Atalanta, 11 ultrà arrestati: tra le accuse spaccio e rapina


A Bergamo l’operazione “Mai una gioia”: indagate 26 persone, c’è anche il figlio di un pubblico ministero


Le riprese della Polizia di Stato
Un fermo immagine del video della Polizia di Stato

C’erano una volta «i duri e puri», almeno così si definivano gli ultrà dell’Atalanta. E ora invece storie di rapine, tentativi di estorsione, spaccio di cocaina e spedizioni punitive: adesso c’è tutto questo nel sottobosco degli ultrà nerazzurri, colpiti da un’operazione partita all’alba e condotta dalla squadra mobile di Bergamo. Un’indagine cominciata nel settembre del 2015, che ha portato all’arresto di undici persone, appartenenti alla tifoseria organizzata nerazzurra, tra cui anche un cittadino albanese e uno serbo. L’operazione denominata “Mai una gioia”, che richiama uno striscione esposto ogni domenica dalla curva nord atalantina, scoperchia le abitudini di alcune delle frange più estreme del tifo, in primis un giro di spaccio e consumo di cocaina nei dintorni dello stadio Atleti Azzurri d’Italia, con diversi tentativi poi di scontrarsi con le tifoserie avversarie. Come accaduto per le partite contro la Roma del 20 novembre scorso o contro l’Inter del 16 gennaio 2016.

«L’indagine ha evidenziato un’attività sistemica legata allo spaccio e al consumo di cocaina da parte degli ultras» ha detto il direttore del Servizio Centrale Operativo della polizia, Alessandro Giuliano. Nella conferenza tenutasi in mattinata a Bergamo, sono stati illustrati i dettagli dell’operazione e mostrati diversi video delle telecamere piazzate nelle vicinanze dello stadio: «Abbiamo documentato le attività illegale tenute dai tifosi, in tutto parliamo di 26 persone indagate: 11 custodie cautelari in carcere, 7 arresti domiciliari, tre obblighi di dimora e 5 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria». Tra gli indagati c’è anche il figlio di un pubblico ministero, Francesco Buonanno, colpito dalla misura cautelare dell’obbligo di firma disposta dal gip di Bergamo e al quale viene contestato lo spaccio di gruppo.

La conferenza tenutasi in mattinata
La conferenza tenutasi in mattinata

Per gli ultras dell’Atalanta un nuovo oscuro capitolo, con dinamiche inedite e linguaggio in codice: i “pallini” per identificare le dosi di droga o le “spranghe” per i tossicodipendenti insolventi nel pagamento. La cocaina era venduta ma anche consumata nei bagni dei bar e in alcuni casi anche nello stadio. All’alba sono state eseguite anche 14 perquisizioni domiciliari, notificati 30 avvisi di avvio del procedimento di  Daspo e emissione di 10 provvedimenti di sospensione della licenza nei confronti di dieci gestori di esercizi commerciali bergamaschi – 9 in città e uno in provincia -, coinvolti a vario titolo negli episodi ricostruiti nell’inchiesta. Sono stati chiusi per un lasso di tempo che va da 15 giorni a tre mesi. «Questa indagine ha un altissimo valore, perché bisogna frenare il fenomeno dello spaccio, anche in locali pubblici: da qui ho deciso di adottare provvedimenti di chiusura» ha detto il questore Girolamo Fabiano.