Calenda: «Bene il Ceta, non è un accordo anti-Trump»


Il ministro dello Sviluppo Economico spegne le polemiche sull’accordo commerciale con il Canada: «Il meccanismo di arbitrato Stati-imprese? Migliore di molti altri. Le piccole e medie imprese del continente ne beneficeranno»


Con 408 voti favorevoli e 254 contrari ieri mattina il parlamento europeo ha approvato il Ceta, l’accordo di libero scambio con il Canada. Il voto favorevole dell’emiciclo di Strasburgo, che questa mattina è stato suggellato da una cerimonia di ratifica alla presenza del premier canadese Justin Trudeau, è arrivato dopo anni di polemiche e scontri istituzionali. Lo scorso ottobre, a seguito dell’opposizione del parlamento della regione Vallonia, in Belgio, il trattato sembrava sul punto di naufragare. «Il passaggio parlamentare è servito a dare una legittimazione piena all’intesa, ce n’era bisogno», commenta Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico ed ex ambasciatore dell’Italia presso l’Ue.

Ministro Calenda, qual è il suo giudizio sul trattato Ceta?

«Penso sia un buon accordo, l’ho detto tante volte. Non c’è alcun abbassamento degli standard sulla qualità dei prodotti in circolazione. Anzi, per la prima volta un Paese anglosassone attribuisce un valore alle indicazioni geografiche protette delle nostre merci. Il voto favorevole del Parlamento è il punto esclamativo su un accordo negoziato dalla Commissione e già approvato in Consiglio».

I critici evidenziano le possibili conseguenze negative dell’abbattimento delle barriere commerciali  sulle piccole e medie imprese.

«Non si capisce sulla base di quali presupposti. E’ l’esatto contrario. I dazi doganali che il Ceta rimuove rappresentano spesso una muraglia insuperabile per la piccola imprenditoria e non danneggiano in ogni caso le grandi aziende, che possono sempre aprire nuove fabbriche nelle aree di interesse e aggirare l’ostacolo. Come fa la Fiat. Le piccole ditte esportatrici invece potranno penetrare in nuovi mercati con maggiore facilità».

E cosa ne dice del meccanismo che permette alle aziende di portare in giudizio gli Stati?

«Lo sa quanti sono gli accordi già in vigore che prevedono questo sistema?»

Me lo dica lei. 

«1400 soltanto in Europa. Nella maggior parte dei casi, la clausola per la risoluzione delle controversie è scritta peggio. Si applica una forma di arbitrato che può dare luogo ad abusi. Qui c’è stato un importante progresso, per volere del Parlamento verrà istituito un tribunale rigoroso e non ci si limiterà a rivolgersi a un semplice arbitro».

Il voto del parlamento è arrivato il mese dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Canada ed Europa fanno fronte comune?

«Del Ceta se ne parla dal 2009, l’anno prima era stato eletto Obama. Non c’è nessun patto contro l’attuale presidente. Limitiamoci a dire che è un passo importante per tutto il nostro continente».