Davos, Xi Jinping guida la globalizzazione


Xi, funzionario comunista del Paese più inquinato del mondo, si candida alla guida del nuovo asse votato al libero scambio e della lotta al cambiamento climatico


«Il protezionismo? Dobbiamo dire di no. Sarebbe come chiudersi dentro una stanza buia. Vento e pioggia possono pure restare fuori, ma resterebbero fuori anche la luce e l’aria. Nessuno uscirebbe vincitore da una guerra commerciale». Xi Jinping, capo di Stato cinese, è particolarmente ispirato durante il discorso al Forum economico mondiale di Davos. Investito della carica di primo relatore, si è lasciato andare a una serie di immagini evocative per difendere la globalizzazione dallo spauracchio protezionista. Senza mai nominare Donald Trump ha praticamente lanciato un asse globale della resistenza al tycoon a poche ore dal suo giuramento a Washington.

Xi Jinping, capo di Stato cinese
Xi Jinping, capo di Stato cinese

«Alcune persone accusano la globalizzazione economica» per il «caos» in cui viviamo oggi, ma molti problemi attuali, «dalla crisi dei rifugiati in Europa alla crisi finanziaria di dieci anni fa non è stata la globalizzazione a causarli». Così ha esordito Xi, riservando una sobria frecciatina a Washington e Wall Strett. per poi proseguire: «Piaccia o no, l’economia globale è l’enorme oceano dal quale nessuno può tirarsi fuori completamente». Il messaggio è chiaro e pacato, come il tono di tutto il discorso, e non ammette repliche: il “mercato“ ha imposto la globalizzazione e ora non è possibile uscirne. Non bastano gli indici puntati sulla folla di Donald Trump o le minacce di Theresa May all’Europa.

Un’opposizione dura che riguarda anche il cambiamento climatico. «L’accordo di Parigi è un passo avanti magnifico, tutti i firmatari dovrebbero rispettarlo. È una responsabilità che dobbiamo assumere per le prossime generazioni». La Cina di Xi promette di collaborare per correggere la rotta, dandosi un modello più sostenibile di crescita anche per limitare i danni della sovrapproduzione. Il nuovo alfiere dell’ambientalismo è il Paese con le acque più inquinate al mondo. Oli pesanti, pesticidi, immondizia non permettono a più di 20 milioni di cinesi di avere accesso all’acqua potabile. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità ogni anno circa 100.000 persone, quasi 300 al giorno, muoiono a causa dell’inquinamento idrico. Fino ad ora le agenzie cinesi per la tutela ambientale devono fare i conti con una cronica mancanza di fondi, autonomia e soprattutto potere: gli interessi economici del governo e degli imprenditori privati hanno la meglio sugli altri. Il Forum di Davos quest’anno, oltre a dettare la linea del commercio globale, conferma che il mondo sta cambiando a una velocità e in modalità mai viste prima.