Italia, dopo il 2-0 al Belgio. Trap: «Squadra camaleontica»


L’ex ct incorona Conte: «Gran lavoro, perfetto nelle sostituzioni e nella lettura degli avversari. Così si è consacrato a livello internazionale». Bonucci come Scirea? «No, Gaetano aveva un eclettismo particolare»


Difesa rocciosa, contropiede. L’Italia che ieri sera ha sconfitto nettamente il Belgio è una squadra prima di tutto italiana. Un grande regista basso che risponde al nome di Leonardo Bonucci, capace di lanci da oltre sessanta metri sui piedi dei compagni. Due punte di fatica, che attaccano la profondità e aprono spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Esterni rapidi, che faticano un po’ in copertura ma che se attaccano fanno male. Una squadra determinata, che per colmare le sue lacune tecniche ha scelto di correre e ringhiare a più non posso.

«A differenza di molti stranieri, noi italiani sappiamo partire con un sistema di gioco e poi fare delle correzioni in corso d’opera, Conte è maestro in questo». Gongola Giovanni Trapattoni, che applicando dalla panchina i dettami della vecchia scuola italiana ha vinto ventidue trofei.

trapattoni-italyTrapattoni, dove abbiamo vinto questa partita?

«Conte è stato bravo a spostare gli uomini da un lato all’altro del campo senza cambiare sistema di gioco. Mi riferisco in particolare alla posizione di Pellè, che andava a destra e poi a sinistra. Così si disorientano le difese avversarie».

Un’Italia capace di sfruttare i punti deboli degli avversari.

«La definirei camaleontica. Conte ha dimostrato di essere un tecnico di statura internazionale».

Talmente tanto camaleontica che alcuni giocatori sono sembrati persino fuori posizione. Darmian a sinistra, Giaccherini interno…

«Ma hanno fatto tutti bene. Il calcio italiano ha sempre prodotto giocatori capaci di adattarsi a qualunque situazione tattica, è la nostra forza».

L’inserimento di Giaccherini sul primo gol ricordava quelli di Vidal nella vecchia Juve di Conte.

«La partita è stata preparata benissimo, non negli ultimi tre giorni, ma a Coverciano. È lì che Conte ha fatto assimilare alla squadra i suoi concetti».

I nostri sembravano puntare alla vittoria con maggiore determinazione. 

«I giocatori italiani ripiegavano bene, raddoppiavano, non concedevano quasi nulla e aggredivano un avversario che andava aggredito».

Conte ha indovinato tutti i cambi. L’ingresso di Immobile è sembrato dare la spinta decisiva per la vittoria. L’allenatore belga Wilmots un po’ meno.

«Questo è da sempre il valore aggiunto dei tecnici italiani. Sappiamo non solo fare bene i cambi, ma anche fare accettare la sostituzione ai calciatori. Dietro c’è un preciso lavoro dell’allenatore».

In che senso?

«Le notti prima delle partite io giravo per le stanze a spiegare ai giocatori cosa avrei fatto il giorno dopo, comunicando a chi di dovere che a un certo punto sarebbe stato sostituito e perché. Così anche se non tutti accettavano le decisioni volentieri, almeno erano preparati».

Bonucci regista difensivo ricordava un po’ il suo Gaetano Scirea.

«Caratteristiche diverse, Scirea nasce mezzala e diventa libero, aveva un eclettismo particolare. Come lui, Bonucci è forte nel suo ruolo specifico ed è in grado di ricoprire altre posizioni, di impostare, di andare a fare gol. Gente così duttile è fondamentale in una squadra».