Vivendi-Mediaset, francesi all’assalto dell’Italia


Il colosso francese di media e telecomunicazioni ieri ha raggiunto il 20% del gruppo tv italiano. Fininvest e Berlusconi corrono ai ripari contro «un’operazione ostile». E il governo teme altre scalate oltre confine


Ostile e rapida. Si è concretizzata in soli tre giorni l’avanzata di Vivendi ai danni del Biscione. Il colosso parigino di media e telecomunicazioni ieri ha raggiunto il 20% di Mediaset. Mirando a fare di un altro pezzo del Bel Paese terra di conquista dei francesi.

Berlusconi: «non concordata, operazione ostile»

Il guanto di sfida lo aveva lanciato lunedì il presidente e primo azionista Vincent Bolloré, annunciando l’obiettivo di una partecipazione «in un primo tempo» compresa tra il 10 e il 20 per cento. L’attuale pacchetto francese da solo basterebbe per chiedere la convocazione di un’assemblea e la rappresentanza in consiglio di amministrazione. Che si tratti solo del primo passo di una potenziale scalata è ipotesi che agita i vertici del Biscione. Fininvest ieri si è portata al 38,3% di azioni, vicino alla soglia massima per non incorrere nell’obbligo di lanciare un’Opa, l’offerta pubblica d’acquisto. Di fatto ha raggiunto il tetto di titoli acquistabili nell’arco di un anno, a meno di ricorrere a un’Opa totalitaria. La holding avrebbe già allertato Unicredit e Intesa Sanpaolo per mettere al sicuro la società di Cologno Monzese. Il timore è che Vivendi prosegua nell’ascesa, avvicinandosi al 30 per cento. Silvio Berlusconi ha già fatto sapere che da parte loro gli acquisti proseguiranno «nei limiti di legge». La mossa di Bolloré «non concordata preventivamente con Fininvest», recita la nota diffusa ieri dalla famiglia dell’ex premier, «non può essere considerata altro che un’operazione ostile».

I precedenti: l’accordo su Premium e il passo indietro di Vivendi

Vincent Bolloré
Vincent Bolloré

Le tensioni tra il Biscione e il colosso del finanziere bretone Bolloré non sono in effetti una novità. Ad aprile Vivendi ha sottoscritto un accordo di compravendita vincolante per Premium, la pay-tv del gruppo Mediaset. L’intesa prevede uno scambio paritetico di azioni delle capogruppo del 3,5 per cento. Quattro mesi di trattative per realizzare una piattaforma europea che faccia concorrenza all’avanzata di Netflix. A luglio il passo indietro: Vivendi denuncia significative differenze nelle analisi dei risultati di Mediaset Premium e annuncia di non voler rispettare l’accordo. Il titolo Mediaset perde quotazioni in Borsa e la vicenda finisce in tribunale. Ad agosto la società di Berlusconi chiede con citazione l’esecuzione forzata del contratto e il risarcimento dei danni subiti. Cinquanta milioni di euro al mese solo per i ritardi. L’idea adesso è che l’accordo su Premium fosse per Vivendi solo la porta d’accesso per la casa madre: Bolloré aveva infatti avanzato come proposta alternativa di acquisire il 15% di quest’ultima e il 20% della pay tv.

Calenda: «modo inappropriato di rafforzare la presenza in Italia»

Il passaggio del 20% di azioni Mediaset nelle mani dei francesi non è passato inosservato nemmeno a palazzo Chigi. Il gruppo tv milanese è ancora considerato «patrimonio del Paese», come lo definì nel 1998 l’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Il tentativo di scalata ostile a uno dei più grandi gruppi mediatici italiani non è «il modo più appropriato di procedere per rafforzare la propria presenza in Italia». Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, interviene a chiusura delle contrattazioni per rimarcare l’intenzione del governo di monitorare l’evolversi della situazione. «Quando si tratta di un’azienda che opera in un campo strategico come quello dei media, il modo in cui si procede non è irrilevante. Mi pare che questo principio sia in Francia ampiamente riconosciuto e assertivamente difeso».

L’ipotesi Telecom e i timori sulle banche

In gioco non c’è di certo solo l’azienda di Berlusconi. Bolloré ha già messo le mani su un’altra italiana: Vivendi detiene una quota di azioni Telecom che sfiora il 25 per cento. Allo studio ci sarebbe la creazione di un unico polo franco-italiano che raggruppi Orange, Canal +, Telecom e Mediaset. Sempre sotto la regia di Vivendi. L’avanzata francese potrebbe poi interessare anche il comparto bancario. La società di gestione del risparmio francese Amundi ha da tempo avanzato un’offerta per l’acquisto di Pioneer, polo del risparmio gestito che fa capo a Unicredit. Dieci giorni fa è stata annunciato l’avvio di una trattativa esclusiva con i francesi per la sua vendita. Cifra stimata: 3,5 miliardi di euro. Palazzo Chigi teme questo e altro. Ovvero che le scalate in futuro riguardino anche Mediobanca e Generali.

Non solo Mediaset: le italiane passate ai francesi

Non ci sono solo banche e media nel mirino dei cugini d’Oltralpe. «Francesi d’Italia» ce n’è ormai in tutti i settori. I francesi di Edf controllano la storica società italiana di energia Edison e anche nel campo della telefonia mobile sta per fare il suo ingresso il gruppo francese Iliad. Il mercato del food parla sempre più francese: Eridania, Galbani, Fattorie del Sole, Orzo Bimbo. Il passaggio più grosso è stato quello di Parmalat a Lactalis. E poi la moda: Bulgari, Gucci, Fendi sono tutti brand passati in mano francese. Ora Vivendi potrebbe chiudere nell’arco di pochi mesi il pacchetto telefonia-tv. L’azienda Italia è sul mercato.