Milano: Parisi c’è, ora i grillini possono lanciargli la volata


Sala ci prova: «Ci confronteremo con i 5 Stelle». Il candidato Corrado lo gela: «Io annullerò la scheda». E tra i nuovi leader milanesi c’è chi invece guarda al candidato di centrodestra: «Onesto, come Albertini»


Corrado, Sala e Parisi
Gianluca Corrado, Giuseppe Sala e Stefano Parisi

Sono 4938 voti in meno rispetto a Giuseppe Sala. Dallo staff di Stefano Parisi, giurano che qualche settimana fa avrebbero messo la firma per un risultato del genere. «Siamo partiti indietro nei sondaggi, siamo partiti in ritardo rispetto agli avversari e non avevamo l’endorsement di tutto il governo. Anzi, visti i risultati, meglio non aver avuto l’appoggio di Renzi». In una battaglia così aperta qualsiasi mossa può rivelarsi decisiva. In vista del 19 giugno, in palio ci sono due bacini elettorali: gli astenuti, mai così tanti a Milano (solo il 54,67% al voto) e gli esclusi dal ballottaggio. Ossia la sinistra radicale di Basilio Rizzo (giunta al 3,56%) e soprattutto il Movimento 5 Stelle, fermo con Giuseppe Corrado al 10,06%.

Corrado, 5 Stelle, per lui 52.376 voti
Corrado, 5 Stelle, per lui 52.376 voti

Il corteggiamento ai penta stellati è appena iniziato. Dal movimento fanno finta di non sentirci, affermano che «è impossibile riconoscersi nelle candidature gemelle dei due manager. Non daremo nessuna indicazione, sta a loro impegnarsi per conquistare uno a uno i nostri elettori. Che intanto hanno bocciato l’idea renziana di partito della nazione. Questo è sotto gli occhi di tutti». Fermo restando il confronto sulle idee e i progetti, emerge come «Parisi sia preferibile a Sala, è una persona migliore ed è vicina ad Albertini, che nel suo passato si è sempre mostrato corretto verso la città di Milano. Certamente non daremo indicazioni, né cerchiamo favori da ricambiare in futuro». Lo stesso Corrado ha tracciato immediatamente la linea: «Annullerò la mia scheda, scrivendoci sopra Beppe Grillo». In realtà in ballo ci sono i suoi 52.376 voti e Giuseppe Sala ha subito tentato l’abbordaggio: «Ci confronteremo con i Cinque Stelle, sono vicini alle nostre idee e mi aspetto che inviteranno a votare per chi è più vicino a loro». La caccia al volto è appena iniziata. Anzi appena ricominciata. E i Cinque Stelle milanesi fanno già trapelare la linea: «E’ un grande risultato anche a Milano, oltre a Roma e Torino. A Milano, con una campagna sovvenzionata unicamente dai nostri elettori, abbiamo preso gli stessi voti di Marchini nella Capitale. Un lobbysta dal budget sproporzionato».

Stefano Parisi, in bicicletta al seggio
Stefano Parisi, in bicicletta al seggio al primo turno

La Milano dei city manager, dopo Albertini, Moratti e Pisapia. L’unica certezza in vista del ballottaggio è questa, specialmente dopo i risultati del primo turno che hanno ridimensionato le ambizioni di Sala. E lanciato la rincorsa di Parisi: «La gente ha capito che il vero cambiamento siamo noi. Con Sala tanti assessori resterebbero uguali a quelli di Pisapia, che cinque anni fa prese 316 mila voti». Stavolta 224 mila per Sala. E la sconfitta per il centrosinistra nella battaglia per i Municipi, perdendone 5 su 9: «Con i problemi che ha Milano, bisogna essere capaci di parlare alle persone comuni» fanno notare dagli ambienti vicini a Parisi. «I voti presi in periferia dimostrano il nostro impegno, finalizzato alla città di Milano dopo aver unito un grande fronte, dalla Lega a Corrado Passera. Il resto lo ha fatto il suo entusiasmo e la sua creatività». Gli ingredienti giusti per Parisi nella scalata alla montagna che gli si era parata davanti al momento della candidatura. In piedi sui pedali, come al seggio. Sognando di alzare le braccia al traguardo.