«Il giorno nero di Israele», il falco Liberman alla Difesa


Il Knesset vota la fiducia al rimpasto di governo «il più conservatore della storia». Le preoccupazioni del Dipartimento Usa e delle cancellerie occidentali


timthumb.php«Un giorno nero per Israele». Così Haaretz saluta la nomina di Avigdor Liberman al ministero della Difesa israeliano. Il controverso leader del partito di estrema destra Yisraeli Beiteinu ha incassato la fiducia del Knesset con 55 voti a favore contro 43 contrari. Le dimissioni del ministro della Difesa Moshe Ya’alon, lo scorso 20 maggio, in polemica con le posizioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu e la risicata maggioranza parlamentare del governo in carica avevano spinto il primo ministro ad aprire dei negoziati per la formazione di un governo di coalizione con HaMaḥane HaẒioni di Isaac Herzog. Naufragati i negoziati con il partito di centro-sinistra, Netanyahu ha rotto gli indugi, raggiungendo un accordo con Liberman, il ministro della difesa di freschissima nomina, il cui partito conta cinque deputati al Knesset. L’annuncio dell’accordo con Yisraeli Beiteinu aveva sollevato un vespaio di polemiche su più fronti, provocando le dimissioni in segno di protesta del ministro dell’Ambiente Avi Gabai, proveniente anche lui da un partito religioso. L’ex ministro della difesa Ya’alon ha dichiarato che «elementi estremisti e pericolosi… hanno conquistato Israele e il Likud». Gelo anche da parte della comunità internazionale e in particolare del Dipartimento di Stato americano che ha espresso profonda preoccupazione per la scelta di nominare Lieberman alla Difesa. Il portavoce del Dipartimento di Stato Mark Toner non ha menzionato Liberman, ma alludeva a lui quando ha detto che la nuova coalizione guidata da Netanyahu potrebbe essere il «governo più conservatore della storia di Israele».

Pericoloso estremista per alcuni, opportunista pragmatico per altri, Liberman si è conquistato nel tempo la dubbia fama di falco della politica israeliana per la sua opposizione ai processi di pace con la Palestina. Nel 1998 Liberman si sfilò dal Likud in contrasto con l’appoggio del partito agli accordi di Oslo. Sei anni più tardi il leader di Ysraeli Beiteinu uscì dal governo di Ariel Sharon reo di aver adottato il piano di disimpegno unilaterale israeliano volto a rimuovere tutti gli insediamenti israeliani presenti nella striscia di Gaza e in alcune città della Cisgiordania. Nel 2008 poi il neo ministro della Difesa fece mancare il suo sostegno al governo di coalizione di Ehud Olmert per sabotare il processo di pace lanciato in occasione della conferenza di Annapolis, fortemente voluta dall’amministrazione americana. Senza contare le numerose provocazioni del leader di Yisraeli Beiteinu che ha più volte sbandierato la sua volontà di bombardare Ramallah e la diga di Assuan in Egitto, nonché quella di affogare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto. Da ultimo, Liberman è tornato ad attaccare Ismail Haniyeh leader di Hamas, minacciandolo di morte se non avesse consegnato le spoglie di alcuni soldati israeliani entro 48 ore. Politico sanguigno espressione di una destra religiosa, ideologica e sionista, Liberman non preoccupa solo per il suo passato, ma anche per la scelta di destinarlo alla Difesa, un ministero finora controllato dalla giunta militare che ha contribuito a contenere derive violente e guerrafondaie propugnate da politici poco pragmatici. Il timore è che dietro la nomina del falco israeliano alla Difesa vi sia anche la volontà di Netanyahu di politicizzare il ministero e di ridurre l’influenza dell’apparato militare, spazzando via ogni elemento di opposizione ad un’eventuale recrudescenza delle politiche di repressione nei confronti dei vicini palestinesi.

Per placare le perplessità di Oltreoceano, il neo ministro della Difesa ha tenuto una conferenza a margine del voto di fiducia del Knesset in cui si è detto favorevole all’Iniziativa di Pace Araba rimarcando gli «elementi positivi che consentono un dialogo serio con tutti i negoziatori nella regione». Con un giro di valzer tanto eclatante rispetto al suo passato politico quanto prevedibile, Liberman ha, poi, ringraziato il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi per il suo appello lanciato a inizio maggio per intraprendere dei significativi passi in avanti nel processo di distensione tra Israele e Palestina. «Le parole del presidente al-Sisi sono molto importanti perché hanno creato un’autentica opportunità nel processo di pace. Da parte nostra dobbiamo accettare la sfida» ha proseguito Liberman. Il dr. Jekyll e Mr. Hyde israeliano non sembra però aver convinto le cancellerie occidentali che continuano a guardare con sospetto alla mossa di Netanyahu che rischia di esacerbare ancora di più le tensioni in Medio Oriente e paradossalmente espone ancor più Israele al rischio di venire spazzata via dalla carta geografica.