Pirati, i 5 stelle nordici all’assalto del governo islandese


Nell’isola il partito populista ha un programma che ricorda quello del MoVimento di Beppe Grillo, e ora è stato incaricato di formare l’esecutivo. A favore di un’alleanza con la sinistra, non contrari all’Europa, in realtà tra i moderni corsari e i pentastellati ci sono molte differenze


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Nella lontana Islanda c’è un partito che ha fatto molto parlare di sé negli ultimi mesi: quello dei Pirati. Fondato nel novembre 2012 da Birgitta Jonsdottir e da alcuni attivisti legati al mondo di Internet, ha guadagnato molti consensi politici, fino ad arrivare terzo alle elezioni legislative del 29 ottobre 2016. Dopo il fallimento dei primi due classificati, conservatori e radicali di sinistra, è stato assegnato alla Jonsdottir l’incarico di cercare di formare un governo. Democrazia diretta via internet, riforma delle leggi su brevetti e copyright, libertà di condivisione delle informazioni online, trasparenza dei governi e monitoraggio da parte dei cittadini. Questo il programma dei Pirati. Vi ricorda qualcosa? Le somiglianze con il Movimento 5 Stelle sono evidenti.

Il populismo ai tempi di Internet

Entrambi vengono fondati dal basso, da cittadini consapevoli e informati che si riuniscono in piccoli gruppi, stufi di un sistema corrotto e poco trasparente. Entrambi sono, almeno inizialmente, semi sconosciuti e mietono consensi grazie alle inefficienze della politica nazionale. In Italia è merito di una classe dirigente percepita come corrotta e delle politiche impopolari del governo Monti. In Islanda, con la vicenda Panama Papers, dello scandalo finanziario che ha visto coinvolte le alte sfere del governo conservatore all’inizio di quest’anno. Sia Cinque Stelle che Pirati ripongono una fiducia immensa nella Rete: tutte le decisioni dovrebbero essere confermate dai cittadini con dei voti online. Tutti e due rivendicano la trasparenza, il diritto popolare all’informazione su quello che lo Stato, nel bene ma soprattutto nel male, fa.

Anche la base elettorale è simile: il nucleo sono gli elettori under 40, quelli ipertecnologici e sempre connessi. E in entrambi i programmi è presente una buona dose di populismo, destinata a scontrarsi con la realtà di sistemi rigidi e bloccati da decenni. Ma le somiglianze finiscono qui.

Le principali differenze

Ma, a differenza del Movimento guidato da Beppe Grillo, i Pirati si sono sempre dichiarati disposti a formare alleanze politiche con altri schieramenti, preferibilmente di centro-sinistra. Gli islandesi non hanno leader né direttòri, ma semplici portavoce. Le decisioni interne vengono infatti votate collettivamente. E anche il rapporto con l’Unione Europea, di cui l’Islanda non fa ancora parte, è molto diverso. Se in Italia il Movimento Cinque Stelle si è posto su posizioni euroscettiche, i Pirati hanno affermato che ricorreranno al parere del popolo in caso di futura adesione. Se Grillo ricorda con nostalgia i tempi della lira, loro sognano di rendere il bitcoin, una moneta elettronica creata nel 2009, l’unica valuta ufficiale del Paese. Mentre i Cinque Stelle si sono schierati per il No nel referendum costituzionale dell’altro ieri, gli islandesi vogliono una Costituzione nuova, scritta direttamente dai cittadini online.

Sembra probabile che i Pirati dovranno rinunciare almeno a una parte del loro idealismo, in particolare se governeranno con o faranno parte di una coalizione politica. Bisognerà vedere se tutto questo li cambierà fino a fargli perdere le proprie radici. E se provocherà scontri e fratture interne come avvenuto ai grillini. Solo il futuro potrà dire quanto questo movimento, bizzarro e atipico, riuscirà a cambiare il proprio Paese.