Il Qatar si compra anche un pezzo di Siena: 1 miliardo a MPS


Il fondo sovrano dell’emirato sta per chiudere un accordo con il Monte dei Paschi, ma mancano altri 4 miliardi per salvare la banca. È solo l’ultimo tassello di una serie di acquisizioni. Che comprendono anche i grattacieli milanesi di Porta Nuova


Quando hai bisogno di miliardi, chiama il Qatar. Da qualche anno in Italia funziona così. Sarebbe il fondo sovrano dell’emirato l’«importante azionista» con cui Monte dei Paschi di Siena starebbe chiudendo un’intesa da 1 miliardo. Al Monte ne servono 5 per l’aumento di capitale approvato una settimana fa dal consiglio di amministrazione, e martedì il cfo (chief financial officer) Francesco Mele ha parlato, senza fare nomi, di un accordo imminente.

Trattative aperte con il fondo sovrano del Qatar

Gli emissari del fondo di investimenti del Qatar sono al lavoro insieme a Rotschild per chiudere l’accordo preliminare. È il Qia (Qatar Investment Authority) l’importante azionista di cui ha parlato Mele. L’intesa potrebbe essere raggiunta entro il weekend, o più probabilmente dopo l’esito del referendum costituzionale. Dall’accordo dovrebbe arrivare un miliardo, che nelle intenzioni dei vertici del Monte – in primis dell’ad Marco Morelli – favorirà gli altri investimenti necessari per l’aumento di capitale. Se l’ipotesi non si chiudesse, per MPS si aprirebbe una procedura di bail in (salvataggio della banca dall’interno, con il ricorso ad azioni e obbligazioni) da 13 miliardi. Nel frattempo vanno vendute le sofferenze, cioè quei soldi che la banca ha prestato ma non ha mai visto tornare. Fra gli altri, in trattativa ci sarebbe anche George Soros, pronto a spendere 200 milioni. A facilitare i contatti con i qatarioti sarebbe stato l’ex ministro del Tesoro Vittorio Grilli, che adesso lavora a JP Morgan, con il beneplacito del Governo.

Aerei, moda, lusso, lo shopping made in Italy dell’emiro

Turismo, trasporti, moda. Sono questi i settori in cu il fondo ha già investito in Italia. Mattone dopo mattone, l’emiro Tamim bin Hamad al-Thani ha costruito un solido muro fatto di società, acquisizioni e asset strategici. La sua passione principale è il calcio, non a caso il Qia possiede il Paris Saint German e sponsorizza – tramite la compagnia aerea di Stato – il Barcellona, oltre ad essere riuscito a ottenere per il Paese che governa l’aggiudicazione, molto discussa, dei mondiali di calcio 2022. Al Jazeera, Harrods, e il 17 % di Volkswagen: la presenza globale dell’emirato si sta intensificando ed è molto variegata. Negli ultimi tempi sta volgendo lo sguardo anche in Italia.

Qatar Airways è la compagnia di Stato del Qatar. È controllata dal fondo sovrano Qia, quindi dall’Emirato. Da luglio possiede il 49% di Meridiana, seconda compagnia aerea italiana. L’emiro è ha comprato perfino la holding Costa Smeralda, che gestisce la Marina e il Cantiere di Porto Cervo, 4 alberghi extra lusso e il Pevero Golf Club. Praticamente dal 2012 ha il monopolio di un angolo di Mediterraneo, tra l’altro tra i più esclusivi, nonché di alcuni tra gli alberghi più prestigiosi della penisola, come il St. Regis di Roma e il Four Seasons di Firenze. Sempre nel 2012 Mayhoola, ufficialmente slegata dal Qia ma di proprietà della famiglia reale, ha acquisito il marchio Valentino, comprensivo della licenza M-Missoni. E a luglio di quest’anno ha chiuso le trattative con Pal Zileri.

Una spinta forte per il Made in Italy. Anche in senso stretto, visto che all’epoca del governo Monti (era sempre il 2012) il Qatar si è perfino accordato con la Cassa Depositi e Prestiti per una joint venture da 2 miliardi per investire su società «che rappresentano l’eccellenza italiana, contribuiscono in misura determinante alle esportazioni e presentano diverse aziende di elevata qualità, con un significativo potenziale di crescita e di espansione internazionale».

Per non parlare del quartiere Porta Nuova, a Milano. Il simbolo della vitalità della città, della sua dimensione europea, della sua rinascita. Grattacieli che hanno modificato lo skyline meneghino, tra cui la torre Unicredit, sede della più grande banca italiana. Quei grattacieli sono tutti di proprietà del Qia dall’anno scorso. Valore di mercato 2 miliardi di euro.

Insomma, interessi sempre più ampi, sempre diversi, ma con un unico tratto comune: quello del lusso e delle eccellenze. Letta in un’ottica più ampia, la presenza costante del Qatar nei grossi affari mondiali è anche e soprattutto una sorta di pubblicità positiva per un Paese accusato da più parti di finanziare l’ISIS. Un legame con il radicalismo islamico corroborato da alcune relazioni consolidate e “tradizionali”, come quella con Hamas. Ma per le aziende che hanno bisogno di miliardi sonanti, la geopolitica conta poco. E il Qatar è sempre pronto a investire. MPS è solo l’ultimo tassello.