Juncker li seppellisce tutti: «Renzi e gli altri giovani? Avventati»


Il presidente della Commissione europea la chiama «Jeunesse»: leader che battono i pugni sul tavolo contro Bruxelles e sono pronti a correre il rischio di un voto popolare. Con ricadute su tutta la Ue


renzi cameronReferendum e dimissioni. Consultazioni popolari a cui legare le sorti di un intero Paese e uscita di scena del primo ministro. Quasi un peccato di gioventù per Jean-Claude Juncker.

Il presidente della Commissione europea la chiama «Jeunesse». Non un dato anagrafico, ma politico. «Giovinezza» in Europa significa leader che battono i pugni sul tavolo contro Bruxelles e le sue politiche, pronti a correre il rischio di un voto popolare che si ripercuote su tutta l’Unione. Nella categoria «Jeunesse», non a caso, era già finito l’ex premier britannico David Cameron, fautore del referendum sulla Brexit. Sotto la stessa insegna ora Juncker includerebbe anche il dimissionario presidente del consiglio italiano Matteo Renzi. Due leader che, per dirla come il sessantaduenne presidente della Commissione europea, hanno peccato di giovinezza. Hanno corso il rischio di invocare le urne, l’uno per legittimare la permanenza del Regno Unito nell’Unione europea, l’altro per portare a casa una riforma costituzionale attesa – anche dall’Europa – da vent’anni. Hanno rischiato e hanno perso.

 

Giovani «avventati» nel cui gruppo sarebbe da annoverare anche il premier greco Alexis Tsipras. Se non fosse che lui il referendum, almeno sulla carta, l’ha vinto. Il 5 luglio del 2015 il 61% dei votanti ha bocciato le richieste avanzate dai creditori (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Ue) sul piano di aiuti alla Grecia. Tsipras ha proposto un programma alternativo, i creditori non l’hanno sottoscritto. In ballo c’era l’uscita dello Stato dall’Unione, un orizzonte ancora inimmaginabile nell’era pre-Brexit. Alla fine il leader di Syriza ha accettato il piano respinto dal referendum. Seguono perdita della maggioranza parlamentare, dimissioni e nuove elezioni. Tsipras è rieletto e continua a frequentare le riunioni dei Consiglio europeo. Sempre senza cravatta, come si conviene a un membro della «Jeunesse».tsipras juncker

juncker giovaneE dire che a guadagnarsi per primo l’appellativo di «junior» in ambienti europei è stato proprio Jean-Claude Juncker. Così lo aveva soprannominato Helmuth Kohl, cancelliere tedesco dal 1982 al 1998, il primo della Germania unita. Anche Juncker, insomma, è stato un giovane politico. Anzi, giovanissimo. Nel 1982, a soli 28 anni, è già ministro del Lavoro in Lussemburgo, il più giovane ministro in Europa. Nel 1989 viene nominato ministro delle Finanze. Unico superstite della generazione di politici che hanno dato vita al Trattato di Maastricht, contribuendo alla nascita dell’Unione europea, Juncker diventa capo del governo lussemburghese quando il suo predecessore, Jacques Santer, arriva alla guida della Commissione europea. Presiede l’Eurogruppo, organo informale che riunisce i ministri delle finanze dei 19 Stati membri della zona Euro. Resta primo ministro fino al 2014. A novembre dello stesso anno è eletto presidente della Commissione europea, garante di un accordo tra popolari e socialisti.

Le loup dans la bergerie, il lupo nell’ovile, come lo dipinge Eva Joly, parlamentare europea ed ex magistrato, già candidata dei Verdi alle presidenziali francesi del 2012. Nel libro pubblicato a giugno per l’editore Les Arènes, Joly ricostruisce la carriera politica di Juncker, la trasformazione impressa al Granducato di Lussemburgo, l’approdo a Bruxelles. Da giovane promessa a politico di lungo corso, ancora sulla scena unico tra gli “architetti” dell’Unione. Le nuove leve sono avvisate.

 

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