Trump, 96 ore per cambiare l’America


I primi giorni della presidenza repubblicana stanno mostrando che le intenzioni del presidente sono chiare: portare l’America all’isolazionismo. Spannaus, autore del libro che ha predetto la vittoria del tycoon, commenta: «Nessuna sorpresa, sta mantenendo le sue promesse»


Prima mossa, annullare il Tpp, poi ridurre le assunzioni nel governo federale e ridurre i fondi per le Ong che si occupano di aborto. Questi i primi tre ordini esecutivi firmati dal nuovo presidente degli Stati Uniti, i prossimi appuntamenti della settimana riguarderanno Obamacare e relazioni internazionali.

Dai primi giorni di Trump c’era da aspettarsi semplicemente Donald Trump. Novantasei ore che rivelano un presidente decisionista e fedele alle sue promesse. Evidentemente la visione di Trump come un confuso sta fallendo. «Sicuramente non è un politico e sicuramente non piace ai media, ma non è un confuso» dice Andrew Spannaus, l’analista americano che per primo aveva spezzato l’ottimismo democratico e reso ancor più amaro il riso della satira con il libro Perché vince Donald Trump. La rivolta degli elettori e il futuro dell’America.

Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti
Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti

Le idee di Donald Trump sono state chiare in campagna elettorale e continuano a esserlo. Le ha ribadite nel discorso di insediamento e dal giorno seguente si è messo all’opera.

Via il Tpp. Il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo per ritirare formalmente gli Stati Uniti dal Trans-Pacific Partnership, il grande trattato commerciale con i 12 Paesi affacciati sul Pacifico. «Trump intende arginare il più possibile la perdita dei posti di lavoro negli Stati Uniti. Formalizzare la morte del Tpp e riaprire il Nafta sono cose di cui parla da un anno e mezzo» sottolinea Spannaus. Se il Tpp è già morto, il Nafta, l’accordo nordamericano per il libero scambio, firmato due decenni fa tra Stati Uniti, Canada e Messico, verrà rinegoziato. Per il 31 gennaio è atteso alla Casa Bianca il presidente messicano Enrique Peña Nieto, con il quale Trump aveva già avuto un incontro scontro in campagna elettorale e presto dovrebbe avvenire anche la visita del primo ministro canadese Justin Trudeau.

Nei campi in cui ha spazio di manovra, come i trattati internazionali, Donald Trump ha provveduto ad agire direttamente. «Se il popolo l’ha votato affinché si scagli contro la globalizzazione, Trump deve lottare contro i trattati per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, sarà comunque molto difficile, ma sta già facendo il possibile per promuovere il lavoro industriale negli Stati Uniti».

Nella giornata di ieri, Donald Trump, oltre a quello relativo al Tpp, ha firmato altri due ordini esecutivi, ossia provvedimenti di efficacia immediata che non hanno bisogno di passare per il Congresso: uno per interrompere le assunzioni nel governo federale, il secondo per tagliare i fondi federali alle associazioni non governative che promuovono e praticano le interruzioni di gravidanza fuori dal territorio degli Stati Uniti. Due temi molto cari alla base repubblicana e che fanno contenti gli elettori religiosi.

Nei suoi primi giorni Trump sta dimostrando di voler far seguire alle parole i fatti e la cosa fa paura soprattutto se si parla di Obamacare, la riforma sanitaria di Obama. «Per fare questa riforma ci vorrà il Congresso e sicuramente dovremo attenderci una dura battaglia» mette in guardia Andrew Spannaus, «tra chi vuole mantenere la riforma e chi, come molti tra i repubblicani, non ha paura di ridurre le garanzie sociali. Ci sono già dei tentativi di arrivare a un compromesso e sinceramente mi aspetto che Trump provi a mitigare le volontà del Congresso». Questa, insieme alla rivisitazione dei trattati sul clima è una delle lotte che creeranno più problemi al tessuto sociale americano.

In questi primi giorni Trump non ha creato molto, ha soprattutto raso al suolo. Distruggere per creare un’America isolazionista. Trump sta dimostrando di non aver paura di mettere in discussione il libero mercato, ma per portare a termine le sue promesse c’è bisogno di una politica organica, non facile da attuare.

Novantasei ore senza sorprese quelle con cui Donald Trump ha iniziato a cambiare gli Stati Uniti. Già per le strade si sono animate le prime proteste, ma tanti sono anche i contenti: gli elettori che volevano da questo presidente lavoro e protezionismo, le comunità cristiane che appoggiano la lotta alle Ong che si occupano di aborto. Tra gli scontenti, che stanno facendo più rumore dei contenti, i democratici, le femministe, l’Europa che rischia di perdere un tradizionale sostegno e la sinistra che però, come sostiene Spannaus: «Potrebbe riservare delle sorprese. Molti elettori di Bernie Sanders o di Jill Stein, la candidata dei Verdi, potrebbero trovarsi inaspettatamente d’accordo con la direzione che la politica economica di Trump sta prendendo».