Usa-Messico: si alza (sulla carta) il muro di Trump


Come aveva già annunciato su Twitter, il presidente Trump firmerà oggi il decreto per la costruzione della barriera per isolare il Sud America


L’aveva annunciato già su Twitter: «Domani sarà un grande giorno per la SICUREZZA NAZIONALE! Tra le altre cose costruiremo il muro!».

La comunicazione non è arrivata dall’account ufficiale del presidente degli Stati Uniti, @potus, ma da quello privato del tycoon @realdonaldtrump, quasi a dire: «Sono io, il vero Donald Trump, l’outsider della politica, il cane sciolto del partito repubblicano, a mantenere le promesse, non il mio partito».

Trump firmerà l’ordine esecutivo per la costruzione del muro, il quarto dal suo insediamento, durante una visita al dipartimento della Homeland Security, in presenza del ministro degli esteri messicano Luis Videgaray. L’arrivo del premier Enrique Peña Nieto è previsto solo per venerdì: sarà il primo leader straniero a incontrare il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Era una firma promessa e attesa, un punto fondamentale, secondo Trump, per avere il controllo sull’immigrazione.

Ma se Trump può firmare, senza aver bisogno di consultare il Congresso, l’ordine di costruire il muro, avrà invece bisogno dell’approvazione dell’assemblea per finanziarne realmente la costruzione, nonostante il presidente continui a dire che il Messico lo costruirà a sue spese.

Intanto ci sono già le prime stime sui costi. La costruzione del solo muro verrebbe a costare 6,5 milioni di dollari per miglio, sarebbero poi necessari 4,2 milioni per strade e altre infrastrutture che correranno per oltre 2000 miglia di frontiera. Insomma, 14 miliardi per separare gli Stati Uniti ricchi e per bene, dal Messico povero e corrotto.

Quella del ministro degli esteri messicano Videgaray sarà una visita delicata, a causa dei precedenti. Videgaray aveva organizzato durante la campagna elettorale per le presidenziali, l’arrivo di Trump. L’allora candidato, dopo aver mostrato il primo giorno il volto bonario dell’uomo di spettacolo, aveva svelato la maschera aggressiva del tycoon rivelando, al fianco del premier Nieto, non solo la volontà di erigere il muro, ma anche che i costi della costruzione sarebbero stati a carico di Città del Messico. Molti messicani, nella confusione e non sapendo come reagire, accusarono Videgaray di essere d’accordo con Trump, l’allora ministro delle finanze fu costretto a dimettersi e venne riabilitato solo dopo la vittoria del leader repubblicano con la carica di ministro degli Esteri, nella speranza di recuperare, attraverso la personalità di Videgaray, il rapporto con gli Stati Uniti.

In realtà, una sorta di barriera che divide Messico e Stati Uniti esiste già, ma non ha nulla a che vedere con l’opera ciclopica intesa da Donald Trump che in molti al Congresso credono ancora irrealizzabile.

Nelle prossime ore, il presidente dovrebbe firmare anche altri ordini esecutivi che impongono limiti all’immigrazione per alcuni Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Tutti posti in cui, come scrive Trump nella proposta di ordine esecutivo, «non si fa un adeguato screening».

A Washington, «il grande giorno» sta per iniziare. L’incontro tra Videgray e il presidente è pronto. Il muro, per ora, è nella mente di Trump e nelle paure dei Latinos.