Guerra e fame, la prossima generazione sarà di ignoranti


Tre milioni 700 mila bambini nel mondo sono esclusi dall’accesso all’istruzione. I minori rifugiati hanno una probabilità cinque volte superiore agli altri di non entrare mai in classe


mettiamocelo in testaTagliati fuori. Quasi 4 milioni, un’intera generazione, che rischia di restare analfabeta. Tre milioni 700 mila bambini nel mondo non hanno la possibilità di andare a scuola. Sono più della metà di tutti i minori in età scolare scappati da guerra e fame, i rifugiati bambini. Ed è il numero più alto di sempre. L’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha calcolato che nel 2014 sono aumentati del 30 per cento, in crescita costante dal 2011. Solo il 50 per cento di loro ha accesso all’educazione primaria. Un milione e 750 mila non impareranno mai né a leggere né a scrivere. Rispetto a un qualsiasi altro bambino, un rifugiato ha una probabilità cinque volte superiore di non entrare mai in una classe.

Senza la scuola, cambiano anche le prospettive future di intere regioni del mondo. Dei sei milioni di bambini e adolescenti rifugiati che ricadono sotto il mandato Onu, più della metà vivono in sette Paesi: Ciad, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Kenia, Libano, Pakistan e Turchia. Si tratta di regioni in cui i governi locali spesso faticano già a organizzare l’istruzione dei propri cittadini. Approntare strutture apposite, formare docenti e fornire materiali per migliaia di studenti rifugiati è una sfida che le nazioni ospitanti, tutti Stati in via di sviluppo, non sempre possono sostenere. Con la conseguenza di tagliare fuori dalla crescita nazionale un’ampia fetta della popolazione futura.

Missing out, il rapporto Unhcr che fotografa la condizione dei minori rifugiati, lo ha certificato. I danni di una mancata o inadeguata istruzione per sei milioni di rifugiati, oltre che individuali, sarebbero collettivi. Spose bambine, lavoro infantile, gravidanze precoci si riducono all’aumentare della frequenza negli studi. Secondo i dati di Save the children, questi bambini affrontano ostacoli più consistenti nell’accesso alle cure sanitarie e al cibo, sono esposti a maggiori rischi di contrarre malattie infettive e trasmissibili e hanno livelli nutrizionali inferiori alla norma. L’allontanamento dalla scuola equivale poi a una perdita di opportunità in termini di pace e sviluppo di intere aree del mondo. Ed è un fenomeno che sembra destinato a crescere. Fino al 2011 la popolazione di rifugiati dai 5 ai 17 anni si manteneva pressoché stabile, intorno ai 3,5 milioni di persone. Da allora la crescita è stata continua: seicentomila bambini e adolescenti rifugiati in più ogni anno. Vuol dire un fabbisogno annuo di almeno 12 mila classi ulteriori e 20 mila insegnanti aggiuntivi. Il divario, poi, cresce con l’età. Nel mondo l’84 per cento degli adolescenti prosegue gli studi con la scuola secondaria, ma solo il 22 per cento dei rifugiati ha la stessa opportunità. L’università resta inaccessibile: solo l’uno per cento di chi scappa dalla propria terra è destinato a frequentarla.

Per questo l’Unhcr ha lanciato la campagna “Mettiamocelo in testa. Solo con l’istruzione un bambino rifugiato ricomincia a scrivere la sua vita”. Una raccolta fondi a sostegno del progetto “Educate a child”, che dal 2012 ha garantito l’accesso all’istruzione a circa 570 mila bambini rifugiati, permesso la costruzione di 148 scuole in 12 Paesi e la ristrutturazione di 1.652 classi. In quattro anni è stato offerto sostegno economico diretto a 58.783 bambini, sono stati reclutati 3 mila insegnanti, formati altri 500. Ora l’obiettivo è dare un’istruzione a 1 milione di bambini rifugiati in 12 paesi, tra cui la Siria e il Kenya. Per contribuire, basta inviare un sms al 45516 fino all’11 dicembre.