Dopo il confronto: nella sfida tra i candidati manca Roma


I cinque partecipanti al faccia a faccia organizzato da SkyTg24 offrono ancora una volta lo spettacolo di una campagna elettorale povera di idee e priva di proposte ambiziose. Il duello più interessante è tra Virginia Raggi e Giorgia Meloni


«Raggi, vuole chiarire meglio l’idea della funivia? Si farà?» «Si, per le olimpiadi invernali…». Prima che la candidata Cinque stelle abbia il tempo di rispondere alla domanda del conduttore, Alfio Marchini piazza una battuta che la dice lunga sullo spettacolo andato in scena ieri sera su SkyTg24. Com’era prevedibile, gli altri quattro contendenti hanno cercato in ogni modo di mettere a nudo le insicurezze della candidata grillina, che per la prima (e ultima) volta ha accettato di affrontare i suoi avversari guardandoli negli occhi.

Diciamo subito che il confronto all’americana si presta poco alla dialettica politica italiana. I trenta secondi a disposizione per rispondere alle domande dovrebbero esaltare sintesi e chiarezza. Il risultato sono stati numerosi errori grammaticali (campione indiscusso Marchini) e luoghi comuni a iosa (si sono più volte nominati i famosi “poteri forti” o che dir si voglia “marci”).

combo candidati-U43040552767777uj-U43180625877573pOC-593x443@Corriere-Web-RomaÈ un altro spaccato di una campagna elettorale povera di spunti come se n’erano viste poche in passato. Anche ieri i grandi temi sono stati toccati solo di sfuggita, in maniera spezzettata e disomogenea. Sono mancate le domande dirette su cosa fare con le municipalizzate, disciolte tra i quesiti sulla mobilità e i rifiuti. Non si è parlato di turismo, fatto grave se si discute di Roma. Alla fine i candidati fanno a gara a chi è il più onesto. Ma presentare liste “pulite” in Consiglio comunale non è sempre una garanzia. Tra i cinque impresentabili, uno corre per una poltrona all’Assemblea capitolina a sostegno del “nuovo Spartaco” Dario Di Francesco, e quattro sono candidati al sesto municipio. Tra questi ultimi, due si trovano nella lista di Francesco Storace per Marchini.

I candidati, chi più chi meno, erano impegnati a parlare alla “pancia” della città. Che si sia partiti dalle buche, per poi snocciolare ricette più o meno credibili per ristrutturare il debito, è indicativo. Totalmente fuori luogo è sembrata la domanda sulle dichiarazioni dei redditi, così come la questione morale su cosa avrebbe fatto ciascuno dei partecipanti se fosse passato di fronte alla povera Sara Di Pietrantonio in fuga dal fidanzato assassino in via della Magliana.

Manca un disegno complessivo sul futuro della città, che deve capire cosa vuole essere per l’Italia, per l’Europa e per il mondo da qui a dieci anni. Fare piani a lungo termine, si sa, non scalda il cuore degli elettori. Ma questo a Roma è mancato e continua a mancare. Date le urgenze che impone una città commissariata, dove in questi giorni si celebra il processo a Mafia capitale, in cui i servizi scarseggiano e le casse piangono, è fisiologico che ci si concentri sui problemi quotidiani. Ma chi si propone di guidare la capitale deve dire se Roma dovrà puntare più sul turismo piuttosto che sul commercio o sull’innovazione tecnologica. I candidati si limitano a fare un pastone che li rende inevitabilmente insipidi. Il sondaggio proposto da Sky ai telespettatori alla fine della trasmissione dice che è la Raggi ad aver convinto di più. Il quarantatré percento ha preferito la candidata M5S, che stacca nettamente gli altri quattro. In seconda posizione si piazza Giachetti, col venti percento, seguito a ruota dalla Meloni col diciannove.

Foto Ufficio stampa SKY/LaPresse 31-05-2016 Roma - Italia Politica Confronto tra candidati sindaci al Comune di Roma trasmesso stasera su Sky TG24 HD Nella foto: Giorgia Meloni, Roberto Giachetti, Stefano Fassina, Alfio Marchini e Virginia Raggi DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALEù
Foto Ufficio stampa SKY/LaPresse

Giachetti vuole mostrare un’immagine seria e rassicurante, ma appare incapace di operare il cambio di passo. Quando ha la possibilità di affondare il colpo, rinfodera la spada. Rinuncia a mettere davvero in difficoltà Marchini sull’alleanza con Berlusconi, facendo una domanda bonaria alla quale l’istrionico costruttore risponde col sorriso. La Meloni sembra la più a suo agio. È televisiva, diretta e soprattutto picchia duro quando deve. E il bersaglio è la Raggi, in palese difficoltà quando la presidentessa di Fratelli d’Italia la attacca sui rimborsi dei parlamentari Cinque stelle. La candidata del Movimento dà l’idea di essere stata preparata a puntino da gente esperta. Rimarca ossessivamente la differenza tra lei e i “partiti” a cui gli altri appartengono, salvo poi andare in difficoltà quando le si fanno notare le recenti grane giudiziarie dei sindaci pentastellati. A un certo punto tira fuori il passato missino della Meloni per tentare di ribattere, strizzando l’occhio a sinistra. Ma la candidata “lepenista” non se ne vergogna affatto e la liquida in scioltezza. Globalmente, il duello più interessante è quello tra le due donne, che non si risparmiano le stoccate.

Marchini non si sa perché si sia messo in questa situazione. Sono finiti i tempi in cui l’abbraccio di Arcore portava dritti alla vittoria. Da quando Berlusconi è salito sul suo carro, il costruttore non ha fatto altro che perdere voti, mentre prima era dato come possibile vincitore. Di televisivo, Marchini ha solo la presenza. Durante il discorso finale legge molto, agitando il dito verso il perplesso telespettatore.

Fassina sembra poco a suo agio, si impappina, tira fuori termini complicati specie quando si parla di debito tradendo la sua natura di economista. Però appare genuino, e a differenza di Giachetti si rivolge ai poveri, agli emarginati. Alla fine, quando è il momento dell’ultimo appello al voto, dimostra di essere l’unico a guardare al di là dello steccato dentro cui si è svolta questa campagna elettorale. «Abbiamo parlato di buche, traffico, decoro ma non delle drammatiche condizioni sociali di cui soffre una grande parte di Roma. Il sindaco si deve occupare anche di questo e del livello allucinante di disuguaglianza sociale». Sì, qualcosa di sinistra.