Snapchat si quota in Borsa?


Indiscrezioni della Reuters parlano di una possibile quotazione a marzo della app. Valore intorno ai 25 miliardi, ma il rischio bolla è dietro l’angolo


È il social che piace di più ai teenager, con i suoi video istantanei, i filtri per le facce, le emoji e la rapidità. Una via di mezzo fra un social e un’app di messaggistica. Amato e copiato da tutti, vedi alla voce Facebook, che ha copia-incollato il format per le Stories di Instagram. Ora Snapchat sembra vicino alla quotazione al Nasdaq, l’indice azionario statunitense dei titoli tecnologici, con un’OPA che potrebbe oscillare tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.

Snapchat è nata nel 2012, è gratis e permette agli utenti di inviare foto e video che svaniscono in un lasso di tempo brevissimo. Attualmente ha più di 100 milioni di utenti, e il 60 % di essi ha tra i 13 e i 24 anni. A Settembre la società si è auto definita “camera-company”, lanciando Spectacles, degli occhiali da sole che permettono di mandare gli snap messi in vendita a 130 dollari, attraverso delle macchinette apparse in giro per gli Stati Uniti (la prima a Venice, città californiana sede del quartier generale di Snapchat).

L’eventuale, e ormai probabile, quotazione di Snapchat sarebbe il più grande debutto nella borsa americana dal 2014, cioè dall’offerta pubblica di acquisto del colosso cinese dell’e-commerce Alibaba. Allora, la compagnia guidata da Jack Ma fu valutata 170 miliardi di dollari, più del doppio del risultato di Facebook appena due anni prima.

L’indiscrezione è filtrata alla Reuters, anche se il portavoce di Snap Inc – che controlla l’app – non commenta. Snapchat può mantenere queste informazioni segrete in virtù del Jumpstart Our Business Startups Act, un provvedimento del 2012 (il cui acronimo – sic! – è JOBS Act) che incoraggia la formazione e lo sviluppo delle piccole aziende ad alto tasso di tecnologia. Per la legge le compagnie con entrate inferiori al miliardo di dollari possono valutare l’IPO – iscrivendo i propri fascicoli alla Borsa – senza dovere di pubblicità.  In pratica si tratta della possibilità di valutare l’interesse degli eventuali investitori mantenendo un basso profilo. Il probabile debutto di Snapchat a Wall Street dovrebbe esserci a marzo.

Snapchat itCosa sono i decacorni e perché il rischio bolla è dietro l’angolo

La sopravvalutazione delle startup è uno degli argomenti più discussi negli Stati Uniti. È stato perfino coniato un termine, decacorno, per indicare società valutate sulla carta oltre dieci miliardi di dollari, pur senza riscontri reali con i ricavi. Società come Uber, Dropbox o Airbnb. E ora come Snapchat. Nessuna di esse si è ancora quotata in Borsa, e la loro stabilità in seguito ad un’eventuale quotazione sarebbe a rischio. Tradotto, non si può provare se le valutazioni possono essere mantenute in piedi con ricavi di – almeno – dieci volte inferiore. Il timore pratico che riguarda Snapchat sono i ricavi, come peraltro accade spesso per le compagnie della Silicon Valley. L’unica fonte di guadagno è la pubblicità, che dovrebbe arrivare a 1 miliardo nel 2017. Una cifra troppo bassa – secondo alcuni analisti – rispetto alla valutazione, vedi anche casi precedenti di fallimento, come Twitter.