Se l’America del soccer si scopre dimenticata


In attesa che ricominci la Mls è tempo di calciomercato. Ma si fa per dire, perché la nuova terra promessa è quella cinese e sempre meno top player scelgono gli Stati Uniti rispetto al trend degli ultimi anni


Beckham ai tempi dei Los Angels Galaxy
Beckham ai tempi dei Los Angels Galaxy

America, un tempo terra promessa. Per la Mls adesso è tempo di preseason, ma soprattutto di calciomercato. Ed è tempo di scoprirsi dimenticati, quasi oscurati, dalle inedite ambizioni del gigante cinese. Sembrano già appartenere a un’altra epoca i tempi in cui, a carriera finita, i big del nostro calcio andavano a svernare oltreoceano. In principio furono i pionieri Cruijff, Best, Bettega e Beckenbauer, poi la seconda generazione favorita dalla cosiddetta “legge Beckham”: per l’asso inglese si mise mano alle regole del salary cap, aprendo la strada ai vari Kakà, Keane, Drogba, Lampard, Villa e Gerrard. Anche dall’Italia sono partiti in tanti, tra cui Nesta, Di Vaio, Corradi, Nocerino e Donadel. Fino agli ultimi due più in vista, Pirlo e Giovinco. Scampati alle grinfie del Dragone, per sfortuna dei loro portafogli.

Segno più per gli stadi americani quando c'è il soccer
La finale 2016 si è disputata a Toronto

E’ proprio la formica atomica il paperone del soccer americano, con 7 milioni di dollari a stagione. “Solo” 2,3 milioni per Pirlo. Bazzecole, verrebbe da dire, a confronto con le nuove frontiere apertesi nella terra del Sol Levante: 25 milioni di euro all’anno per Oscar, 38 per Tevez, giusto per citare gli ultimi stipendiati a peso d’oro. Negli Stati Uniti il soccer ha fatto dei passi avanti, ma «non ha sfondato per davvero e non sarà mai a livello dei campionati europei» ha dovuto ammettere Don Barber, il boss della Mls. «Il nostro tallone d’Achille è il tasso tecnico. Il segno più lo abbiamo registrato con le presenze allo stadio, gli accordi con le tv e i ragazzini alle scuole calcio. Per le regole del nostro sistema sportivo non possiamo certo rincorrere o pareggiare le offerte cinesi». La sfida è lanciata anche per organizzare gli eventi calcistici principali: se la Cina ha puntato il Mondiale del 2030, gli Usa vogliono coinvolgere Messico e Canada per accaparrarsi il torneo del 2026, il primo extralarge a 48 Nazionali.

E con la Mls dove eravamo rimasti? Alla notte del 10 dicembre scorso, alla rabbia di Giovinco per il titolo 2016 con Toronto sfumato ai rigori: 0-0 ai supplementari, 5-4 dal dischetto per i Seattle Sounders e prima Mls Cup della loro storia. Tra poco si ricomincia, il 3 marzo partirà la nuova stagione regolare. Invece non se la passa bene la Nazionale di calcio, che qualche mese fa ha cacciato Jurgen Klinsmann, in difficoltà sulla strada per Russia 2018 e accusato di non aver fatto compiere alla rappresentativa statunitense quel passo in avanti che ci si attendeva. Al suo posto Bruce Arena, uno dei veterani. Ma adesso è tempo di calciomercato o forse si fa per dire. Visto che stenta a decollare e di grossi nomi in arrivo non c’è neanche l’ombra. Semplicemente perché qualcun altro paga di più. A rischio smentita anche Andy Warhol, che disse «spendere è molto più americano di pensare».