano “solo” 100mila euro. Il provvedimento, contenuto nell’ultima legge di Stabilità, proprio in questi giorni sta passando dalla teoria alla pratica. L’agenzia delle Esuper-ricchintrate ha inviato una circolare che permette agli interessati di capire se rientrino o meno nel regime agevolato.

Il test di Zio Paperone. La seconda pagina del documento è un questionario, una sorta di test per capire se si rientra o meno nella schiera dei fortunati facoltosi graziati dalla legge. I requisiti da soddisfare non sono pochi: lo Zio Paperone perfetto è una persona fisica (un essere umano con nome e cognome, non una società), non deve aver risieduto in Italia per almeno nove dei dieci periodi di imposta precedenti, non deve lavorare e produrre reddito in italia. Escluso dall’iniziativa anche l’imprenditore straniero che apre un’attività nel nostro Paese. Solo a queste condizioni si può chiedere di avvalersi del regime agevolato.

A chi conviene e perché. Fino a oggi il magnate che decideva di vivere in Italia, pur lavorando e pagando le tasse altrove, era sottoposto all’aliquota massima Irpef del 43 percento e a un’imposta del 26 percento sulle rendite finanziarie. Un dazio che, secondo il governo, scoraggia anche i milionari più affascinati dal nostro Paese. Per fare un esempio pratico: un patrimonio di 20 milioni di euro, investiti in azioni e titoli, si tradurrebbe in una imposta di circa 200mila euro. Esattamente il doppio di quanto dovuto con la cosiddetta flat tax. I Paperoni, però, non potranno pagare le tasse a in più tranches come i normali contribuenti. i 100mila euro annuali dovranno essere versati tutti insieme. Inoltre ogni familiare a carico porterà nelle casse dello Stato altri 25mila euro. Secondo alcuni calcoli sarebbero già pronti a aderire un migliaio di danarosi, fra stranieri e italiani espatriati da tempo.

londraYou’re welcome! L’italia non è l’unica ad aver pensato a una tassa di favore per soli ricchi. Una misura simile esiste già in Gran Bretagna. Proprio il Regno Unito è il pensiero fisso del governo italiano, come degli esecutivi di mezza Europa. Dopo la Brexit, infatti, in molti si stanno attrezzando per offrire ai magnati delusi, in fuga dall’isola di Sua Mestà, il regime fiscale più conveniente. Nel Belpaese, i richmen inglesi non troveranno solo la tassa fissa da 100mila euro. Per chi decide di investire nel tricolore, sono previsti superammortamenti ai crediti a innovazione e ricerca, un Ires, l’imposta sul reddito delle società, ridotta e l’azzeramento delle tasse su capital gain, a condizione di finanziare imprese stabilmente organizzate in Italia. E se tutto questo non bastasse, a fine marzo una delegazione governativa e il sindaco di Milano Giuseppe Sala saranno a Londra, proprio per decantare i vantaggi di un trasferimento in Italia.

E gli altri? Nonostante la norma sia stata presentare come un modo per dare respiro all’economia italiana, sono in molti a sollevare problemi d’equità. A parità di reddito prodotto, l’imprenditore italiano e quello straniero, temporaneamente residente in italia, pagherebbero cifre diversissime. «Ma tanto questa è una legge fatta per far tornare gli italiani ricchi. Non credo proprio che gli inglesi vorranno stare fissi in Italia per almeno sei mesi» commenta Giuseppe Vitaletti, economista ed ex consigliere di Giulio Tremonti ai tempi del governo Berlusconi. «Rivendicare equità è una follia. Il sistema italiano non è equo, mai stato. L’Irpef la pagano solo autonomi e dipendenti. Questo tipo di tassa forfettaria rientra nel programma del G-20. L’imposta non dovrebbe essere legata alla persona, ma alla produzione del reddito. Si paga lì dove il reddito viene prodotto e si paga la stessa aliquota in tutto il mondo».