Da furie rosse a bestie nere, la Spagna sfida l’Italia


Il 23,7% delle rose in Liga è fatto da giovani cresciuti nel vivaio. Dal 2008 il calcio spagnolo ha vinto tutto, ora per il terzo Europeo consecutivo trovano gli azzurri


piquè
Lunedì, alle 18, Spagna-Italia a Parigi

Spagna, ancora tu. Sempre tu. L’Italia ritrova i dominatori degli ultimi anni. Lo dicono i trofei messi in bacheca dal 2008 a oggi, da quando il modello spagnolo si è imposto al mondo. Negli ultimi 8 anni: un Mondiale e 2 Europei a livello di nazionale, 5 Champions League e altrettante Europa League a livello di club. Per continuità e quantità di risultati, non ci sono eguali. Passano Guardiola e Aragonés, abbandonano Puyol e Xavi, ma le furie rosse restano vincenti. Restano un modello, nessuno vorrebbe mai incontrarli.

Italia-Spagna, finale dell'Europeo nel 2012
Italia-Spagna, finale dell’Europeo nel 2012

Il sistema funziona. La Spagna ha già superato da tempo tutti i punti critici sui quali il nostro calcio ancora discute. Anzitutto i vivai, da cui arriva il 23,7% delle rose: 1 calciatore su 4 è costruito in casa, l’Italia è sotto la soglia del 10% (8,9%). I ragazzi spagnoli ci sono e vengono fatti giocare, il minutaggio è fra i più alti in Europa dovendosi confrontare con rose più ristrette (486 calciatori di media in Liga, 527 in serie A). E soprattutto meno stranieri: in Spagna solo il 39% dei giocatori è tesserato con federazioni diverse da quella iberica, in Italia la percentuale è del 56,6%. La masia del Barcellona, l’utopia dell’Athletic Bilbao con ragazzini unicamente baschi o la cantera della Real Sociedad. Inutile dire che la Spagna primeggia per giovani promesse fatte debuttare ogni anno: in media 3,95 all’anno, esattamente il doppio dell’Italia.

La Masia, struttura di formazione del vivaio del Barcellona
La Masia, struttura di formazione del vivaio del Barcellona

«La Spagna è il paradiso fiscale dei calciatori» aveva sottolineato Galliani, puntando il dito contro quella che era stata ribattezzata “legge Beckham”. Una norma capace di attirare i calciatori più forti perché imponeva un’aliquota bassa, pari al 24%, e quindi una tassazione ridotta per gli sportivi professionisti non residenti. Meno tasse, possibilità di offrire stipendi più alti. La pacchia è finita nel 2011, la riforma fiscale dettata dalla crisi finanziaria ha eliminato ogni privilegio, equiparando la contribuzione dei non residenti a quella dei residenti.

Ma la Spagna non ha smesso di vincere, ne sa qualcosa la Nazionale Italiana, eliminata ai quarti a Euro 2008, battuta in finale a Euro 2012 e l’anno successivo ancora sconfitta ai rigori, alla Confederations Cup in Brasile. L’ultima vittoria azzurra in una competizione ufficiale risale al Mondiale del 1994. Era un quarto di finale, finì 2 a 1 e decise Baggio nel finale. Ora una nuova sfida, l’Italia è chiamata all’impresa, ma gli spagnoli ci temono. «Gli italiani sono sempre difficili da affrontare, stanno giocando bene in questo Europeo» ha affermato Del Bosque dopo la sconfitta con la Croazia. Alla vigilia sullo stesso tono il difensore Piqué: «L’Italia è molto Italia, la cosa mi preoccupa». Il sistema contro la tradizione, ecco un nuovo capitolo di Italia contro Spagna.