Monica Giovinazzi aziona la «Dostoevskij Machine»


Al teatro Antigone di Roma va in scena la rielaborazione di Delitto e Castigo. Uno spettacolo che, dopo la tappa romana, è già pronto per un tour europeo. Abbiamo intervistato la regista Monica Giovinazzi


«Siamo tutti Raskol’nikov». A dirlo è Monica Giovinazzi, ideatrice di Dostoevskij Machine, in scena dal 15 al 17 novembre al Teatro Antigone di Roma. E in effetti l’impressione della messa in scena di questo spettacolo, scarno e potente, è proprio quella. Tutti siamo Rodja Raskol’nikov, protagonista di uno dei romanzi più famosi e importanti di sempre, Delitto e Castigo: attori, spettatori e umanità nel suo complesso. Sono 8 i performer in scena, un coro di Raskol’nikov che a tratti rappresenta le diverse spigolature del suo animo. Il cruccio, l’indecisione, la condizione esistenziale si riflettono e si alternano, come la (poca) luce e l’ombra che scolpiscono la scenografia. Scanditi dai passi, dai respiri e dalle voci degli attori, tutti non professionisti ad eccezione della regista. Il delitto si consuma, il castigo e la riparazione dell’animo di Raskol’nikov avvengono, anche e soprattutto grazie a Sonja, vero motore della conversione. La vecchia, il commissario Svidrigailev, Sonja: tutti vengono rappresentati dagli stessi attori, quasi a voler aggiungere ancora di più che «siamo tutti Raskol’nikov». Le vie di San Pietroburgo, la Neva, tutto Delitto e Castigo è Rodja, nell’adattamento di Monica Giovinazzi, innovativo ma allo stesso tempo fedele al testo originale. Dostoevskij Machine, dopo Roma, farà tappa a Londra e Madrid.

Abbiamo incontrato Monica Giovinazzi prima dello spettacolo.