Il futuro? «Finalmente le domande arrivano sul cellulare»


Il maggior numero di interviste avviene ancora su telefono fisso. Si sono introdotti i cellulari, ma non si riescono a fare studi seri sui social. Anche per questo i sondaggi sono anacronistici e sbagliano spesso. Ma per Lorenzo Pregliasco, il direttore di YouTrend, «al momento non esistono metodi migliori»


«La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora» – diceva Winston Churchill. Lo stesso sembra accadere con i sondaggi. Ancora la quota prevalente di interviste viene fatta via telefono fisso, si è da poco iniziato a fare chiamate ai cellulari. Ci sarebbero anche Twitter e Facebook, ma il primo è poco significativo dal punto di vista numerico, e il secondo è difficile da sondare. Insomma, il sistema dei sondaggi è anacronistico, ma ancora è il metodo più efficace per la rilevazione di opinioni. «Non conosco metodo migliori» spiega Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend. «Se qualcuno arriva con un sistema più efficace, è ben accetto, ma al momento non esistono». 

Lorenzo PregliascoForse la questione è stata amplificata, ma è indubbio che i sondaggi abbiano dimostrato i loro limiti. Brexit e Trump sono i casi più noti. Qual è il tratto comune di queste previsioni sbagliate?

«È difficile dirlo. Un aspetto interessante è che qualunque metodo di rilevazione ha difficoltà a registrare i movimenti anti ciclici. Quando cambia il modello rimaniamo spiazzati, perché il sondaggio per essere rappresentativo non può fare altro che basarsi sugli ultimi dati disponibili, cioè, in genere, le ultime elezioni. Se c’è una rottura con un ciclo precedente c’è difficoltà. È la stessa cosa che avviene con un cambiamento di opinione repentino a una settimana dal voto. I sondaggi sono fotografie scattate da una macchina in corsa, e vedono la realtà in un dato momento. Se una massa cambia idea non si può parlare di errore nei sondaggi, ma di cambiamento d’opinione. Inoltre dobbiamo imparare a leggerli. La vittoria di Trump per i sondaggisti era data per meno probabile, non per impossibile.»

Uno dei problemi più noti delle rilevazioni di opinione è l’effetto Bradley: di fronte l’intervistato ha una persona, e risponde seguendo quella che potremmo chiamare “desiderabilità sociale”. Crede che l’utilizzo di Internet potrebbe neutralizzarlo, oppure che d’altro lato incentiverebbe le persone a rispondere casualmente?

«Il problema è proprio quello. L’assenza di un intervistatore fa sentire le persone più a loro agio, e questo aiuta quando la risposta non ha desiderabilità sociale, perché mi vergogno meno a schiacciare un tasto che a parlare con un altro essere umano. D’altra parte, specie se c’è un incentivo, le indagini web hanno il limite della tentazione di rispondere in modo casuale».

Qual è lo stato attuale dei sondaggi su Internet?

«Il web viene utilizzato per ricerche di mercato e sociali, intendendole come interviste a un panel. Tradotto: ti iscrivi a una piattaforma e l’istituto sottopone dei questionari. Su Internet non si può telefonare casualmente a 1000 persone. Devi avere il loro consenso e la loro iscrizione, dietro incentivi. Si creano due problemi: primo, la popolazione web non coincide con quella reale – c’è una sotto stima degli over 65, ad esempio. Secondo, si crea una sorta di autoselezione».

Cioè, l’iscrizione al panel costituisce di per sé un restringimento del campione. Non si potrebbero usare i social media?

«Sui social ci sono degli esperimenti, che analizzano il sentiment di Twitter, ma non convincono. È complicato leggere semanticamente i tweet perché sfuggono sfumature come l’ironia. Aggiungiamoci il fatto che Twitter ha indici di penetrazione molto bassi, soprattutto in Italia. Ci sarebbe più margine su Facebook, ma al momento non è pensabile parlarne».

È vero però che il sistema utilizzato è anacronistico. Per esempio  la maggior parte delle interviste avvengono chiamando telefoni fissi. Qualcosa si potrà pur fare. Ci sono progetti di implementazione?

«Di buono c’è che negli ultimi anni si sono iniziati a chiamare i cellulari, e questo è un significativo passo in avanti. Anche negli USA tutti gli istituti ormai prevedono quote massive di chiamate a cellulari. Dovremmo buttarci sul web, ma allo stesso tempo trovare un metodo per poter intervistare online le persone senza che si debbano iscrivere ad un panel. L’unico modo è coinvolgere Facebook, ma al momento parlarne è prematuro. È tutto più grande di noi. E non vedo alternative efficaci».