Pellè, così quello alto è diventato grande


Il titolare dell’attacco azzurro agli Europei di Francia ha costruito la sua carriera fuori dall’Italia. Dall’Olanda all’Inghilterra, ottantacinque gol in quattro anni. In Italia pochi. Sonetti: «Già a Catania le sue doti erano evidenti». Il suo allenatore ai tempi della primavera Roberto Rizzo dice: «In Italia i centravanti devono attaccare la profondità, Graziano preferisce giocare di sponda»


«Talè a chiddu, iè ‘n pileri!», in italiano: «Guarda quello, quant’è alto!». Il pileri, pilastro, era Graziano Pellè, che calcò per la prima volta il prato dello stadio “Massimino” di Catania a vent’anni, stagione 2004-2005. La prima di Pulvirenti e Lo Monaco, il duumvirato che pochi giorni fa si è ricomposto alla guida del club rossoazzurro. L’oggi centravanti titolare dell’Italia di Conte arrivò in prestito dal Lecce nel mercato di riparazione. Il giovane di San Cesario di Lecce da pileri divenne presto cannaruzzuni, un termine solitamente riferito a qualcosa, o qualcuno, di grosso, ingombrante, spesso inutile.
pellePellè rimase al Catania sei mesi, quindici presenze, zero gol. Nove volte su quindici venne sostituito, le altre sei subentrò dalla panchina. Non fu una stagione da ricordare per i rossoazzurri. La squadra si classificò dodicesima, molto lontana dai piazzamenti buoni per i playoff. Chi l’aveva visto allenarsi raccontava mirabilie. Doppiette, triplette, gol in sforbiciata. In campo però, non incideva. Nedo Sonetti, il suo allenatore dell’epoca, è sempre stato sicuro del suo valore. «Quando arrivai a Catania, acconsentì a prenderlo perché mi sembrava un giovane di belle speranze. Già allora le doti fisiche erano evidenti. Graziano ha la statura e la potenza del centravanti d’area. Quello che impressiona sono la tecnica e l’agilità. Il gol dell’altro ieri contro il Belgio non è facile come sembra, si rischia di mandare la palla ai piccioni. Lì c’è tutto Pellè».

pelle1Negli anni Graziano è cresciuto. Lentamente, ma in modo costante. Dopo il Catania, un anno e mezzo condito da sedici gol in serie B, prima a Crotone e poi al Cesena di Bisoli, che alla nazionale oggi impegnata in Francia ha dato anche Giaccherini, Parolo e Candreva. Un Europeo under-21 da protagonista in Olanda che gli apre le porte dell’Az di Alkmaar, dove vince un campionato agli ordini di Louis Van Gaal. Rimane lì quattro anni, ma segna poco. Quando gioca con i grandi, fatica. Dopo due anni tra Parma e Sampdoria, dov’era riserva dell’oggi partner d’attacco in azzurro Eder, torna in Olanda, stavolta al Feyenoord. A ventisette anni, è finalmente pronto. In due anni a Rotterdam segna cinquantacinque gol in sessantasei partite. Non vince nulla, ma ormai tenerlo fuori dal giro azzurro è dura. Negli ultimi due anni Pellè ha giocato nel Southampton, in Premier League. Ottanta presenze,Graziano Pellè_1 trenta reti. Globalmente due buone stagioni, nonostante la flessione degli ultimi mesi. Così Graziano è diventato un bomber d’esportazione. In serie A, il suo primo e finora ultimo gol risale al dicembre 2011, in maglia Parma contro il suo Lecce. «Se Graziano è diventato un grande giocatore fuori dall’Italia, la colpa è di chi qui non ha saputo aspettarlo», dice ancora Sonetti. Chi gli è vicino individua la chiave della sua crescita nella fiducia accordatagli in Olanda in tutte e due le sue esperienze. In Italia giocava a spizzichi e bocconi. In Eredivisie ha trovato la continuità. Rivederlo in Italia per il momento è difficile specialmente per motivi economici, anche se i contatti informali con club di serie A non sono mancati.

Nella nuova nazionale tutta muscoli e poco talento di Antonio Conte, salentino come lui, un attaccante che faccia a sportellate e apra gli spazi per gli inserimenti dei centrocampisti è fondamentale. «Qui in Italia, e mi riferisco in particolare alle esperienze al Parma e alla Sampdoria, Graziano doveva attaccare la profondità, cosa che nel nostro campionato viene richiesta a tutti gli attaccanti. Lui però è più bravo a distribuire palloni, a giocare per i compagni». Roberto Rizzo, pure lui di San Cesario di Lecce, è stato l’allenatore di Pellè ai tempi della primavera giallorossa. Rizzo ha un’idea precisa sul perché la classe del centravanti titolare dell’Italia sia emersa fuori dal nostro campionato: «In Olanda fanno un calcio più creativo, meno legato a certi concetti tradizionali. Sia all’Az che soprattutto al Feyenoord, Graziano ha potuto giocare secondo le sue caratteristiche». Pellè d’Olanda e poi d’Inghilterra. Oggi, finalmente, Pellè d’Italia.