Stadio della Roma: il progetto c’è, l’assessore quasi


Due settimane con un buco nella giunta Raggi, ma il via libera al progetto da 1,7 miliardi è arrivato. L’ex assessore Caudo attacca: «A rischio le opere di pubblico interesse»


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«Se si faranno ancora le opere di pubblica utilità connesse allo stadio? Non sono riuscito a capirlo nemmeno io». Dall’addio di Paolo Berdini alla giunta capitolina sono passate più di due settimane, ma la situazione sotto il cielo di Tor di Valle è tutt’altro che chiara. Almeno secondo Giovanni Caudo, ex assessore all’urbanistica di Ignazio Marino, che al progetto dello stadio dell’As Roma a Tor di Valle aveva dato l’ok definitivo, a patto che i privati realizzassero contestualmente una serie di infrastrutture strategiche nell’area. Infrastrutture che adesso potrebbero essere rimandate o, teme Caudo, in parte cancellate.

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Giovanni Caudo

Opere come il prolungamento della metro B fino al nuovo stadio, o il ponte sul Tevere che collegherebbe la struttura alla Roma-Fiumicino. «Il problema – spiega l’ex assessore Caudo – è che per ora di questo nuovo accordo tra il Comune e l’As Roma non esiste un documento ufficiale. Ci si basa solo sulle dichiarazioni della sindaca». Il nuovo accordo è stato siglato il 24 febbraio e prevede il dimezzamento delle cubature del progetto: via le tre torri dell’archistar Daniel Libeskind alte più di cento metri, al loro posto sette palazzoni di 18 metri ospiteranno uffici, negozi e ristoranti. «Il problema è che le cubature per le strutture private servivano a rendere sostenibili economicamente le opere pubbliche», attacca Caudo. «Opere che noi avevamo ottenuto entrassero in funzione insieme allo stadio, e che adesso sembra saranno relegate in una “fase due”. Ma non si capisce  da chi e come verranno pagate». Il rischio? Quello che una consistente parte delle infrastrutture di pubblico interesse non veda la luce. «A Roma rimandare è la normalità», dice Caudo. «Nella fase uno il privato fa il suo interesse, e poi la fase due in qualche modo scompare».

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Paolo Berdini

Intanto i costruttori di Eurnova srl hanno chiesto di rimandare di almeno 30 giorni la conferenza dei servizi, il tavolo tecnico con le istituzioni, in programma per il 3 marzo. Passerà dunque almeno un altro mese prima che i nodi su Tor di Valle vengano sciolti. Per allora, la giunta capitolina avrà individuato un nuovo nome da far sedere sulla scomoda poltrona dell’urbanistica. Il successore di Berdini dovrebbe essere nominato oggi, domani al più tardi. Il nome ancora non è noto: il garante dei Cinque stelle Beppe Grillo, in trasferta a Roma fino a pochi giorni fa, avrebbe sondato (con esito negativo) l’architetto ligure
Alberto Sasso, già consulente dei pentastellati sull’intricata matassa stadio e per molti  principale artefice della svolta green su Tor di Valle. Un altro nome in lizza sarebbe quello di Emanuele Montini, ex rutelliano, attualmente capo dello staff dell’assessora al welfare Laura Baldassarre.

Ma nessuno sembra avere troppa voglia di rimpiazzare Berdini. Per Giovanni Caudo, «il problema è che manca una visione urbanistica del futuro della città». O forse è la percezione che, più che in giunta, le decisioni che contano su Tor di Valle vengano prese a Genova.