Latitanti e urne, arresti prima del voto: preso U’ Ballerino


È stato catturato stamattina Marcello Pesce, boss della ‘Ndrangheta ricercato per associazione di stampo mafioso. Non è il primo arresto eccellente a pochi giorni da una consultazione popolare


Deve aver immaginato una latitanza ancora lunga per decidersi a intraprendere la lettura della Recherche. Il vero ricercato, però, era lui. Marcello Pesce, boss della ‘Ndrangheta noto come U’ ballerino, è stato arrestato all’alba in un blitz degli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo (Sco). Nel covo, una palazzina del centro storico di Rosarno, sono stati trovati libri dello scrittore francese Marcel Proust e del padre dell’esistenzialismo Jean Paul Sartre. La notizia dell’arresto è arrivata in un tweet della polizia di Stato e subito rilanciata dal ministro degli Interni Angelino Alfano.

Culmine di indagini di anni su territori spesso poco permeabili alle forze dell’ordine, la cattura di un super latitante è sempre un merito di inquirenti e polizia giudiziaria. Un successo anche dello Stato e di chi in quel momento lo governa. Ancora più rilevante se arrivata alla vigilia di un’importante consultazione popolare.

Marcello Pesce appartiene a una delle famiglie più blasonate della piana di Gioia Tauro, è il capo indiscusso dell’omonima cosca. Della sua cultura aveva sempre fatto un vanto U’ ballerino, appassionato di libri come delle serate in discoteca a cui deve il suo soprannome. Latitante dal 2010, ha precedenti di polizia per associazione mafiosa, omicidio doloso, reati legati agli stupefacenti. Sei anni fa era sfuggito alla cattura preparata nell’ambito dell’operazione “All inside” grazie a un sms. Adesso dovrà scontare la condanna a 16 anni e 8 mesi per associazione di stampo mafioso e intestazione fittizia di beni. È stato arrestato tre giorni prima del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Pasquale Scotti apparteneva alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Il regalo fatto alla moglie di Cutolo gli valse il soprannome di o’ collier. Noto anche come, l’ingegnere, era ricercato dal Natale del 1984 quando evase dall’ospedale civile di Caserta dove era ricoverato per una ferita alla mano. Nel ’90 la Direzione centrale della polizia criminale l’ha inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità. Pochi giorni dopo il suo arresto in Brasile si tengono le elezioni amministrative del 5 e 19 giugno. Si vota in 20 Comuni: sette vanno al centrodestra, otto al centrosinistra, cinque a liste civiche.

L’intreccio tra arresti e voto popolare risale al 1997. Dieci giorni prima delle amministrative, fissate per la fine di aprile e l’inizio di maggio, viene catturato Mariano Asaro, l’americano. Boss di Cosa nostra, fu assolto dall’accusa di aver partecipato alla strage di Pizzolungo per poi esser condannato per porto abusivo d’armi e associazione a delinquere di stampo mafioso. Inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, latitante dal 1994, viene arrestato il 18 aprile del 1997. Il 27 aprile vanno a votare 24 Comuni: 18 vanno al centrosinistra, 12 al centrodestra, 4 alla Lega Nord.

Un caso a parte quello di Bernardo Provenzano. Dopo tre condanne all’ergastolo in contumacia e una latitanza record di 43 anni, il capo di Cosa nostra è stato arrestato a Corleone l’11 aprile del 2006. Esattamente il giorno dopo le elezioni politiche che portarono alla vittoria la coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi.