Il freddo kazako non congela la situazione siriana


Turchia, Iran, Russia, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, l’ambasciatore statunitense George Krol provano a mediare tra il governo di Damasco e le forze militari di opposizione


Vertice di Astana
Vertice di Astana

Almeno per qualche giorno il tradizionale clima rigido che si respira ad Astana, in Kazakhstan, non è imputabile alle sferzanti correnti della Siberia. Tantomeno ai 14 gradi sotto lo zero registrati nella capitale considerata la seconda più fredda del mondo. Oggi il gelo non viene da Nord ma pare propagarsi dal centro del quartiere verde, direttamente dalla conference room dell’hotel Rixos. Da questa mattina nel prestigioso albergo si sono riuniti attorno a un tavolo negoziale gli attori interessati ai colloqui di pace sulla situazione della Siria.

Tuttavia il discorso introduttivo di Mohammad Alloush, rappresentante dell’opposizione militare siriana e leader di Jaysh al-Islam, è stato più che sufficiente per scongiurare definitivamente il clima collaborativo che qualcuno si augurava. Alloush, dopo aver annunciato di non voler trattare direttamente con il governo siriano, ha aggiunto: «Miriamo a stabilizzare il cessate il fuoco in maniera completa e a portare avanti la transizione politica, cominciando dall’uscita di scena di Bashar Assad e del suo regime». Una posizione netta, arroccata intorno alla possibilità di continuare l’impegno armato a prescindere dalla sconfitta di tutte le postazioni dell’Isis: «I ribelli sono uomini di pace ma anche cavalieri di guerra» ha concluso. Non è stato meno duro Bashar Jaafari, capo della delegazione governativa, che ha definito «insolente» il discorso di Alloush e «illegittima» la rappresentanza inviata dai ribelli in Kazakistan.

Vertici Onu all'hotel Rixos
Vertici Onu all’hotel Rixos

La tregua siriana in pratica continua a reggersi sul cessate il fuoco concordato il 29 dicembre e più volte tradito da tutti. Una situazione sempre più polarizzata anche a causa delle alleanze, determinate a ottenere più vantaggi territoriali possibili. Russia e Iran danno man forte alle forze di lealiste mentre Turchia, alfiere anche degli Stati Uniti che con Trump dovrebbero cercare di sfilarsi, continua a sostenere parte degli oppositori di Bashar Assad. Mancano infatti all’appello i rappresentanti curdi la cui assenza è l’unico punto che ha messo d’accordo tutti.

L’incontro di Astana, prodromo della più importante riunione di Ginevra degli inizi di febbraio, ha stabilito un primo gelido contatto tra le parti in gioco. Le stesse che continuano la battaglia sul campo. Dopo aver liberato Aleppo in dicembre grazie ai bombardamenti di Mosca l’attenzione si è spostata su Raqqa, capitale dell’Isis, in cui secondo le ultime notizie riferite dall’agenzia iraniana Fars avrebbe ripiegato Abu Bakr al Baghdadi. Vengono quindi smentite le voci secondo le quali il leader dell’Isis si trovasse a Mosul, assediata e circondata dalle forze irachene e quelle alleate, come sostenuto in queste settimane.

Deir Ez-Zor
Deir Ez-Zor

Intanto il ministero della Difesa russo, ha fatto sapere che «sei bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3, dopo essere decollati da un aerodromo nel territorio della Federazione e aver sorvolato i territori dell’Iran e dell’Iraq, hanno effettuato un attacco aereo contro punti di comando e depositi di armi e munizioni dei miliziani dell’Isis, che operano nella zona della Deir ez-Zor» cittadina poco più a sud di Raqqa con cui condivide le rive dell’Eufrate e gli scomodi invasori.