Russia: arrestato il ministro dell’Economia Ulyukayev


Mazzette al Cremlino per un parere favorevole su una compagnia petrolifera acquistata da un’industria del settore direttamente controllata dallo Stato


Al centro dello scandalo economico russo da cinque miliardi di dollari c’è Alexey Ulyukayev, ministro dell’Economia di Mosca. Nella notte è finito in manette con l’accusa di aver riscosso tangenti per favorire l’acquisto del 50% delle azioni della società petrolifera Bashneft, da parte del colosso statale Rosneft, compagnia di idrocarburi controllata direttamente dal Cremlino.

L’agenzia russa Ria Novosti ha dichiarato che il ministro era sotto indagine da più di anno. Dalla Rosneft fanno sapere, invece, che la transazione sarebbe avvenuta nel pieno rispetto delle leggi nazionali in materia di acquisizioni. Ora Ulyukayev, ex presidente della banca centrale russa, rischia dagli 8 ai 15 anni di reclusione.

Alexey Ulyukayev. ministro dell'Economia russo
Alexey Ulyukayev. ministro dell’Economia russo

Il giallo politico sull’indagato – Ulyukayev non è nuovo ai terremoti finanziari: prima dell’accusa di aver riscosso una tangente da due milioni di dollari, era figurato nella lista-inchiesta dei Panama Papers, come titolare della compagnia off-shore Ronnieville Ltd. Nella notte è arrivata la nuova accusa: estorsione e corruzione. A indagini ancora in corso, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato al canale Russia Today che le accuse contro Ulyukayev sono «molto serie» e necessitano «di prove molto serie» e che «in ogni caso solo un tribunale può decidere».

Il ministro non è del tutto allineato con la linea politica di nazionalizzazione sostenuta dal Presidente Vladimir Putin. Secondo Gazeta.ru, Ulyukayev aveva presentato le sue dimissioni a ottobre per un conflitto sull’attendibilità delle previsioni macroeconomiche con il ministero delle Finanze in cui il premier Dmitri Medvedev aveva appoggiato, invece, il titolare delle Finanze Anton Siluanov.

Sotto la lente politica, la vicenda delle mazzette prende tutto un altro significato, dai contorni più sfumati. Il leader del partito dissidente Yabloko, che non conta neanche un seggio nella Duma, ha commentato l’arresto ricordando la vicinanza di Ulyukayev a Gajdar, economista russo morto in circostanze ancora da chiarire.

«Nella squadra di Gajdar, aveva sempre una carica, qualunque cosa succedesse. A me questa storia sembra molto strana perché chiedere, estorcere, addirittura con le minacce, una tangente alla Rosneft, è come estorcere una tangente al presidente» ha precisato Grigory Yavlinsky. 

L’analisi dell’Osservatorio – «Un arresto sorprendente. Il più alto livello colpito dalla giustizia dal 1991». Così esordisce Danilo Elia, collaboratore dell’Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa. «E’ in atto nel Cremlino un rimescolamento: nel giro di pochi giorni è stato dimesso il capo delle dogane per corruzione e sono cambiati quattro governatori regionali. In Russia le accuse di corruzione hanno natura punitiva, per chi non si piega ai diktat governativi. Quindi in quest’ultimo caso sorprende il peso del nome, ma non la procedura».

Ascolta Caso Ulyukayev, l’intervista integrale a Danilo Elia” su Spreaker.

«Nell’acquisizione della Bashneft,- continua l’esperto- da parte della controllata statale Rosneft è interessante il ruolo coperto dal titolare di quest’ultima, Ygor Sechin, un ex KGB, della cerchia di Putin proveniente dai servizi segreti, da anni stretto collaboratore del Presidente, ma che ultimamente sarebbe caduto in disgrazia. Quindi in quest’ottica l’arresto di Ulyukayev potrebbe essere inteso come un indebolimento indiretto dello stesso Sechin».

Infine sulla risonanza mediatica dell’arresto, Elia conclude dicendo che: «I mezzi di informazione russa stanno dando grande risalto alla questione e viene ribadito fortemente il fatto che si inserisca in una maxi lotta alla corruzione che Putin porta avanti da tempo. Le tangenti sono di fatto soldi tolti ai cittadini e i media russi sfruttano l’argomento in maniera demagogica per esaltare l’operato del Presidente».