8 marzo, le donne scioperano: 100 anni fa e anche domani


Protestano anche le attrici teatrali, al grido: “Seppellitevi da soli. Antigone sciopera”


imgresLe mimose non c’entrano. Così come non è mai stato provato il rogo in una fabbrica di New York che, secondo la narrazione popolare, avrebbe dato i natali all’8 marzo. La ricorrenza, conosciuta in tutto il mondo come festa della donna, nasce dalle proteste. A San Pietroburgo, l’8 marzo 1917 le donne della capitale guidarono una grande manifestazione per chiedere la fine della guerra. La controffensiva dei cosacchi fu fiacca e finì per incoraggiare nuove proteste, che da lì a poco portarono al crollo dello zarismo. L’8 marzo 1917 (23 febbrao secondo il calendario giuliano in vigore in Russia) le donne diedero il via alla Rivoluzione russa di febbraio. Il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste fissò per l’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia».

Insomma, è iniziata con uno sciopero e continuerà con uno sciopero. Per domani è previsto uno sciopero generale di 24 ore, promosso a livello mondiale dal “Movimento internazionale delle Donne” e ripreso in Italia dal movimento “Non una di meno” che domai scenderà in piazza per protestare contro la violenza di genere. Fra le manifestanti ci saranno anche volti noti del mondo dell’arte.

Seppellitevi da soli! Sembrerebbe una maledizione, una iettatura direbbero a Napoli. Invece è il titolo dell’appello con il quale più di quaranta fra attrici e altre professionalità del teatro e del cinema aderiscono allo sciopero indetto per l’8 marzo dal movimento “Non una di meno”.

Antigone sciopera. Idealmente, si unisce alle artiste una delle donne più famose della letteratura greca. Nell’omonima tragedia di Sofocle, l’eroina viene condannata a vivere in una grotta per il resto dei suoi suoi giorni. La sua colpa? Aver dato una degna sepoltura al fratello Polinice, contro il volere del re di Tebe.

La ribellione di Antigone si fonde con quella delle manifestanti, che domani si prenderanno una pausa “da un immaginario impregnato di cultura machista e stereotipi di genere. Scioperiamo dai culi perfetti, dai visi senza rughe. Scioperiamo per poter mettere in scena corpi altri, altre immagini, altri suoni, altri testi. Sovvertire le forme. Inventare nuovi immaginari”.

Non è un mondo dorato quello dell’arte. Non è immune “dalle diseguaglianze e dalla precarietà”, assicurano le firmatarie dell’appello. Lo sciopero sarà globale e femminista, uno sciopero “delle lesbiche, dei gay, delle trans, di tutte le identità mutevoli contro la violenza maschile”.

Per chi passa la vita a mettersi nei panni degli altri, domani sarà l’occasione di astenersi da “un lavoro strano, da cui è difficile scioperare. Siamo sempre dal vivo. Un live set che non finisce mai”.

Anche il tempo diventa un nemico con cui fare i conti: “Dobbiamo essere under 35 anche a 50, e quando superiamo i cinquanta torniamo ad essere merce scartata dal mercato. Siamo alla frutta”.

Le firmatarie, fra cui ci sono anche ci sono Giorgia Nardin, Alessandra Fabbri e Sylvia de Fanti, avvertono: “Non abbiamo solo tre sorelle, ma  tante e sono tutte in lotta e molto incazzate”. Proprio come cento anni fa.