Ozpetek: «Rosso Istanbul, la mia città che non c’è più»


Oggi nelle sale l’ultimo film del regista, girato nella Turchia di Erdogan: «Durante le riprese mi sembrava di perderla, avvolta da un’aria pesante e inquieta»


Istanbul, Roma, Lecce, Istanbul. Un cerchio che si chiude: Ferzan Ozpetek torna a girare nella città dove è iniziata la sua carriera cinematografica nel 1997.

Dozpetek 2opo i successi raccolti raccontando Roma ne La finestra di fronte, Le fate ignoranti e Saturno contro e le atmosfere salentine esaltate sul set leccese con Mine Vaganti, il richiamo della Turchia è forte e il regista risponde tornando all’inizio, tornando a casa.

La stessa scelta che fa il protagonista Orhan (Elit Ergenc) un editor tornato a Istanbul dopo 20 anni di lontananza volontaria. Arriva per aiutare un regista, Deniz (Nejat Isler) a terminare il proprio libro. Poi la trama si perde fra ricordi, legami familiari intensi e amici nuovi e ritrovati. Le vite dei due si mischiano, si sovrappongono in un’analisi psicologica che Ozpetek sviscera a fondo.

Per stessa ammissione dell’autore italo-turco, il film è frutto di un doppio viaggio emotivo e razionale tra le emozioni e i sentimenti suscitati dal ritorno a casa. La trama infatti è liberamente ispirata al suo libro omonimo, in turco Istanbul Kirmizisi. «Rosso istanbul sarà un film drammatico con tinte noir», ha dichiarato lo stesso Ozpetek. Pellicola che arriva nelle sale in un momento in cui i riflettori sono puntati sulla Turchia di Erdogan e sulla sua morsa autoritaria sui diritti civili. A proposito della città che ha conosciuto da bambino e in cui è tornato oggi, il regista dice: «Durante le riprese mi sembrava di perderla continuamente, sfumata nell’incertezza di un’aria pesante e inquieta». Anche la realizzazione ha risentito del periodo particolarmente critico attraversato dalla città: per tutto il tempo la troupe è stata seguita da un servizio di sicurezza. Addirittura in alcuni luoghi non è stato possibile girare perché era a rischio l’incolumità stessa del set.

Nostalgia, amori e segreti sono gli ingredienti alla base di Rosso Instabul, pronti a catturare il pubblico trascinandolo sul Bosforo e nelle vita dei personaggi che lì fanno i conti con le proprie emozioni, come tutti. Tornare, a volte, è tanto difficile quanto andarsene, perché il distacco è un trauma che non si assorbe mai del tutto. E allora la regola per la sopravvivenza la svela lo stesso regista in una battuta che riassume tutto il clima del film: «Le separazioni sono per chi ama con gli occhi. Chi ama con il cuore non si separa mai»