Un velo da 3 trilioni di dollari: alla faccia di Trump


Per la giornata dell’ 8 marzo, il colosso statunitense Nike presenta una novità che gli spalancherà le porte del mercato sportivo del Medio Oriente: l’hijab pro in poliestere, destinato alle atlete musulmane. Per affari e per rispondere al Muslim ban del neo presidente


Né un paio di scarpe né un reggiseno sportivo, ma un hijab. Il nuovo prodotto che la Nike, il noto marchio di abbigliamento e accessori sportivi, sta per lanciare sul mercato è l’indumento che le donne musulmane indossano per coprire la testa.  Così la religione entra ancora una volta nello nello sport e la Nike spalanca alle donne arabe le piste di atletica e le palestre con un prodotto che dovrebbe uscire l’anno prossimo ma che è già stato annunciato dal marchio statunitense.

Finora le atlete di fede musulmana erano condizionate dal dover indossare un hijab in cotone che rendeva molto faticosa l’attività sportiva. Il velo proposto dalla Nike è in tessuto traspirate e leggero come qualsiasi altro indumento indossato durante una gara.

I risvolti di questa invenzione non sono solo in campo economico ma lambiscono i confini di una conquista geopolitica.

Già Adidas e Under Armour avevano tentato di portare in passerella un velo sportivo ma la proposta era rimasta confinata al mondo della moda e non era stata mossa nessuna proposta concreta di produzione. Nike, invece, punta dritto al Medio Oriente e l’hijab ne è solo una chiave d’accesso.

Il lavorio del colosso americano sul territorio arabo era già iniziato alcuni anni fa, da quando il marchio aveva aperto alcuni negozi in Medio Oriente e soprattutto lanciato un’app rivolta solo a quel mercato: Nike+ Training club. Un’applicazione esclusivamente in lingua araba. Entro il 2020, i Paesi a maggioranza musulmana dovrebbe portare al marchio sportivo più di 3 trilioni di dollari.

Una lotta contro il tempo e soprattutto contro il Muslim ban voluto da Donald Trump. Se il presidente è votato alla chiusura verso il Medio Oriente, il Medio Oriente resta pur sempre un campo particolarmente fertile per le aziende statunitensi. Infatti, Nike, dopo la vittoria del candidato repubblicano alle elezioni del quattro novembre, ha puntato a una pubblicità che riaffermasse i suoi valori di inclusione sotto il motto “se hai un corpo, sei un atleta”. La campagna chiamata Pro Hijab è in cantiere da circa un anno, ma dopo gli ultimi avvenimenti politici ha subito una rapida accelerata.

Ma più che tingersi di rosa questa impresa aziendale ha il colore verde del dollaro. Nella presentazione del suo nuovo prodotto, Nike avrebbe affermato: «La realizzazione del Nike Pro Hijab è partita dalla richiesta di alcune atlete musulmane che ne avevano bisogno per poter migliorare le loro prestazioni». La notizia è stata fatta uscire per la giornata internazionale della donna e potrebbe far diventare Nike l’azienda leader in Medio Oriente in grado di raggiungere quasi il monopolio sui prodotti sportivi.

Per realizzare l’hijab sportivo, Nike ha chiamato a collaborare Haddad e altre atlete di fede musulmana, come la skater Zahra Lari, ha lavorato anche con comunità locali per assicurarsi che il design potesse andare incontro alle richieste culturali delle donne musulmane.

In Italia sono fresche le polemiche sull’uso del velo in ospedale. Forse bisognerebbe seguire l’esempio Nike e vedere in quel simbolo di fede un’opportunità commerciale.