Amministrative: chi sono i 5 impresentabili capitali


Secondo la Commissione antimafia, 14 candidati risultano impresentabili ai sensi della legge Severino. Tra questi, 7 a Battipaglia, 2 in Calabria. A Roma sono 5: Antonio Carone, Domenico Schioppa, Antonio Giugliano, Fernando Vendetti e Mattia Marchetti


 

 

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Dai sette re ai cinque impresentabili. Roma sceglie il nuovo sindaco, cinque giorni al voto, cinque nomi da appuntare e poi da cancellare: Antonio Carone, Domenico Schioppa, Antonio Giulgiano, Mattia Marchetti e Fernando Vendetti. Un nome. Almeno una condanna.

La commissione Antimafia ha terminato il suo lavoro di screening di 3275 candidati alle prossime amministrative: sono complessivamente 14 quelli considerati impresentabili in base alla legge Severino. Di questi, 7 a Battipaglia, 2 in Calabria e 5 a Roma ( 4 nel sesto municipio della Capitale). Un unico impresentabile nel consiglio comunale della Capitale: Mattia Marchetti.

Tutti proposti da liste civiche. Rosy Bindi, presidente della Commissione, ha spiegato che la relazione conclusiva del lavoro dell’Antimafia è stata approvata all’unanimità da tutta la commissione.

Partiamo con il primo. Antonio Carone, candidato della lista «Viva l’Italia». Ha collezionato 8 condanne definitive. Una di queste per ricettazione, per una pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione e 900 euro di multa. Dal provvedimento di cumulo della Procura di Verona, la pena complessiva da scontare per lui, e poi espiata, è stata determinata in 6 anni, 10 mesi e  20 giorni. Risultato: insindacabile ai sensi dell’articolo 10 della legge Severino. Dario di Francesco, il suo candidato sindaco lo difende: « E’ un invalido che ha avuto molti problemi, ma poi ha cambiato vita».

Impresentabile numero due: Mattia Marchetti. Candidato al Consiglio comunale della lista «Lega centro» per Giovanni Salvini, è stato condannato per tentata estorsione. A questo si aggiunge la detenzione e il porto di armi». Il processo in cui è coinvolto è in fase dibattimentale. L’udienza è fissata per il 14 novembre 2016. Nel suo caso è il codice di autoregolamentazione a tagliarlo fuori dalla lista. Codice votato a tutte le forze politiche della Commissione antimafia.

Arriviamo a Antonio Giugliano e Fernando Vendetti, condannati in primo grado per tentata estorsione. Candidati nella lista del VI Municipio a sostegno di Francesco Storace, segretario del La Destra. È stato proprio lui a chiedere ai due candidati di fare un passo indietro, nonostante facciano parte di liste civiche, che non aderiscono al codice di autoregolamentazione dei partiti.

Altra lista, altra condanna. Domenico Schioppa, si presenta con  “Iorio sindaco”. Lui è stato «prima arrestato in flagranza e poi condannato, in primo grado, con il rito abbreviato, alla pena di anni 2, mesi 4 di reclusione ed euro 400 di multa, per detenzione di armi». Per lui l’udienza di appello è prevista per il prossimo 12 ottobre 2017. Sospeso ai sensi della legge Severino.

Ci sono anche casi al limite. È il caso di Simone di Stefano, candidato a sindaco di Cosapound a Roma, di cui la Commissione non fa il nome. È facilmente identificabile con il candidato a sindaco «tratto in arresto in flagranza per il delitto di furto aggravato nel dicembre 2013». Si tratta di candidati che, pur non risultando tecnicamente incompatibili con la candidatura, presentano situazioni giudiziarie alle spalle. Restano dubbi che il loro profilo «sia consono alla carica pubblica che aspirano a ricoprire». Ma ci sono casi non ancora  identificabili, di una candidata «coniugata con un avvocato, attualmente ristretto in carcere», condannato a 9 anni e messo di reclusione per «concorso in corruzione e partecipazione ad associazione mafiosa». E ancora del candidato che «risulta imparentato con un soggetto a sua volta indicato come appartenente al clan Gallace della ‘ndrangheta».

Mancano 5 giorni alle amministrative della Capitale. Una volata di candidati. E di condanne.