Cabala Europei: ora la Croazia fa paura


Dal 1992 in poi, ogni dodici anni gli Europei di calcio hanno avuto un vincitore a sorpresa. In un torneo senza schiacciasassi, sembra esserci spazio per un’altra outsider


I corsi e ricorsi storici, il ripetersi di certi fatti “non per puro caso ma in base ad un preciso disegno stilato della divina provvidenza”, diceva Giambattista Vico. Sono passati ventiquattro anni dal trionfo della Danimarca di Brian Laudrup e Peter Schmeichel agli Europei di Svezia. Dodici dal giorno in cui la Grecia sollevò il trofeo di campione d’Europa sotto il cielo di Lisbona, di fronte a decine di migliaia di tifosi portoghesi e alla nazionale di Figo, Rui Costa e di un giovanissimo Cristiano Ronaldo. Se il numero della cabala è il dodici e Vico era nel giusto, questa edizione degli Europei che si celebra nell’anno del Leicester di Claudio Ranieri potrebbe regalarci un vincitore inatteso.

Danish goalkeeper Peter Schmeichel celebrates his teams 1-0 win over Saudi Arabia in the group C match at the 1998 soccer World Cup between Saudi Arabia and Denmark at the Felix Bollaert Stadium in Lens Friday June 12, 1998. The other teams in group C are France and South Africa. (AP Photo/Rick Bowmer)

Nel 1992 la Danimarca arrivò alla fase finale del torneo per caso, complice lo sgretolamento della Jugoslavia, dove già infuriava il conflitto più sanguinoso mai visto in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale. Una risoluzione del consiglio di sicurezza dell’Onu aveva proibito alla nazionale jugoslava di partecipare ai campionati
che si sarebbero tenuti in Svezia. Messa alle strette, l’Uefa decise di ripescare la Danimarca del tecnico Richard Møller-Nielsen, che era giunta seconda alle spalle dei balcanici nel girone di qualificazione. Fu una cavalcata memorabile, che culminò nella vittoria a Göteborg contro la Germania campione del mondo, che per la prima volta dopo la catastrofe bellica si presentava unita a un grande torneo. Il sigillo su quella finale, che terminò due a zero, lo mise Kim Vilfort, che per tutto il torneo fece la spola con la Danimarca al capezzale della figlia malata di leucemia che morì poche settimane dopo.

grecia2La Grecia è storia recente. Una macchina tutta cuore e polmoni plasmata da Otto Rehhagel, l’ultimo tedesco che da quelle parti hanno voluto bene. Tante vecchie conoscenze del nostro campionato, da Vryzas a Dellas fino all’interista Karagounis. Il capitano era Theodoros Zagorakis, che dopo la vittoria e il quinto posto al Pallone d’oro se ne andò al Bologna. Il gol partita al Da Luz lo segnò Angelos Charisteas, che di fronte piena mise il pallone alle spalle di Ricardo. Il boato della folla, il premier Kóstas Karamanlís in ginocchio a mani giunte in tribuna autorità. L’ultimo ruggito di gioia di un Paese che un mese dopo avrebbe ospitato le Olimpiadi e che forse, allora, immaginava un avvenire sereno.

L’Europeo iniziato tre giorni fa è ricco di buone squadre, ma un vero dominatore sembra mancare. La Francia vista contro la Romania pare lontana dalla forma migliore. La Germania di ieri è apparsa quadrata, concentrata sull’obiettivo. In una parola, tedesca, ma non invincibile come la squadra che surclassò il Brasile nella semifinale mondiale di due anni fa a Belo Horizonte. La Spagna, che ha vinto le ultime due edizioni e che oggi ha sconfitto di misura la Repubblica Ceca, è un enigma. Alla nazionale di Del Bosque sembra essere venuta meno la spinta del Barcellona guardioliano, che aveva trasformato la Roja in un rullo compressore capace di vincere due europei e un mondiale in quattro anni. E poi c’è l’Inghilterra, eterna incognita, e noi, che presentiamo una squadra con tanta corsa ma indubbiamente con poco talento. Le nazionali storiche sono tutte qui, se si esclude il Portogallo di Cristiano Ronaldo che non parte con i favori del pronostico. E allora c’è spazio per una sorpresa, che potrebbe essere la Romania degli “italianI” Tatarusanu e Chiriches, che ha ben figurato contro la Francia nella partita inaugurale e che ha chiuso le qualificazioni senza mai perdere una partita. Meno probabile l’Albania di Gianni De Biasi, alla prima partecipazione in assoluto ma povera di talenti.

A far più paura di tutti è la Croazia di Ante Cacic, che ha sconfitto all’esordio la promettente Turchia con un gran gol di Luka Modric. Il regista fresco campione d’Europa con il Real Madrid è una delle gemme di una nazionale piena di talenti. Con lui in mediana ci sono i due interisti Brozovic e Perisic, insieme al centrocampista della Fiorentina Badelj e al blaugrana Ivan Rakitic. Il peso dell’attacco ricade interamente sulle spalle dello juventino Mario Mandzukic, che ha il compito di aprire le difese avversarie per favorire gli inserimenti da dietro. Ci sono tutti gli ingredienti perché Cenerentola diventi principessa il prossimo dieci luglio a Parigi. Come la Grecia, come la Danimarca.