«Il 4 dicembre il sud voterà contro Renzi»


Renzi continua il suo tour alla ricerca di voti nelle regioni meridionali, ma il No è sempre in testa. Mastella e Cirino Pomicino: «Non si voterà nel merito della riforma, ma la gente qui si sente tradita dal governo»


Renzi alla campagna del Sud. Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata. E’ nelle regioni meridionali che il presidente del Consiglio si sta giocando tutte le fiches per far vincere i Sì al voto sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Prima c’è stata l’abbuffata siciliana, dove il no secondo i sondaggi si attesta sul 56%, con le tappe di Catania, Palermo, Ragusa e Siracusa. Addirittura la città etnea è stata scelta come location della Festa nazionale dell’Unità. In Sicilia nella prossima primavera ci saranno le elezioni regionali, con il Movimento Cinque Stelle guidato da Giancarlo Cancelleri che si presenta come grande favorito, nonostante il pasticcio delle firme false di Palermo. E poi c’è la Campania, dove il capoluogo Napoli è il feudo del “Masaniello” Luigi De Magistris (Renzi ti devi cacare sotto!), e le continue gaffes del governatore Vincenzo De Luca imbarazzano il Partito Democratico. Sabato scorso il premier era a Benevento, e non sono mancate contestazioni e scontri tra manifestanti e polizia. Il capoluogo sannita blindato. Mentre il sindaco Clemente Mastella, dopo i tentennamenti degli scorsi mesi, si è definitivamente schierato per il “No”. Con lui alcuni personaggi storici della Democrazia Cristiana, come l’irpino Ciriaco De Mita, ora sindaco di Nusco e sfidante di Renzi anche in Tv, e il napoletano Paolo Cirino Pomicino.

Paolo Cirino Pomicino
Paolo Cirino Pomicino

Cirino Pomicino, soprannominato o’ministro durante la Prima Repubblica, ora si divide tra un’ospitata nei salotti televisivi e un incontro sul territorio, spiegando le ragioni del “No” alla riforma Renzi-Boschi. In Basilicata, invece, si prevede una prevalenza del Sì. Anche se l’immutabile questione del petrolio agita ambientalisti, grillini e la minoranza Pd guidata dai colonnelli di Roberto Speranza sul territorio. Il presidente del gruppo parlamentare del Partito Socialista Europeo a Bruxelles, Gianni Pittella, in prima linea per il sì e fratello del governatore Marcello, schizza come una pallina da flipper tra la capitale belga, Strasburgo, Potenza, Matera e la sua Lauria. C’è la Puglia del governatore Michele Emiliano, che è diventato una spina nel fianco di Renzi dopo il referendum sulle trivelle del 17 aprile scorso, e continua la sua campagna per bocciare la riforma costituzionale. Emiliano intervenendo a un convegno insieme al professor Zagrebelsky il 15 novembre, ha definito la legge Renzi-Boschi come un «attentato alla Costituzione».

clemente mastella
Clemente Mastella

Il sindaco di Benevento Clemente Mastella non si abbandona alla diplomazia di scuola democristiana: «Quello del Sud è un voto contro il governo Renzi». Ma perché? «Dopo la luna di miele con Renzi, la gente del Sud ha una forma di rancore per le promesse non mantenute». E poi l’affondo: «Le contestazioni nella mia città, Benevento, sono un esempio lampante di questo disagio. Lui è venuto qua dopo un anno. Ma se tu vieni per gli affari tuoi è chiaro che la gente ti vota contro, ti vota solo l’apparato di partito». Il sindaco tira fuori anche la morale: «Da Renzi al Sud ci si aspettava anche un repulisti etico e morale, ma Vincenzo De Luca è la dimostrazione del contrario». E a proposito di apparato, ecco che riaffiora la vecchia Democrazia Cristiana: «La ribellione del Sud non è una costante della storia, la Dc vinceva in tutte le regioni meridionali e ha prodotto nella Prima Repubblica una grande classe dirigente: Aldo Moro veniva dalla Puglia, De Mita e Cirino Pomicino dalla Campania, Emilio Colombo dalla Basilicata».  Paolo Cirino Pomicino rincara la dose, se possibile: «Le dico che il Sud sarà saggio anche questa volta. Al sud la gente si stente tradita da Renzi, il presidente del Consiglio se l’è cercata». Quindi non si vota nel merito? «Anche al Nord non votano nel merito,la riforma l’ha personalizzata Renzi. In nessun altro referendum della storia c’è stata una sovraesposizione così alta del premier. Ad esempio né Berlusconi nel 2005, né Amato nel 2001 hanno fatto questa campagna elettorale così serrata, ripeto la personalizzazione se l’è cercata lui». Infine un dato: «Il 31 dicembre del 1991 al sud gli occupati erano sei milioni e 700 mila, al 31 dicembre 2015 erano cinque milioni e 850mila, circa 900mila posti di lavoro in meno». Nostalgia canaglia.