Iraq: l’Isis in crisi nella battaglia di Mosul


Il gruppo jihadista sta perdendo, sempre più rapidamente, il controllo del territorio in Iraq e a Mosul. La battaglia infuria e non è destinata a concludersi rapidamente


 

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Esattamente un mese fa, alle sei di mattina del 17 ottobre, aveva inizio la battaglia di Mosul, l’ultima grande città irachena ancora nelle mani dell’Isis. Non uno scontro qualsiasi, ma la più imponente operazione militare condotta dal governo iracheno contro l’Isis dal 2014 a oggi. Mosul, città popolata da un milione e mezzo di persone, era stata conquistata dal gruppo jihadista nell’estate del 2014 ed era divenuta, in poco tempo, uno dei luoghi simboli del nuovo Califfato di Abu-Bakr al-Baghdadi. L’operazione militare è partita da lontano, dalle campagne che circondano la città ed è stata portata avanti su tre fronti. Da sud e da est avanzano le truppe regolari irachene, da sud-ovest le milizie sciite mentre da nord quelle curde. L’Isis sa già che perderà Mosul, per la netta inferiorità di uomini e mezzi, ma sa anche che renderà il più doloroso e sanguinoso possibile l’opera di riconquista.

La prima fase dello scontro si è svolta nei villaggi rurali ed è stata vinta e coadiuvata  grazie all’aiuto dei bombardamenti aerei americani, ma ora che le truppe irachene stanno penetrando nel tessuto urbano quel supporto è ormai perso perché troppo alto è il rischio di morti tra i civili. Ogni strada della città è stata riempita di ordigni esplosivi, così come molti edifici. Le milizie jihadiste impediscono ai civii di fuggire e li usano come scudi umani. Numerosi veicoli sono stati adibiti ad autobombe. Nelle aree rurali sono state ritrovate fosse comuni, piene di persone uccise dall’Isis, che giustizia ogni possibile collaboratore del governo iracheno.  Lenta, lentissima ma inesorabile è l’avanzata delle truppe governative che, strada dopo strada, casa dopo casa, si assicurano di avere un controllo territoriale comunque precario.

Le milizie sciite e quelle curde, invece, hanno promesso di non entrare in questa città a maggioranza sunnita, per evitare l’esacerbarsi di tensioni etnico-religiose. Proprio oggi gli sciiti hanno conquistato l’aeroporto militare di Tal Afar, importante cittadina a poche decine di chilometri a ovest di Mosul, nel tentativo sia di tagliare la via di fuga verso la Siria ai jihadisti, sia di favorire l’afflusso di nuovi rifornimenti.

Le fortune del gruppo terroristico di Al Baghdadi paiono in netta discesa: tra il 2015 e il 2016 ha perso il controllo, solo in Iraq, di città molto importanti come Tikrit, Ramadi, Fallujah, Baiji, oltre a centinaia di chilometri quadrati di territorio occupato. Lo stesso vale per situazione in Siria. Ancora più importante sarà come il governo iracheno gestirà la vittoria: l’Isis, infatti, nacque tra quei sunniti iracheni che si sentivano discriminati dal governo a maggioranza sciita e che erano già stati sconfitti sotto la sigla di Al Qaeda in Iraq.