Se al posto di un uomo si mette un robot la società rischia


La proposta di tassare il lavoro delle macchine era venuta dal presidente di Microsoft Bill Gates. Finora gli economisti hanno avversato l’idea. «È ora che l’umanità rifletta sul suo rapporto con i robot», avverte Michel Martone, docente di Diritto del Lavoro alla Luiss


A casa Zuckerberg non vivono solo Mark, Priscilla e la piccola Max, ma anche Jarvis, presenza impalpabile ma costante che dirige la vita dell’allegra famiglia a San Francisco. Jarvis si chiama come il maggiordomo di Iron Man, e come un bravo maggiordomo è cordiale e premuroso. Ma Jarvis è una voce integrata all’impianto domotico della casa, gestisce luci, temperatura, elettrodomestici, musica, controlla i movimenti di Max e può fare tanto altro. Zuckerberg interagisce con il suo domestico tramite Messanger o con comandi vocali. Jarvis si distingue dai sistemi sviluppati da Google, Amazon e Apple per la capacità di interagire con l’utente, per ora solo Mark e famiglia, utilizzando un linguaggio naturale e soprattutto apprende dalle sue abitudini per offrire quanto desiderato. Proprio come un maggiordomo, aereo e discreto.

Il ventinovenne californiano ha lavorato e investito molto sulla creazione di Jarvis, da lui presentato come la «sfida del 2016» e chissà cosa ne penserebbe della proposta di Bill Gates, fondatore di Microsoft di tassare il lavoro dei robot.

Bill Gates, co-fondatore e presidente Microsoft
Bill Gates, co-fondatore e presidente Microsoft

Negli Stati Uniti molti economisti si sono schierati contro la proposta del presidente di Microsoft, lanciata sulle colonne del sito Quartz e Lawrence Summers, ex segretario al tesoro degli Stati Uniti durante la presidenza Clinton, economista e professor all’Università di Harvard ha risposto sulle pagine del Washington Post definendo la proposta di Gates «profondamente sbagliata». Secondo Lawrence tassare il lavoro dei robot mette l’innovazione e la ricerca su una brutta china, le tasse, infatti rischiano di frenare gli investimenti fatti in ambito tecnologico e soprattutto, fa sapere Lawrence, tassare i robot non da una spinta positiva al mercato del lavoro.

Ma su un punto il professore di Harvard concorda con il presidente di Microsoft: da quanto i governi hanno iniziato a investire nelle nuove tecnologie hanno smesso di occuparsi di educazione e aggiornamento professionale, ma imporre una tassa, sempre secondo Summers, non salverebbe la situazione.

Michel Martone, professore di Diritto del Lavoro ed ex viceministro
Michel Martone, professore di Diritto del Lavoro ed ex viceministro

La polemica sollevata da Bill Gates ha innanzitutto un merito, come sottolinea Michel Martone, professore ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università Luiss ed ex viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali durante il governo Monti: «È una delle prime grandi prove del genere umano, il rapporto con il robot è proprio una delle nuove sfide e dobbiamo affrontarla al più presto». La proposta del co-fondatore di Microsoft ha sollevato non solo un problema economico, ma anche etico. La sfida preconizzata da libri e film contro le intelligenze artificiali è diventata, forse, reale.

Non tutti i lavori sono sostituibili dalle macchine e i robot restano pur sempre dei software, non amano e non versano lacrime come Rachel di Blade Runner, l’ultimo replicante. Summers fa notare come molti dei lavori sostituiti dai robot sono lavori alienanti che gli uomini o non sono disposti a fare o sarebbe meglio che non facessero. Ma approfondendo la proposta di Bill Gates, se si decidesse di tassare il lavoro robotico che lede il diritto umano al lavoro, quale sarebbe il disrimine da usare per stabilire quali macchine distruggono il lavoro e quali no? «Sul discrimine si deve interrogare la scienza» risponde Martone «È un lavoro sul quale si devono interrogare gli studiosi di robotica. Da tempo stiamo assistendo alle macchine che bruciano il lavoro e nello stesso tempo gli vengono incontro. Il computer è stato il primo. È una discussione complessa sul quale tutti noi dobbiamo interrogarci»

Lawrence Summers, economista ed ex segretario del Tesoro
Lawrence Summers, economista ed ex segretario del Tesoro

Secondo Summers, tassare l’impiego dei robot vorrebbe dire fermare il loro utilizzo nel mondo del lavoro e sarebbe come dire che se i vaccini ci aiutano a prevenire le malattie, bisognerebbe smettere di usarli perché distruggono il lavoro dei medici. A questa battuta dell’ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti, fa eco la riflessione dell’ex viceministro del lavoro italiano: «Io non penso che necessariamente correre sempre più veloce sia la soluzione ai problemi che abbiamo di fronte. Credo che nella società del rischio, come ci ricordava Beck, è importante prevedere anche dove stiamo andando e valutare bene i passi da compiere. L’arricchimento smisurato non è la soluzione ai problemi dl mondo».

Quindi aggiunge: «Stiamo consumando la terra ed è arrivato il momento di fermarsi a ragionare anche sulla proposta di Bill Gates». La questione è partita dagli Stati Uniti, ma sta arrivando anche in Europa. «Va affrontata in maniera globale», continua Martone «è importante questo aspetto del globale, è una questione umana prima che economica, non penso che vada introdotta la tassa in Italia. Un Paese non può muoversi in controtendenza, bisogna che la proposta venga presa in considerazione per risolvere dei problemi che si stanno sedimentando da anni».

In un’azienda un robot fa la differenza. Lavora rapidamente, non ha bisogno di pause e non va mai in pensione, semmai, si rompe. Rotto un robot se ne fa un altro e licenziato un uomo si mette un robot.