Tillerson, nuovo segretario di Stato: piace a Trump e Putin


Nominato a sorpresa l’amministratore delegato di Exxon Mobil. Un uomo che nemmeno i Rockfeller sono riusciti a fermare, e che si servirà dell’amicizia con il presidente russo per normalizzare i rapporti tra la Casa Bianca e il Cremlino


FILE - In this Friday, March 27, 2015 file photo, ExxonMobil CEO Rex Tillerson delivers remarks on the release of a report by the National Petroleum Council on oil drilling in the Arctic, in Washington. On Saturday, Dec. 10, 2016, President-elect Donald Trump moved closer to nominating Tillerson as his secretary of state, meeting privately with the business leader for the second time in a week. (AP Photo/Evan Vucci, File)

Tra i due litiganti il terzo gode. E così, dopo oltre un mese di indiscrezioni sul nome del nuovo segretario di Stato dell’amministrazione Trump, in cui si è raccontato di un testa a testa tra il fedelissimo Rudolph Giuliani e l’uomo del partito Mitt Romney, sarà a sorpresa Rex Wayne Tillerson il futuro dominus della politica estera americana.

Dal marcato accento texano (è originario di Wichita Falls), 64 anni, Tillerson è uno degli uomini più potenti degli Stati Uniti. È ceo di Exxon Mobil, il colosso dell’industria petrolifera mondiale, la più grande di quelle che Enrico Mattei chiamava le “sette sorelle”. Entrato nella compagnia nel 1975 come ingegnere addetto alla produzione, Tillerson ha scalato velocemente la gerarchia aziendale, fino ad essere eletto, il 1° gennaio 2006, presidente del Consiglio d’Amministrazione e amministratore delegato. Cariche che ricopre da allora, nonostante l’avversione di un piccolo e quasi sconosciuto gruppo di lobbisti e finanzieri americani: la famiglia Rockfeller, cofondatrice della stessa Exxon Mobil. Un particolare che la dice lunga sulla scaltrezza e la forza di quello che sarà, a partire dal prossimo gennaio, il nuovo protagonista della diplomazia mondiale.

Non su un politico tradizionale ma su un outsider, quindi, è ricaduta la scelta di Donald Trump per la segreteria di Stato. Un tecnico, diremmo noi. In questo caso, però, è proprio questa caratteristica ad attirare sulla nomina di Rex Tillerson le più forti resistenze, dentro e fuori il Congresso. Nel 1998, il businessman texano venne nominato responsabile di Exxon Mobil in Russia, nel mar Caspio e l’isola di Sakhalin. Da allora, i suoi rapporti con Mosca sono sempre stati eccellenti, nonostante il deteriorarsi dei rapporti diplomatici tra il Cremlino e la Casa Bianca. Né Tillerson ha mai nasctillersonputinosto la propria avversione alle sanzioni economiche comminate da Stati Uniti e Unione Europea alla Russia dopo lo scoppio della crisi ucraina. D’altra parte, la compagnia petrolifera ha miliardi di dollari in contratti petroliferi con Mosca, congelati proprio per effetto delle sanzioni. Tillerson vanta anche stretti rapporti personali con il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin. Ed è amico di vecchia data di Igor Sechin, leader della lobby più influente del Paese e considerato da molti come l’uomo più potente in Russia, dopo lo stesso Putin. Nel 2011, Tillerson ha portato la Exxon a firmare una partnership con la compagnia petrolifera russa Rosneft, presieduta proprio da Sechin. Due anni dopo, nel 2013, questi legami gli sono valsi addirittura la medaglia al merito dell’Ordine dell’Amicizia, la massima onorificenza elargita dal Cremlino ai cittadini stranieri.

Già ieri, cinguettando su Twitter, il presidente eletto aveva ventilato il petroliere texano come possibile nome per la segreteria di Stato.

«Ciò che più mi piace di lui», ha continuato Trump sul social, «è che ha una grande capacità di fare accordi di successo con ogni tipo di governo». Il riferimento al regime semidemocratico in vigore di fatto nella Russia di Putin appare chiaro.

A Washington, però, sono in molti a vedere con sospetto la vicinanza di Rex Tillerson a Mosca e temono che il suo passato a capo della maggiore compagnia petrolifera a stelle e strisce possa risolversi in un pericoloso conflitto d’interesse. Resistenze alla sua nomina arrivano anche dall’interno del partito repubblicano. John McCain, ex candidato alla Casa Bianca nel 2008 e uno dei pesi massimi del Grand Old Party, ha dichiarato sabato scorso a Fox News che i legami di Tillerson con il presidente russo sono oggetto di forti preoccupazioni. «Vladimir Putin è un criminale, un prepotente e un assassino, e chiunque lo descriva altrimenti è un bugiardo», ha puntualizzato il senatore dell’Arizona. Manifestazioni di contrarietà sono arrivate anche da altri esponenti del partito, tra i quali il giovane senatore della Florida, Marco Rubio, che aveva corso nei mesi scorsi per la nomination repubblicana.

Trump vuole ricucire in fretta con la Russia di Putin, dopo i burrascosi rapporti che sono intercorsi tra le due superpotenze durante l’amministrazione Obama. E il ceo di Exxon Mobil potrebbe fare al caso suo. Ma al Congresso, al quale toccherà ora convalidare la nomina di Tillerson, ci si domanda se il segretario di Stato in pectore sarà in grado di mettere gli interessi della Nazione davanti ai propri, e a quelli di una delle più potenti multinazionali al mondo.